Radio Disco Club 65

That's Folk! di Fausto Meirana

Buon pomeriggio da Fausto Meirana e da Radio Discoclub65, le feste sono passate velocemente, speriamo anche grazie ad iniziative come queste. Nel nostro piccolo crediamo di avervi fatto passare alcuni minuti piacevoli con questa radio immaginaria, che funziona a modo suo . Visto che la ferita è fresca, in questa puntata continuerò a celebrare John Prine, con una serie di omaggi che gli sono stati tributati, prima e dopo la morte, da molti colleghi musicisti. Uno dei più curiosi, forse impensabile, viene da Roger Waters, con una versione di Paradise incisa pochi giorni fa, in studio.

That's Folk! Continua con la più eseguita delle cover; la celebre Angel From Montgomery ha avuto molti esecutori, ma una delle prime a cantare il brano fu la cantante e (ottima) chitarrista Bonnie Raitt, che la eseguì anche nel rally antinucleare di No Nukes e quindi nel disco omonimo. Il video presenta una versione piuttosto recente, in occasione di una apparizione televisiva.

Il cantautore Conor Oberst, nella prima parte della carriera, si faceva chiamare Bright Eyes. Recentemente ha avuto occasione di collaborare con Prine e di dividere il palcoscenico con lui. Probabilmente è stato l'avverarsi di un desiderio, perchè già una decina di anni fa Oberst eseguiva, dal vivo, alcuni brani del maestro. In un pessimo video, ahimè, ascoltiamo ora una bella versione di Crazy as A Loon.

That's Folk! tocca ora un altro momento doloroso nella storia della musica americana. Steve Goodman (il cantautore celebre per la sua City Of New Orleans) scomparve nel 1984 per una leucemia, lasciando una serie di album di alternato valore ma comunque apprezzabili. L'amicizia e il rispetto tra Goodman e Prine portò alla collaborazione reciproca (soprattutto nei loro primi due album). Goodman, inoltre, incise nei suoi dischi alcune canzoni di Prine, tra cui la bella Souvenirs.

La canzone Sam Stone parla di un reduce dalla guerra in Vietnam, recitando, nel ritornello: "C'è un buco nel braccio di papà dove vanno tutti i soldi", chiaro riferimento al tragico destino di molti soldati al ritorno dal fronte. Anche questo è un brano assai eseguito da altri; questa è la versione di Nathaniel Rateliff, cantata assieme allo stesso Prine per una raccolta di fondi a favore dei reduci.

Colleghiamo la canzone precedente con la prossima tramite Johnny Cash. Il leone del country, quando eseguiva Sam Stone, non riusciva proprio a cantare la frase "Jesus Christ died for nothing, I suppose" (ci sono molti video a testimoniarlo). Johnny Cash riprese anche Paradise, canzone che risentiamo ora, dopo quella di Roger Waters in apertura di trasmissione.

That's Folk! oggi ama le ripetizioni, che d'altronde servono anche a memorizzare per bene queste canzoni così significative; tra gli artisti che hanno eseguito un tributo a Prine dopo la morte c'era anche Colin Meloy, il leader dei Decemberists; il suo contributo è una versione di Angel From Montgomery. Risentiamola, dopo quella di Bonnie Raitt, nella versione più asciutta di Meloy.

Risentendo la presentazione di Meloy nel video, la dedica a Prine occorreva durante la malattia e non dopo la morte, scusate l'errore. Mentre vi saluto, sforando un po' la mezz'ora abituale, non posso fare a meno di mettere un brano cantato da Prine stesso, Speed Of The Sound Of Loneliness. Anche questo brano ha avuto molte cover, soprattutto in ambito bluegrass e country-rock. Rimanete qui, su Radio Discoclub65, un saluto da Fausto Meirana e That's Folk! Palinsesto di oggi: alle 15 Dario con L'Ora Del Deficiente, alle 16 Antonio con la sua Musica Fra Acqua Santa E Demonio e alle 21 ancora Dario, con Heavy Metal Parking Lot.

La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Qualche tempo fa è uscito un bellissimo libro per Giunti dal titolo "Storia vissuta del punk a Los Angeles" e cioè l'ottima traduzione in italiano di "Under the big black sun, a personal history of L.A. punk" del cantante degli X John Doe, insieme al giornalista Tom Desavia e con il contributo di molti protagonisti di quella scena pazzesca. Parliamo dei primi vagiti del punk, fine Settanta primissimi Ottanta, in California. E visto che ne ho parlato con l'amico Maso di recente ho deciso di dedicare l'Ora dell'ignoranza di oggi a quella scena stupenda. Partiamo rendendo omaggio proprio alla band di John Doe, gli X con "Johnny hit and run Pauline".


Dopo gli X, un'altra band di quella scena che pescava dalle radici del rock e del blues americano mescolando il tutto con il punk erano i Flash Eaters di Chris D. Un gruppo dal suono velenoso e inquietante, ma al tempo stesso irresistibile. Sono tornati recentemente in pista con un disco che non ho ancora sentito, ma di cui tutti parlano bene. Questo pezzo invece è del 1981 e si chiama "Cyrano de Berger's Back".


Erano molto più furiosi e irruenti di Deadbeats, che nel 1978 hanno pubblicato un singolo fulminante con 4 pezzi per la Dangerhouse, salvo poi inabissarsi per parecchi anni (almeno venti), senza dare alcun segnale di vita. Il singolo si chiama "Kill the hippies": un vero inno per il primo punk. E questo è il pezzo omonimo.


Gli Screamers di Tomata du Plenty erano una band incredibile. Non hanno inciso nulla di ufficiale e tutto ciò che possiamo ascoltare sono demo e registrazioni uscite fuori dai cassetti anni dopo. A loro del punk, oltre alla musica, interessava l'aspetto visivo, tanto che invece di un lp pubblicarono una vhs. Erano feroci e velocissimi, chi li ha visti ne dice meraviglie. Questo video è della canzone "Magazine love" ed è vedere oltreché da ascoltare.


Nel giro del primo punk di Lo Angeles c'erano molte ragazze (cosa che è diminuita drasticamente con l'hc, assai più macho e meno aperto). Le Go-Go's hanno iniziato dai piccoli club, per poi esplodere qualche anno dopo e diventare un gruppo di punta della new wave poppeggiante (nel senso buono) americana. Nel libro di John Doe si parla molto spesso di loro, anzi sono le stesse componenti delle band a raccontare un sacco di storie interessanti. Questo è un pezzo, per me stupendo, tratto dal loro ottimo esordio intitolato "Beauty and the beat". Il brano è "Our lips are sealed".


Venivano dal Canada, ma hanno trovato terreno fertile in California i Dils dei fratelli Kinman. Qualcuno li accostava ai Clash, perché scrivevano pezzi impegnati politicamente (erano fortemente di sinistra) e ci hanno lasciato alcuni dei brani più intensi di quella stagione. Peccato non sia mai uscito un loro album ufficiale, ma solo singoli che poi, insieme ad alcuni demo, sono finiti in raccolte molto interessanti. Dopo lo scioglimento prematuro della band, i Kinman hanno continuato a suonare buttandosi sul country e su un rock molto americano e di qualità. Questa è una ballatona, "Sound of the rain".


Un'altra band che adoro e che dimostra come il primo punk fosse una rivoluzione anche sessuale e di genere (in California ma non solo) sono i Bags, guidati dalla trascinante Alice Bag. Nel 1977 hanno pubblicato un ep corrosivo per Dangerhouse dal titolo "Survive" e questa è la title track. Anche per loro niente album, ma solo raccolte di ep e singoli.


I Plugz sono una delle poche band della scena del primo punk losangelino a non essere state degnamente ristampate nel corso degli anni. I loro dischi si trovano a prezzi piuttosto alti (magari non sempre proibitivi, ma comunque cari). Erano uno dei quei gruppi che messicano-americani (come gli Zeros) dal suono ruspante e veloce, con un ottimo tiro. Il loro primo disco, che trovate interamente su Youtube, è uno dei migliori lp del periodo e si chiama "Electrify me". Questa è "Adolescent".


Chiudo questa carrellata - a cui mancano molte band, lo so - con un classico che più classico non si può di un'altra band messicano-americana, gli Zeros, detti anche i Ramones messicani. Una band di giovinastri che amava le melodie e il rumore. La hit "Don't push me around" ha fatto la loro "fortuna", se così si può dire, negli anni a venire. Anche loro, nell'epoca d'oro, hanno pubblicato solo singoli. Cercate qualche raccolta. Tutte avranno questo super pezzo. (Ma c'è una bonus track appena finisce la canzone, quindi non andate via).


Non c'entra con la puntata oggi, ma c'entra con noi. Oggi ci ha lasciati Mirko dei Camillas. Le parole non sono sufficienti. Non ne ho. Ascoltiamo la musica. Buona notte a tutti. Ciao Mirko.


Oh Girls! di Ida Tiberio

Girls from the North Countries


Björk
La ragazza delle terre del nord più celebre, da tempo oggetto di una lunga serie di elogi e riconoscimenti? Nessun dubbio: è una piccola-gigantesca islandese di nome Bjork, musicista, discografica e attrice. Insomma, un talento geniale e multiforme. E' lei che porta i Sugarcubes, la sua band giovanile, alla ribalta internazionale e in seguito riversa la sua creatività anche nella (fortunatissima) produzione solistica. Nel 1994 vince il Brit-Award per la miglior voce femminile e il suo album d'esordio ("Debut") viene accolto trionfalmente dalla critica specializzata. In effetti, Bjork, ha una voce dalla timbrica straordinaria e una verve innovativa che la porta ad impadronirsi delle sonorità pop, folk fino a quelle elettroniche più sperimentali. Sempre con grande efficacia e originalità.


 

Ane Brun
Ane Brun (all'anagrafe Ane Brunwoll) è un'interessante chitarrista e cantautrice norvegese. I suoi primi approcci "professionali" alla musica (e anche in questo caso l'imprinting familiare gioca un ruolo importante) avvengono nella bella e colorata città di Bergen. Ma presto, Ane si trasferisce in Svezia, prima ad Upsala e poi a Stoccolma. Proprio nella capitale svedese, Ane compone, registra e incide i suoi primi album, in perfetto equilibrio tra sonorità modernissime e richiami alla tradizione folk. Il tutto, impreziosito da una voce incantevole.


 

Emiliana Torrini
Origini paterne schiettamente italiane, radici materne e "hometown" islandesi, Emiliana Torrini è l'ennesimo caso in cui il contatto con la musica ha origini familiari (il nonno materno era un jazzista) ed è precocissimo. Dotata di una grande estensione vocale, studia lirica con un certo profitto ma presto sviluppa un profondo interesse per la musica elettronica e per la canzone d'autore. La sua carriera acquisisce un "respiro" internazionale a partire dagli anni 2000, quando la giovane artista islandese si trasferisce in Gran Bretagna e pubblica per la celebre Rough Trade


 

Robyn
Robin Miriam Carlsson, sinteticamente Robyn, è una musicista svedese attratta dalla musica dance e dalle sonorità elettroniche. Anche il suo è un talento precoce visto che, come narrano le cronache, si mette in luce durante un progetto scolastico al quale dà un contributo essenziale. Da quel momento, la ragazza suscita l'interesse dei discografici, ben impressionati dalla sua disinvoltura e dalla sua presenza scenica. Ma Robyn è ancora troppo giovane per entrare nel rutilante mondo dello showbiz. Terminati gli studi, la sua carriera si consoliderà e andrà ben oltre i confini della penisola scandinava.


Anni-Frid (Frida) Lyngstad e Agnetha Fältskog. Ovvero le Abba
Ebbene sì: un doveroso mea culpa si rende necessario. Da giovane ho trattato gli Abba con malcelata spocchia. Pop risibile, suoni da discoteca, scarsi agganci con le tematiche relative ai massimi sistemi o alla complessità sonora dei miei miti d'allora. Eppure, se una band vende centinaia di migliaia di dischi, parte dalla Svezia e dilaga in tutto il pianeta, qualche spunto di riflessione avrebbe dovuto offrirlo anche ai sofisticati rocker degli anni che furono. Ma il tempo, si sa, è galantuomo, Si scopre che il pop degli Abba tanto risibile non è, e che le voci (soprattutto quelle femminili) sono di prim'ordine.


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