Radio Disco Club 65

Coverlandia di Gian

Questa volta il comun denominatore di questa puntata non è la musica, ma i nomi. Spesso il successo o l'insuccesso può dipendere anche dal nome, prendiamo il calcio; Pizzaballa viene ricordato solo perché è stata la figurina più rara di una raccolta Panini e Cuccureddu perché ha giocato nella Juve.
I Cavernicoli, ad esempio che personaggi potevano essere? Lo si capisce dalla copertina. La canzone s'intitola "Non hai pietà", probabilmente rivolta al pubblico dei loro concerti.


 

Di ben altro spessore gli autori dell'originale, sia come nome, Manfred Mann è tutt'altra cosa rispetto a Cavernicoli, sia per la qualità, e non devono chiedere pietà, è solo un fenicottero carino: "Pretty Flamingo".


 

Secondo i Diabolici, "Qualcuno forse piange", probabilmente quando li sentivano.


 

Certamente non piangeva chi quel giorno era presente al concerto di Jimi Hendrix ma solo il vento, "The Wind Cries Mary"


 

"Il vagabondo" doveva essere Igor Mann e nei suoi vagabondaggi ha incontrato altri vagabondi e ha pensato bene di chiamarli I Gormanni.


 

L'originale è di Zoot Money, cantante, tastierista inglese, virtuoso dell'organo Hammond. Eccola: Big Time Operator.


 

Le Ombre di Bronzo cantavano "Finirà", probabilmente quello che pensava chi li stava ascoltando, forse di bronzo non avevano solo le ombre

.

 

Dei componenti delle Ombre di Bronzo si è persa ogni traccia, forse appunto perché erano ombre, non così dei componenti degli Yardbirds che incisero nel 1965 l'originale: Keith Relf, Jim McCarty, Eric Clapton, Chris Dreja e Paul Samwell-Smith, forse qualcuno se li ricorda. Il titolo "For your Love".


 

Certo che come nome Bisce non scherza. Il nome, secondo le riviste dell'epoca, deriverebbe da un incidente stradale nel quale incapparono i cinque componenti del gruppo milanese che uscirono dalla macchina rovesciata strisciando come bisce (!). "Una che dice sì", è il titolo della canzone, anche in questo caso rivolto al pubblico alla ricerca di uno, almeno uno, che dicesse sì.


 

Per gli autori dell'originale il problema doveva essere l'opposto, trovare uno, almeno uno, che dicesse no. I Beatles con "Here, There And Everywhere".


 

I bergamaschi Chiodi (forse erano magri?) si rivolgono al pubblico con un "Ti devi lavare il cervello", probabilmente per apprezzarli.


 

Di pura razza americana erano gli American Breed e invitavano a uscire dalla propria mente, "Step Out Of Your Mind"


 

Questi manco avevano il coraggio di farsi riconoscere gli Innominati e invitavano "Prendi un fiammifero" forse per dare loro fuoco


 

Come avrete capito era la versione del famosissimo "Light My Fire" dei Doors.



Per concludere, ovviamente, Le Code. Loro rivolgono una preghiera al pubblico "Ti prego resta".


 

Più facile che restassero sotto la passerella ad ascoltare i Drifters: "Under The Boardwalk"


La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Puntata numero 15 per "La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio" sulle fantascientifiche frequenze di Radio Discoclub65. Puntata domenicale che, per una volta, sarà dedicata solo a ristampe di recente – o imminente – pubblicazione. In conclusione un pezzo, come al solito fuori contesto ma per motivi diversi dal solito. Intanto la sigla jarrett-mitchelliana con un saluto a tutti da parte di Antonio Vivaldi.

BRUCE SPRINGSTEEN – MY CITY OF RUINS
Cominciamo con cinque pezzi forti, ovvero le ristampe in vinile di cinque album di Bruce Springsteen originariamente pubblicati fra il 1999 e il 2007. Il pezzo fortissimo è The Rising (2002), atto d'amore e di speranza per la città di New York ferita dagli attentati dell'11 settembre 2001. My City Of Ruins è il commovente brano di chiusura.

ROBERTA FLACK – THE FIRST TIME EVER I SAW YOUR FACE
Il folksinger, attivista e drammaturgo scoto-inglese Ewan MacColl cantò centinaia di ballate folk e scrisse centinaia di canzoni politiche. Buffo che la sua notorietà 'generalista' sia in massima parte dovuta a una delicata canzone d'amore scritta per la futura moglie Peggy Seeger. La versione più famosa è quella incisa da Roberta Flack per la sua opera prima First Take (1969), oggi ristampata in versione cd + vinile + ampia dotazione di inediti.

THE MONOCHROME SET – LOVE GOES DOWN THE DRAIN
Il jangle-pop nevrotico ed eccentrico dei Monochrome Sett ebbe un successo davvero solo di nicchia nei primissimi anni '80 inglesi, attenti a suoni più frivoli e o più finto-glaciali. I primi due album del gruppo, Strange Boutique e Love Zombies (entrambi del 1980), meritano comunque un riascolto.

ESPERS – ROSEMARY LANE
A inizio secolo la musica di matrice folk ritornò in auge in versione vagamente alternativa, come dimostrano i prefissi che caratterizzarono quel revival: freak-folk, weird-folk, psych-folk... Guidati da Meg Baird gli americani Espers incisero fra il 2003 e il 2005 due delicati album. Il secondo si intitola The Weed Tree e contiene suadenti versioni di classici "trad.arr." come questa Rosemary Lane, probabilmente ascoltata nell'omonimo album di Bert Jansch.

DONNA SUMMER – I REMEMBER YESTERDAY
Caro Giancarlo Balduzzi, qualcuno ti ha ordinato Encore di Donna Summer, cofanettone da 33 dischi e 329 pezzi? In ogni caso occorre mettere sull'avviso gli eventuali acquirenti: l'edizione limitata è di sole 1500 copie. Correte (virtualmente) a ordinarla. A ritmo disco, ovviamente.

RICHARD HELL – GOING GOING GONE
Il pezzo fuori contesto a cui affidiamo, come sempre, la conclusione di puntata oggi lo è per un motivo diverso dal solito. Il secondo album di Richard Hell, Destiny Street (1982), è da tempo irreperibile, se non a caro prezzo sul mercato dei collezionisti. Per quanto non all'altezza del manifesto punk Blank Generation, è un disco di lacerata bellezza in perfetto stile junkie-New York. Lo spiega bene questa cover della dylaniana Going Going Gone (uno dei pezzi più belli e sottovalutati di Zimmy) con la chitarra al solito fantastica di Robert Quine. E con questa 'ristampa auspicata' Antonio Vivaldi vi saluta, vi augura una buon fine di domenica e vi invita a restare sempre sintonizzati su Radio Discoclub65.

That's Folk! di Fausto Meirana

Buona domenica con Fausto Meirana e That's Folk! Per questa domenica ho preparato una serie di brani da ballo, da discoteca o comunque molto popolari, ma nell'ottica della trasmissione ve li presento in una forma intima, acustica (più o meno). Non sempre sono versioni riuscite, ma testimoniano che se un brano è bello e ben scritto può funzionare in diversi ambiti (e abiti). Cominciano con una allegra versione folk di Dancing Queen (Abba) eseguita da Luka Bloom con il suo fratellone Christy Moore alle percussioni...

Si cambia subito atmosfera con la voce di Scott Matthew, cupo cantautore australiano e vero specialista in versioni anomale (si ascolti il suo Unlearned, lì ce ne sono di molto curiose). Nel video che segue Matthew trasforma da par suo il grande successo di Boy George del 1982, Do You Really Want To Hurt Me.

Avrei già voluto parlare di John Wesley Harding in altre puntate, perchè il cantautore ha speso già molte frecce del suo arco senza aver raccolto grandi trofei. Dopo aver inciso una trentina di dischi di un certo valore, ha trovato anche una nuova strada come apprezzato scrittore, usando però il suo vero nome, Wesley Stace. Da J.W.Harding ascoltiamo una rilassata versione di Like A Prayer, successo di Madonna del 1989.

That's Folk! vira adesso sul virtuosismo chitarristico, merce pericolosa quando fine a stessa, merce rara quando trova artisti come Tommy Emmanuel ad interpretarla. Con l'aiuto di John Knowles, chitarrista non meno dotato, Emmanuel prende How Deep Is Your Love dei Bee Gees (tratta dal film La Febbre del Sabato Sera) e la trasforma in un delicato strumentale.

 Nei giorni scorsi ho ricordato spesso un cantautore scomparso per il covid-19, John Prine. Non smetterò adesso, visto che ho appena scoperto questa deliziosa versione di un successo di Stevie Wonder, I Just Called To Say I Love You. Il brano era un po' zuccheroso, ma la versione di Prine è molto più asciutta ed intensa. Peccato per l'insulso sfondo del video.

Nel piccolo gruppo di canzoni pop rielaborate in acustico mi è capitato di trovare quello che potremmo chiamare un ''rifacimento della Madonna''. Si tratta di una versione di Like a Virgin preparata con la consueta cura dai Fleet Foxes, maestri nell'arrangiamento delle voci e nella crescita delle barbe!

Quello che segue adesso forse è il tentativo meno riuscito della playlist , ma posso sbagliare. La Billie Jean di Michael Jackson, d'altronde, era forse il brano più complesso da rielaborare senza elettronica e beat. Chris Cornell ne ha fatto una versione corrosiva, arrabbiata e rude, con una buona dose di coraggio e sprezzo del pericolo.

That's Folk! Termina qui con una impetuosa versione nostrana. Il brano è ancora tratto dal repertorio di Michael Jackson, ed è l'immensa Thriller. Senza paura del confronto se ne occupa il cantautore Colapesce. Il brano apparve nel disco Nove Cover, poi sull'edizione Deluxe di Un Meraviglioso Declino. Un saluto da Fausto Meirana e da Radio Discoclub65. Tornate qui alle 16 per il programma di Antonio. A presto. Attenzione alla bonus track di seguito.

Bonus track.

 

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