Berry Gordy fonda la Tamla Motown nel 1959 con l’obiettivo di produrre “The sound of young America”. Il progetto è ambizioso, soprattutto perché sottintende che sia la black music a incarnare questo sound; ma l’etichetta di Detroit (la storia della musica nera passa attraverso le città degli States, ognuna con il suo suono ben definito) riesce nell’intento di trasformare il rhythm and blues in una musica buona anche per i bianchi. Il suo principe incontrastato è Marvin Gaye: la voce chiara e sensuale riecheggia Sam Cooke e nel 1968 “I Heard Through The Grapevine” straccia ogni primato di vendita. Ma in piena era nixoniana il regno dorato del soul comincia ad andare stretto al ragazzo di Washington: il Vietnam, le tensioni razziali, le prime istanze ecologiste lo portano a interrogarsi su quello che sta accadendo. Gordy all’idea di un concept album su questi temi probabilmente impallidisce, non è d’accordo. Ma Gaye è deciso: nel gennaio del 1971 esce il singolo che darà il titolo all’album; a marzo, in tre frenetiche e ispirate sedute con i Funk Brothers, la formidabile ‘house band’ della label, il disco è pronto: diventerà uno degli album fondamentali della storia del rock. Nove canzoni legate come una sorta di suite - in cui spiccano oltre a “What’s Going On”, “Mercy Mercy Me” e ”Inner City Blues” - in cui affiorano i suoni della strada e un canto più essenziale e ‘cool’. Il successo è immediato e a trent’anni dalla pubblicazione il disco resta un’opera profondamente innovativa e anticipatoria che segna però la fine di un’epoca. Il soul prenderà altre strade, verso il funky, la disco e poi il rap, raggiungendo New York e Los Angeles, dove non a caso si trasferirà la Motown nel 1972 perdendo per sempre la sua identità. (Danilo Di Termini)
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MARVIN GAYE - Whats going on (Motown 1971)
MARVIN GAYE - Whats going on (Motown 1971) Hot
Berry Gordy fonda la Tamla Motown nel 1959 con l’obiettivo di produrre “The sound of young America”. Il progetto è ambizioso, soprattutto perché sottintende che sia la black music a incarnare questo sound; ma l’etichetta di Detroit (la storia della musica nera passa attraverso le città degli States, ognuna con il suo suono ben definito) riesce nell’intento di trasformare il rhythm and blues in una musica buona anche per i bianchi. Il suo principe incontrastato è Marvin Gaye: la voce chiara e sensuale riecheggia Sam Cooke e nel 1968 “I Heard Through The Grapevine” straccia ogni primato di vendita. Ma in piena era nixoniana il regno dorato del soul comincia ad andare stretto al ragazzo di Washington: il Vietnam, le tensioni razziali, le prime istanze ecologiste lo portano a interrogarsi su quello che sta accadendo. Gordy all’idea di un concept album su questi temi probabilmente impallidisce, non è d’accordo. Ma Gaye è deciso: nel gennaio del 1971 esce il singolo che darà il titolo all’album; a marzo, in tre frenetiche e ispirate sedute con i Funk Brothers, la formidabile ‘house band’ della label, il disco è pronto: diventerà uno degli album fondamentali della storia del rock. Nove canzoni legate come una sorta di suite - in cui spiccano oltre a “What’s Going On”, “Mercy Mercy Me” e ”Inner City Blues” - in cui affiorano i suoni della strada e un canto più essenziale e ‘cool’. Il successo è immediato e a trent’anni dalla pubblicazione il disco resta un’opera profondamente innovativa e anticipatoria che segna però la fine di un’epoca. Il soul prenderà altre strade, verso il funky, la disco e poi il rap, raggiungendo New York e Los Angeles, dove non a caso si trasferirà la Motown nel 1972 perdendo per sempre la sua identità. (Danilo Di Termini) Recensione Utenti
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