Nonostante il fastidioso vento che spazzava il palco e le continue partenze dei vari traghetti per le isole, l’Arena del Mare si conferma un ottimo scenario per la musica jazz; qui si è svolta la serata finale del Gezmataz Festival & Wokshop che coincideva con l’unica data italiana dell’Esbjörn Svensson Trio o EST, come è più giusto chiamare questo gruppo assai affiatato e in attività da poco meno di quindici anni. Il cospicuo successo del gruppo deriva dall’efficace misto di innovazione e tradizione che caratterizza i loro dischi e concerti. L’utilizzo dell’elettronica da parte del contrabbassista Dan Berglund, fa sì che il suo strumento sconfini spesso nel range di una chitarra elettrica o di una tastiera, con effetti a volte stranianti ma per lo più coinvolgenti e originali; anche il pianoforte di Svensson è a talvolta trattato con ‘aggeggi’ elettronici, ma con minore frequenza e impatto; il batterista Magnus Öström, al contrario, percuote con grande energia il suo kit arricchito di pochi ninnoli ‘etnici’ utilizzati per fornire colore ed enfasi.
La proposta musicale, dunque, si orienta sul costante dialogo tra i musicisti nella tradizione del trio jazz (perché di questo si tratta nonostante gli elettro-trucchi) e funziona grazie all’indubbia coesione tra le parti e la bontà del materiale, in gran parte tratto dall’ultimo ‘Tuesday Wonderland’. Le sonorità prog insinuate da alcuni recensori fanno capolino in alcuni momenti dove il contrabbasso trattato accenna cadenze frippiane, mentre alcune stralunate introduzioni rumoristiche, se pur brevi, non sembrano particolarmente utili se non come stacco atmosferico tra un brano e l’altro. Il pubblico genovese, attento e competente come sempre, ha riservato una grande accoglienza al trio svedese ed è stato gratificato da due lunghi, apprezzati, bis. (Fausto Meirana)
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