Radio Disco Club 65

Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, nuova settimana per Free Fall – Jazz in caduta libera. Staremo insieme per un'ora circa ma ovviamente tutti i post rimarranno sempre disponibili su questa pagina Facebook e dalla fine della puntata sul sito di DiscoClub.

In questa puntata ascolteremo: Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie.

Io sono Danilo Di Termini e come al solito cominciamo con una novità. Da qualche tempo jazz inglese è tornato al centro dell'attenzione con una nuova ondata di talenti. Tra questi c'è il pianista Ashley Henry che qualche mese fa ha pubblicato il suo primo album intitolato Beautiful Vinyl Hunter. Nel jazz di Henry, che molti puristi esiteranno a definire tale, convivono molti generi, beats, hip hop, punk addirittura. Un buon esempio è questa traccia in cui colpiscono i featuring di Keyon Harrold alla tromba e gli interventi vocali di MC Sparkz: Between the Lines.

Un altro esempio di questo nuovo movimento britannico (peccato siano fuori dall'Europa!) sono i Kokoroko che per adesso hanno inciso solo un paio di EP. Sono otto giovani musicisti inglesi, tra cui spiccano la band leader, la trombettista Sheila Maurice-Grey, la sassofonista Cassie Kinoshi e la trombonista Richie Seivwrigh. Il loro riferimento musicale è sicuramente l'afrobeat, Fela Kuti su tutti, ma riaffiorano continuamente anche tracce della tradizione jazz e funk. Kokoroko, in lingua urhobo (dialetto nigeriano) significa "essere forti". Vediamoli e ascoltiamoli in Colonial Mentality

Anche oggi il bollettino dei musicisti scomparsi a causa del Covid 19 deve purtroppo aggiornarsi: è deceduto a soli 64 anni Hal Willner, grandissimo produttore americano. Oltre ad essere stato il coordinatore musicale del Saturday Night Live, produttore per Marianne Faithfull e Lou Reed, Willner è famoso per aver assemblato cast di artisti per tributi che dovrebbero trovarsi negli scaffali di ogni appassionato di musica. Mi riferisco alle riletture delle opere di Thelonious Monk, Charles Mingus o Kurt Weill, affidati ad artisti di primissimo piano, da John Zorn a Tom Waits, da Lou Reed a Bill Frisell. Il primo di questi tributi fu nel 1981 Amarcord Nino Rota, dedicato alla musica da film del compositore italiano. Scegliamo un brano eseguito dalla Carla Bley Band che comprendeva all'epoca Steve Swallow, David Sharpe, Joe Daley, Arturo O'Farrill, Gary Windo, Gary Valente, Michael Mantler, Earl McIntyre oltre che la leader alla conduzione e all'arrangiamento del tema tratto da 8½.

Salutiamo Hal Willner e rimaniamo nel meraviglioso mondo di Federico Fellini con uno dei pianisti italiani più affermati, anche (o forse soprattutto?) all'estero e sto parlando di Enrico Pieranunzi. Tra i suoi innumerevoli dischi - difficile sceglierne uno, sono tutti bellissimi – c'è anche un omaggio al regista di Rimini che si intitola proprio Fellini Jazz-Amarcord. Registrato dal vivo a Roma nel 2003 con una band stellare che comprendeva Charlie Haden al contrabbasso, Paul Motian alla batteria, Kenny Wheeler alla tromba, Chris Potter al sax.

Un altro pianista che ci piace molto è che da sempre è molto attento al mondo della celluloide (ma c'è ancora qualcuno che parla così?) è Antonio Zambrini. Anche lui ha dedicato un album alla musica di Nino Rota, ma uno dei suoi ultimi lavori è invece sulla musica di Pinocchio del grande Fiorenzo Carpi. Noi lo ascoltiamo invece in un altro Pinocchio, quello disneyano, con la reinterpretazione di When You Wish Upon A Star con Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Manu Roche alla batteria.

Abbiamo trovato un filone e non lo abbandoniamo così presto: andiamo da Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori di musica tout court e non solo di colonne sonore. Lo ascoltiamo nella rilettura di un grandissimo trio, quello di Pat Metheny con Christian McBride e Antonio Sanchez in un'esibizione dal vivo al bel festival Jazz in Marciac del 2003. Il tema è talmente famoso che quasi non la presenteremmo: Nuovo Cinema Paradiso

Antonio Sanchez non poteva non condurci ad uno dei più bei film del 2015 e cioè Birdman di Alejandro González Iñárritu, vincitore di ben 4 premi Oscar. La cosa curiosa è che Sanchez non potè entrare in nomination perché la sua musica originale fu ritenuta una "non colonna sonora". Infatti il batterista messicano appariva nelle scene di raccordo del film improvvisando con la sua batteria.
Vediamo come ha lavorato per quel film insieme al regista suo connazionale.

Torniamo da Pat Metheny per ascoltarlo anche come autore di colonne sonore. Nel 1985 scrive, insieme a Lyle Mays, le musiche per Il Gioco del Falco di John Schlesinger con Sean Penn. In un brano che diventa un singolo di grande successo fa ricorso addirittura alla voce di David Bowie. Prima di ascoltare This is Not America vi ricordiamo che Free Fall con Danilo Di Termini torna giovedì e che oggi hanno suonato per noi Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie. Alla prossima, ciao.

Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e benvenuti ad una nuova puntata di 'Blue Morning', l'ormai consueta circumnavigazione della musica nera in tutta la sua ampiezza, con come nocchiero il sempre vostro Dario Gaggero (che fa anche rima).
Oggi cominciamo con un artista che mi è molto caro: Wynonie Harris.
Shouter atipico per aspetto e vocalità (con un caratteristico timbro sabbioso come peculiarità più evidente) fu tra quelli che nella prima metà degli anni '50 preparò la strada alla nascita del rock'n'roll.
Questa è la sua 'Good Morning Judge' (1952):


Little Willie Anderson sarà un nome che non vi dirà molto, temo: Little Walter lo aveva 'assunto' come autista tuttofare (e occasionalmente come sostituto più o meno lecito in date 'minori').
Conoscendo il personaggio non deve essere stato un lavoro facile...
Accompagnato da un gruppo di veterani di Chicago ha inciso il valido 'Swingin' the Blues' nel 1979, nel quale mette in mostra interessanti doti come armonicista (ovviamente) e cantante.


Jimmy Dawkins è emerso dalla scena dei club del West Side di Chicago alla fine degli anni '60, con un uso spregiudicato del plettro e una proposta che si poteva paragonare a quella di contemporanei come Magic Sam e Otis Rush.
Questa 'Night Rock' è tratta dal suo primo album su Delmark, 'Fast Fingers' (1969)


Taj Mahal non ha mai avuto paura di sperimentare e lo ha dimostrato nel corso di una carriera lunga e tortuosa che lo ha visto passare dal blues acustico più ortodosso a commistioni sempre più audaci con musiche di diversa origine (latina, africana, caraibica...). Questa 'Satisfied and Tickled Too' (1976) è una ardita interpretazione reggae della 'I'm Satisfied' di Mississippi John Hurt e riesce a mio avviso a restituire il senso di pace e serenità del bellissimo brano originale.


E' stato una sorta di Gangsta Bluesman e ha raccontato la sua colorita carriera di magnaccia/musicista e dei suoi prevedibili inconvenienti (prigione compresa) nel documentario 'American Pimp'.
Da un lato è un peccato che se ne sia parlato solo per ragioni extra-musicali perché Fillmore Slim ha inciso album interessanti (e pare sia stato mentore di un giovane Rick Estrin).
Questa 'Jack You Up' è tratta da 'The Legend of Fillmore Slim' (2006)


Dal profano al sacro: nativa dell'Alabama e dallo stile evidentemente debitore del gospel, Mitty Collier incise diversi singoli di moderato successo per la Chess Records nel corso degli anni '60 per poi abbandonare le scene improvvisamente a causa di complicazioni alle corde vocali.
Tornò a cantare negli anni '70, scegliendo di tornare alle radici e di dedicarsi esclusivamente alla musica e alla predicazione religiose.
La sentiamo nel suo brano più famoso, 'I had a talk with my man last night'.


Ray Charles lo conoscete senz'altro tutti.
Per amor di brevità basterà ricordare come sia stato un pioniere della fusione tra rhythm and blues, gospel e ritmi latini, influenzando un po' tutti – dal nascente soul al merseybeat - con i suoi numerosi successi su Atlantic (i suoi primi lavori erano ispirati invece ad un jazz moderato, à la Nat King Cole).
Fu anche uno dei primi a miscelare in maniera convincente blues e country con i suoi due LP 'Modern Sounds in Country and Western Music'.
Insomma, un Genio (l'aveva mica già detto qualcuno?


Ha raccontato tante di quelle versioni della sua vita che non ci si capisce niente: ha davvero ucciso l'amante della moglie facendo perdere le sue tracce nel 1938, dopo aver inciso i suoi primi dischi per la Vocalion?
Ed è per quello che non se ne è più saputo niente sino a più di vent'anni dopo?
E si chiamava davvero John Henry Barbee (come sembra confermare un documento degli anni '30) oppure il suo vero nome era George William Tucker, come affermava negli anni '60?
Mistero.
Godetevi la sua 'I ain't gonna pick no more cotton'


Lloyd Glenn ha passato la prima parte della sua carriera lavorando come produttore e sessionman in California (producendo tra le altre alcune celebri session di Lowell Fulson) e si è dedicato ai concerti dagli anni '70 in poi, accompagnando in Europa Champion Jack Dupree e Big Joe Turner ed esibendosi anche come solista . Questa sua pregevole 'After Hours' è stata registrata in Francia nel 1977.


Vi sarete forse accorti che cerco di mettere almeno un brano doo-wop (o similare) a puntata.
Direttamente dal Connecticut oggi è la volta dei Crowns e della loro accattivante 'Possibility':


Titolare di un album in coppia con il 'nostrano' Rudy Rotta nel 1990, la Chicagoana Karen Carroll ha raggiunto la sua maturità espressiva nei lavori pubblicati dalla Delmark nella seconda metà della decade.
Questa 'Can't Fight the blues' è tratta da 'Talk to the Hand' (1998)


Ed è proprio Rudy Rotta l'artista italiano del giorno! Veterano di Festival nazionali e internazionali (Montreux, Sanremo Blues, Pistoia...) ha esplorato i confini del blues collaborando a più riprese con nomi di assoluto rilievo (uno su tutti: Brian Auger) e rivisitando a suo modo anche classici del rock.
Purtroppo ci ha lasciati troppo giovane.
Eccovi una sua versione della classica 'My Babe', con la quale vi saluto.

A presto,

Dario.


La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Buona Pasqua a tutti per questa puntata di Natale di "La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio". Perplessi? La spiegazione del giochino 'concettuale' (courtesy of Giancarlo Balduzzi) è semplice. Oggi è Pasqua, ma fra due giorni festeggerò il mio sessantesimo giorno natale, quindi...
Dunque ho deciso (previa autorizzazione di Giancarlo Balduzzi, vera star della giornata, come vedrete) di raccontare in questa puntata la mia storia come ascoltare di musica e acquirente di dischi. Inevitabile che questa storia abbia incrociato sovente Discoclub e... Giancarlo Balduzzi. Partiamo con la sigla che, per l'occasione, viene affidata a un brano tratto da un disco tuttora amatissimo, Bryter Layter di Nick Drake. Lo comprai nel 1975 o nel 1976, non so, ma so di sicuro che era sabato pomeriggio di un giorno nuvoloso di autunno o primo inverno (il sabato pomeriggio si andava sempre da Discoclub). E ricordo benissimo che uscito dal negozio andai in un posto per nulla rock'n'roll: chiesa di Cristo Re a Sampierdarena ad aspettare la mamma all'uscita dalla messa. D'altronde i soldi per il disco me li aveva dati lei. E con questo, l'Acqua Santa ha già vinto la puntata pasquale e 'natalizia'. Come è giusto che sia.

NICK DRAKE – FLY

LEONARD COHEN – SEEMS SO LONG AGO, NANCY
Procediamo in ordine cronologico. Il primo vinile di cui entrai in possesso (settembre 1975) e che tuttora posseggo – in tre versioni – è Songs From A Room di Leonard. Non lo comprai da Discoclub, me lo regalò una bellissima cugina svizzera di nome Esther. L'avevo scoperto a casa sua e ascoltato fino allo sfinimento. Lei si commosse per la mia dedizione e me lo consegnò al momento del commiato, nonostante appartenesse al suo fidanzato, le cui iniziali erano TG. Lo so perché ancora si leggono sul retro di copertina. Non ho mai saputo come TG abbia preso la dipartita verso l'Italia del suo vinile.

SHAWN PHILLIPS – BALLAD OF CASEY DEISS
Ottobre 1975: arriva il mio primo stereo con giradischi e piastra per le cassette (poi usatissima per desiderio di omniscienza rock). Corro dunque verso Discoclub a comprare un disco che il programma radiofonico Per voi giovani proponeva di sovente, Second Contribution di Shawn Phillips. Credo che Giancarlo (e con lui la First Lady Franca) fosse ancora in negozio prima della cattività bancaria. Il giradischi Pioneer PL-10 è quello che uso ancora oggi.

ROY HARPER – ME & MY WOMAN
Dura tantissimo, ma forse è la canzone che amo di più in assoluto. Me la fece ascoltare per la prima volta Enzo Fongi, che mi dava ripetizioni di matematica, ma soprattutto mi istruiva sul meglio della musica rock (a casa sua anche il primo contatto con Nick Drake, ad esempio). Più che un professore un Maestro. Ciao Enzo e ancora grazie.

STEELEYE SPAN – GOWER WASSAIL
Il giradischi è arrivato da due mesi e così i regali di Natale 1975 dei genitori assumono forma rotonda e diametro di 30 cm. Titoli: Mark Almond: Mark-Almond I; John Fahey: The Voice of the Turtle; John Martyn: Solid Air;Steeleye Span: Ten Man Mop or Mr. Reservoir Butler Rides Again. Materiali disastrosi per le "cassette miste" (prima di compilation e playist) da far ascoltare alle ragazze carine. Quanto agli Steeleye Span, rappresentano l'inizio di una passione direi ancestrale per il folk e folk-rock delle isole britanniche che ogni tanto mi fa pensare di avere avuto una vita precedente dalle parti del Vallo di Adriano.

TIM BUCKLEY – PHANTASMAGORIA IN TWO
Altra grande passione. Partendo da Goodbye & Hello (acquistato nel 1976, mi pare, ma di sicuro in una giornata di sole primaverile) per arrivare fino a Live at the Electric Theatre Co, (gennaio 2020) sono 22 dischi, tutti presi sapete voi dove.

ULTRAVOX – I WANT TO BE A MACHINE
Non feci in tempo a rimpiangere di essere nato troppo tardi per l'epoca d'oro del rock che arrivò il punk. Di primo acchito mi sembrò musica "conservatrice" (quando uno nasce noiosetto..), cioè rock'n'roll solo più nevrastenico. Poi ascoltai il primo disco degli Ultravox. Per me rappresentò l'inizio della new wave e di una nuova passione musicale.

IAN MATTHEWS – LITTLE KNOWN
Come spesso accade in un romanzo autobiografico, ecco la confessione di un tradimento. Giancarlo, il primo disco comprato (insieme ad altri) con il mio primo stipendio (giugno 1982) - If You Saw Thro' My Eyes di Ian Matthews – non l'ho preso da te, ma da Pink Moon. Dopo tanti anni spero mi perdonerai.

SODASTREAM – ABLE HANDS
Un ricordo Discoclub-free. Estate 2000, giornata calda e pigra. A quei tempi i giornalisti musicali – categoria di cui tuttora faccio più o meno parte – ricevevano con regolarità pacchetti postali pieni di cd. In quell'occasione ne arrivarono una decina. Dopo cinque o sei titoli subito dimenticati, nel lettore entrò Looks Like A Russian dei Sodastream. Amore a primo ascolto, come fu per molto neo-folk o alt-folk o New Acoustic Music di inizio secolo. La magia della musica ti coglie sempre un po' impreparato e ciò è parte del suo fascino.

HARRY NILSSON – WITHOUT YOU
Il 26 marzo 2015 (lo so perché quello stesso giorno morì John Renbourn), intorno alle 19,10 ebbi un'amnesia. L'ultimo ricordo cosciente prima di un vuoto durato alcune ore, è di essere stato da Discoclub (ma guarda un po') fino alle 19, ora di chiusura, e di avere comprato cinque dischi fra cui Schmilsson Nilsson in vinile. La mattina dopo, stavo già un po' meglio, mi venne a trovare in ospedale John Vignola, noto entertainer radiofonico giunto a Genova per ritirare una moltitudine di dischi ordinati da Discoclub (ma guarda un po' – 2). Fra questi un cofanetto dei Pretty Things che, pur in stato confusionale, riuscii ad invidiargli.

SLADE – CUM ON FEEL THE NOIZE
E si conclude, come di consueto, con il pezzo che non c'entra niente. Che ci posso fare se tra folk-rock, post-rock, new wave e altre cose da perfetto snob mi piace ascoltare dei truzzoni come gli Slade? Sladest l'ho preso tutto felice dal Discoclub dell'usato. Pure al negozio dietro l'angolo è doveroso rendere omaggio. Un saluto di Pasqua collettiva e natale personale da Antonio Vivaldi. E ascoltate sempre Radio Discoclub65.

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