Radio Disco Club 65
| 04 Aprile 2020
Blue Morning di Dario Gaggero
Bentornati al consueto appuntamento con Blue Morning, un viaggio lungo un'ora lungo i percorsi tortuosi della musica nera con come unica guida l'umile Dario Gaggero, cioè io.
Non è detto che sia un bene, intendiamoci.
Partiamo briosi con un classico del soul, tratto dall'album capolavoro 'Otis Blue' (1965): 'Shake' di Otis Redding!
Jimmy Witherspoon è stato forse il blues shouter dal percorso artistico più vario, in virtù di una voce potente come quella dei suoi illustri colleghi (Big Joe Turner, Jimmy Rushing...) ma in qualche modo più duttile. Questa gli ha permesso di destreggiarsi con abilità tra grandi orchestre jazz, piccoli combo più vicini al rhythm and blues e - nell'ultima parte della sua carriera - pezzi con venature più soul.
Qui è decisamente in full shouter mode con 'Fast Women, Sloe Gin' (1953)
Passiamo ora a qualcosa di completamente diverso: figlio del famoso e omonimo produttore e talent scout, John Hammond vanta una carriera lunga più di mezzo secolo, tutta passata lungo i solchi del blues.
Se la sua vasta produzione discografica non lo ha mai portato nelle zone alte delle classifiche ha però mantenuto uno standard qualitativo molto elevato, come nel caso di questa acustica 'My mind is ramblin' - tratta da 'Rough & Tough' (2009)
Niente, sarà che è sabato ma oggi ho decisamente voglia di ballare. E voi?
Put on your twistin' shoes perché ora abbiamo Chubby Checker - Mr.Twist in persona - con la sua 'Dancin' Party' (1962)!
Johnny Winter ha travolto con la forza di un ciclone la scena blues di fine anni '60: una figura decisamente singolare (più bianco di così non si poteva, direi) dotata di un chitarrismo incendiario e di una voce aspra e potente.
Alcune delle sue scelte artistiche possono essere discutibili ma al momento della sua scomparsa ha lasciato dietro di sé almeno una mezza dozzina di capolavori (anche in veste di produttore) che la dicono lunga sul suo valore effettivo.
Per il consueto spazio dedicato agli artisti italiani di ieri e di oggi vi propongo questa volta Angela Esmeralda e Sebastiano Lillo, un duo proveniente dalla Puglia che ha fatto parecchio parlare di sé negli ultimi anni - e non solamente nella nostra penisola.
Questa bellissima 'I don't belong' è tratta dal loro 'Deltasoul' del 2014.
Evidentemente ispirato a Little Richard (ma la questione è più complessa, perché lo stesso Richard disse di averlo incontrato PRIMA di diventare famoso - per far che non voglio saperlo) ma dotato di un look addirittura più estremo: è mai possibile?
Certo - se stiamo parlando di Esquerita!
Tra pseudonimi sibillini (pare che il nome derivi in realtà da un'altra grafia di S.Q. Reeder – e in fatti si trova scritto anche come Eskew Reeder), ciuffi improponibili e ambiguità sessuali varie un vero mystery man del rock'n'roll!
Woooooh!
Artista dalla vocalità raffinata spesso in bilico tra soul e jazz Marlena Shaw ha inciso un paio di folgoranti album su Cadet (una sottoetichetta della Chess) per poi approdare alla Blue Note e alla Columbia.
Questa bellissima 'Woman of the Ghetto' è tratta dal suo secondo e ultimo album su Cadet, 'The Spice of Life' (1969)
E' tempo di andare in Louisiana, ma stavolta non per ballare: partiamo dal Texas insieme a Lightnin' Hopkins per procurarci una Mojo Hand – chissà mai che visti i tempi non ci torni utile...
Dotato di un fisico e di uno stile ugualmente massicci, Popa Chubby è un chitarrista di New York che credo non abbia ormai bisogno di presentazioni.
Questa intensa 'Same old blues' è tratta da uno dei suoi album che preferisco, 'Booty and the Beast' (1995)
E' tornato il momento di ballare con uno dei miei 'personal favourites', 'Everybody come clap your hands' di Moody & the Deltas!
Arrivato al successo in tarda età (a inizio carriera era noto più che altro come imitatore di James Brown) e purtroppo recentemente scomparso, Charles Bradley era uno degli artisti di punta dell'etichetta DapTone - specializzata in sonorità soul e funk dichiaratamente inspirate agli anni '60.
Questa 'Ain't it a sin' è tratta dall'album 'Changes' (2016)
Ho una vera passione per Reverend Gary Davis e non riesco a trovare un suo disco (raccolta o meno che sia) che non mi piaccia. Oggi vi lascio con questa 'Let us get together right down here', nella speranza che sia un augurio condivisibile anche virtualmente, in questi tempi difficili.
Ci vediamo alla prossima puntata (martedì).
Dario.
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