Dopo tre dischi e prima che Nucleus diventasse una sigla buona per identificare qualunque progetto, Carr pubblica a suo nome "Belladonna", lp contraddistinto dall’esemplare suono del piano Fender (in questo caso di Dave McRae), con Alan Holdsworth alla chitarra (bellissimo il loro duetto in “Remadione”), Brian Smith ai sassofoni, Roy Babbington al basso, Clive Thacker alla batteria, con l’aggiunta di Trevor Tomkins alle percussioni e Gordon Beck al piano in alcuni brani. Un orientaleggiante inizio all’unisono di tromba e basso introduce il brano che da titolo al disco, per poi sfociare in un classico riff seguito da un assolo di Carr finemente intrecciato con gli altri strumenti. Sulla struttura blues di “Summer rain”, secondo e conclusivo brano dell’originale lato A, sono invece la chitarra di Holdsworth e il Fender di McRae a ergersi a protagonisti. Quattro i brani della seconda facciata, in cui le influenze davisiane sono ancora più scoperte; e nonostante Brian Smith non sia né John Coltrane, nè Wayne Shorter, la piacevole sincerità dei suoi assoli contribuisce alla riuscita di un progetto ambizioso, ma estremamente elegante, sapientemente orchestrato e straordinariamente riuscito. (Danilo Di Termini)
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IAN CARR - Belladonna (Vertigo 1972)
IAN CARR - Belladonna (Vertigo 1972) Hot
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