Chiunque volesse familiarizzare con argomenti cruciali e spinosi come il concetto di musica popolare, tradizione, di festa paesana come residuale luogo antropologico per eccellenza - occasione di incontri, danze e sonate - può senz’altro partire da questo U Sonu – La danza nella Calabria Greca. Il libro, ad opera del musicista, musicologo e antropologo Ettore Castagna, edito da Squilibri, è un breve splendido saggio ad intento divulgativo che indaga con sensibilità sulla musica tradizionale della Calabria, in particolare di quella parte d’Aspromonte ancora strettamente influenzata, almeno fino ai primi del novecento, dagli antichi fasti della Magna Grecia: da qui Calabria Greca, con paesi che per molti secoli hanno conservato la lingua greca o elaborato dialetti di chiara derivazione ellenica. Con un raro equilibrio tra sensibilità antropologica ed etnomusicologica, Castagna ci trascina nel mondo dialettale di Cardeto nella Valle del sant’Agata: la culla del sonu a ballu, la sonata per il ballo.
Ci racconta di zampognari, ballerini, suonatori di organetto e tamburello, sonate dal classico andamento ternario, di musica e danza come elementi inscindibili di una rappresentazione che è specchio metaforico dei rapporti e delle usanze all’interno della comunità: un rito esoterico dai precisi significati simbolici. Non uno spettacolo, quindi, niente che si possa trasportare su un palcoscenico (se non con delle forzature), ma un cruciale momento relazionale a cui tutti partecipano in eguale misura, sempre rispettando tempi e ruoli ben definiti. È la fondamentale differenza tra musica di intrattenimento, tipica dell’ ”evoluto” occidente, e musica d’uso, al servizio della comunità e della sua quotidianità. Nonostante l’odierna capacità dei media di diffondere capillarmente ogni tipo di prodotto, si tratta ancora della distanza che separa il popular dal folk o, detto all’italiana, dal popolare. Il libro è appassionato e con pochi accenni sfata anche alcuni miti o equivoci della tradizione ormai antichi: l’edulcorata tarantella come danza nazionale del sud a coprire tutte le significative differenze e gli importanti particolarismi, un po’ come è successo in Brasile con il samba. E però, pur trattandosi di tradizione inventata o costruita, prima in epoca assolutista e poi rimpolpata in quella fascista, tale deve essere considerata, vista la mole di sedimenti accumulata nel tempo. Tutto questo ovviamente senza dimenticare le reali condizioni e i modi (vedi il sonu a ballu) in cui la musica popolare del nostro meridione si è sviluppata ed è vissuta. Accompagna il libro uno splendido documento: un cd con registrazioni sul campo in grado di far parlare lo spazio sonoro e catturare l’assoluta autentica spontaneità con cui nasce una sonata a ballo. (Marco Maiocco)
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