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Miscellanea Articoli miscellanea JOHN WILLIAMS - Stoner
 

JOHN WILLIAMS - Stoner JOHN WILLIAMS - Stoner

stonerPubblicato per la prima volta nel 1965, questo terzo romanzo dell'americano John Williams (1922-1994) non ricevette all'epoca la giusta considerazione, finendo in una sorta di limbo, anticamera di un definitivo oblio, nel quale ha davvero rischiato di perdersi e svanire per sempre. Nei quasi cinquant'anni successivi, invece, un lento, ma costante, quasi inesorabile, passaparola tra i lettori, ne ha permesso una nuova pubblicazione, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, attraverso la Francia, e infine in tutto il mondo, facendolo diventare un vero e proprio caso letterario. In Italia è approdato all'attenzione degli appassionati di narrativa un paio d'anni fa, grazie agli sforzi della casa editrice Fazi, e non ha più smesso di fare notizia. "Stoner" racconta di una vita normale, quotidiana, qualunque, anche malinconica, straziante, in molti momenti ai limiti del comprensibile e del condivisibile. Una vita apparentemente priva di interesse, talmente spicciola, monotona e noiosa viene presentata, e a poco a poco solo capace di sfuggire via; eppure così profondamente intrisa di tutto ciò che di umano ci appartiene, come le domande sul senso dell'esistenza, sul che cosa significhi amare, sull'amicizia, sull'inevitabile confronto con la morte. Perché "Stoner" è semplicemente la trasposizione su carta di un'esistenza (appunto), "insignificante" come quella di ognuno, ma quanto significativa invece. La storia di un povero contadino del Missouri, che negli anni '10 del '900 finisce, quasi fortuitamente, per diventare uno scrupoloso, anche se non brillante, professore universitario di inglese e letteratura inglese presso l'Università del Missouri, nella cittadina di Columbia, dalla quale non si allontanerà mai, salvo che in un solo fugace momento. Un docente dagli spiccati interessi filologico romanzi, con una particolare predilezione per l'epoca medioevale, e lo studio dell'influenza della tradizione latina nella letteratura inglese rinascimentale. In Università, con il ruolo di ricercatore, e non di professore ordinario, Stoner, non un uomo senza qualità, incapace di darsi indirizzo, come quello tratteggiato da Robert Musil, resterà tutta la vita, trovandovi un rifugio appena confortevole, nonostante la sua passione per gli studi, ma sicuro dalle inaffrontabili (per un carattere mite, schivo e ostinato come il suo) turbolenze della cruda realtà, compreso il precipitare del mondo in due violentissime guerre mondiali. Gli stenti e le fatiche della gioventù nella fattoria dei genitori, gli anni degli studi all'Università, un matrimonio cercato, ma subito infelice con la moglie Edith (personaggio tragico e ridicolo, sul quale forse bisognerebbe scrivere un altro romanzo), l'insegnamento, la vita professionale universitaria, non priva di ostacoli, gli affezionati studi, le appassionate ricerche, l'amore inaspettato con una più giovane insegnante (vero e proprio riscatto di un'intera esistenza), profondo, intenso, autentico, tenero e sensuale, e però breve, perduto nelle nebbie dell'impossibile, l'amore per un figlia, Grace, che non si è saputa proteggere, il sopraggiungere della malattia, la morte, descritta in modo vivido, reale, struggente, commovente, ma al contempo rasserenante e sognante, come se abbandonare questo mondo possa davvero significare semplicemente il fatto di accettare (senza opposizione) di lasciarsi andare. Queste le tappe della vita di William Stoner, che John Williams ripercorre con uno stile semplice, essenziale, quasi trasparente, minuto, nel senso di concreto, asciutto, rigoroso, realista, fondato su una pacata e mirabile eleganza. La profondità e la sensibilità con le quali l'autore racconta, mette a fuoco e delinea, sempre con rispetto, la vita di Stoner, senza il supporto dell'introspezione psicologica (un vuoto o meno che può lasciare spazio all'indagine intertestuale), sono trasmesse con una leggerezza ed una grazia stilistica difficilmente comparabili, attraverso pagine che appaiono letteralmente animarsi sotto gli occhi del lettore. Sono davvero poche le parole fuori posto in questo romanzo, il cui nitore narrativo, l'intensa e matura limpidezza, sembrano avvicinarsi a livelli di perfezione. In tutto questo risiede la sua grandezza, nella capacità, attraverso una scrittura pressoché impeccabile, di restituire la vita stessa, conferire valore e dignità alla fatica che ognuno di noi compie per stare al mondo, per affrontarlo. Al di là dell'evocazione dell'immaginario, è forse questo oggi il compito più stringente e necessario che la letteratura ha il dovere di assolvere. Resistenziale e poetico. (Marco Maiocco)

Fazi Editore, 2012

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