Radio Disco Club 65

Blue Morning di Dario Gaggero

Bentornati al consueto appuntamento con Blue Morning, un viaggio lungo un'ora lungo i percorsi tortuosi della musica nera con come unica guida l'umile Dario Gaggero, cioè io.
Non è detto che sia un bene, intendiamoci.
Partiamo briosi con un classico del soul, tratto dall'album capolavoro 'Otis Blue' (1965): 'Shake' di Otis Redding!



Jimmy Witherspoon è stato forse il blues shouter dal percorso artistico più vario, in virtù di una voce potente come quella dei suoi illustri colleghi (Big Joe Turner, Jimmy Rushing...) ma in qualche modo più duttile. Questa gli ha permesso di destreggiarsi con abilità tra grandi orchestre jazz, piccoli combo più vicini al rhythm and blues e - nell'ultima parte della sua carriera - pezzi con venature più soul.
Qui è decisamente in full shouter mode con 'Fast Women, Sloe Gin' (1953)



Passiamo ora a qualcosa di completamente diverso: figlio del famoso e omonimo produttore e talent scout, John Hammond vanta una carriera lunga più di mezzo secolo, tutta passata lungo i solchi del blues.
Se la sua vasta produzione discografica non lo ha mai portato nelle zone alte delle classifiche ha però mantenuto uno standard qualitativo molto elevato, come nel caso di questa acustica 'My mind is ramblin' - tratta da 'Rough & Tough' (2009)



Niente, sarà che è sabato ma oggi ho decisamente voglia di ballare. E voi?
Put on your twistin' shoes perché ora abbiamo Chubby Checker - Mr.Twist in persona - con la sua 'Dancin' Party' (1962)!



Johnny Winter ha travolto con la forza di un ciclone la scena blues di fine anni '60: una figura decisamente singolare (più bianco di così non si poteva, direi) dotata di un chitarrismo incendiario e di una voce aspra e potente.
Alcune delle sue scelte artistiche possono essere discutibili ma al momento della sua scomparsa ha lasciato dietro di sé almeno una mezza dozzina di capolavori (anche in veste di produttore) che la dicono lunga sul suo valore effettivo.



Per il consueto spazio dedicato agli artisti italiani di ieri e di oggi vi propongo questa volta Angela Esmeralda e Sebastiano Lillo, un duo proveniente dalla Puglia che ha fatto parecchio parlare di sé negli ultimi anni - e non solamente nella nostra penisola.
Questa bellissima 'I don't belong' è tratta dal loro 'Deltasoul' del 2014.



Evidentemente ispirato a Little Richard (ma la questione è più complessa, perché lo stesso Richard disse di averlo incontrato PRIMA di diventare famoso - per far che non voglio saperlo) ma dotato di un look addirittura più estremo: è mai possibile?
Certo - se stiamo parlando di Esquerita!
Tra pseudonimi sibillini (pare che il nome derivi in realtà da un'altra grafia di S.Q. Reeder – e in fatti si trova scritto anche come Eskew Reeder), ciuffi improponibili e ambiguità sessuali varie un vero mystery man del rock'n'roll!
Woooooh!



Artista dalla vocalità raffinata spesso in bilico tra soul e jazz Marlena Shaw ha inciso un paio di folgoranti album su Cadet (una sottoetichetta della Chess) per poi approdare alla Blue Note e alla Columbia.
Questa bellissima 'Woman of the Ghetto' è tratta dal suo secondo e ultimo album su Cadet, 'The Spice of Life' (1969)



E' tempo di andare in Louisiana, ma stavolta non per ballare: partiamo dal Texas insieme a Lightnin' Hopkins per procurarci una Mojo Hand – chissà mai che visti i tempi non ci torni utile...



Dotato di un fisico e di uno stile ugualmente massicci, Popa Chubby è un chitarrista di New York che credo non abbia ormai bisogno di presentazioni.
Questa intensa 'Same old blues' è tratta da uno dei suoi album che preferisco, 'Booty and the Beast' (1995)


E' tornato il momento di ballare con uno dei miei 'personal favourites', 'Everybody come clap your hands' di Moody & the Deltas!

Arrivato al successo in tarda età (a inizio carriera era noto più che altro come imitatore di James Brown) e purtroppo recentemente scomparso, Charles Bradley era uno degli artisti di punta dell'etichetta DapTone - specializzata in sonorità soul e funk dichiaratamente inspirate agli anni '60.
Questa 'Ain't it a sin' è tratta dall'album 'Changes' (2016)

Ho una vera passione per Reverend Gary Davis e non riesco a trovare un suo disco (raccolta o meno che sia) che non mi piaccia. Oggi vi lascio con questa 'Let us get together right down here', nella speranza che sia un augurio condivisibile anche virtualmente, in questi tempi difficili.
Ci vediamo alla prossima puntata (martedì).
Dario.

 

 

 

L'ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Questa nuova puntata dell'Ora dell'ignoranza è dedicata alla musica genovese... ma come potete immaginare non ci saranno né De Andrè né altre artisti o gruppi blasonati. Io preferisco cose più underground o rumorose e quindi, per questa mezzoretta di musica, vi cuccherete una carrellata di punk e affini. Iniziamo con i miei preferiti (per tante ragioni che non sto neppure a raccontare) i Dirty Actions, una delle prime punk band nate sotto la Lanterna. Nel 1980 hanno pubblicato un 45 giri per la Cramps Records nella serie Rock 80 e un paio di anni dopo sono apparsi sulla compilation "Gathered". Negli ultimi 15 anni Johnny Grieco, il cantante della gruppo (che inizialmente divideva il microfono con Mario Benvenuto) ha dato il via a una meritoria opera di recupero del materiale della band. Ecco qui una versione di "Bandana boys" tratta dalla raccolta uscita nel 2006.



I rivali-amici dei Dirty Actions, nei primi Ottanta, erano gli Scortilla di Aldo e Pivio che recentemente hanno pubblicato un disco nuovo di zecca, che trovate anche da Disco Club. Gli Scortilla erano più sintetici e meno punk dei Dirty, guardavano a Pil e Ultravox! e nell'84 fecero il botto con il 45 giri "Fahrenhehit 451" che li portò persino al Festivalbar. Ma quando sembrava che stessero davvero per decollare si sciolsero. Ecco quel mitico pezzo di 36 anni fa.



Tra i miei gruppi preferiti della scena underground genovese ci sono sicuramente gli Sleeves dei fratelli Cheldi. Una band che metteva insieme alcuni veterani della scena punk di fine Settanta-primi Ottanta e che, a fine Ottanta, suonava un rock desertico e psichedelico (ma sempre con attitudine punk) figlio dei Dream Syndincate. Gli Sleeves hanno pubblicato un lp e un mini stupendi. Questa è "Always the sun go down".

 

Negli anni Novanta, in piena ondata posse, a Genova nacqua una band incredibile che mescolava rap, ragamuffin, reggae e trallallero. I Sensasciou di Bob Quadrelli (già bassista dei Dirty Actions), Bobby Soul (voce black della Genova degli ultimi 30 anni) e Renato Rassi hanno letteralmente inventato un suono unico e irripetibile, arricchito da testi caustici ed ironici, cantanti in dialetto genovese. Questa è "Zena bruxa" dal primo ep "Cangia sta vitta" del 1993.



E parlando di musica in dialetto genovese (no, non sto per mettere i Trilli, anche se...) ecco la versione autoctona dei Ramones: i Ramoni, specializzati in cover delle canzoni dei 4 finti fratellini newyorkesi in zeneize. Anche qui le radici dei componenti affondano nella scena punk-hc genovese degli anni Ottanta (Crapping Dogs, Lost). Il gruppo, formato da Franco, Marco e Annalisa è nato soprattutto per divertimento e ha pubblicato uno split con i concittadini Beat-Offs nel 1996. Dopo lo scioglimento e qualche anno di silenzio i Ramoni sono rinati, con altri musicisti.



Un paio di anni fa su etichetta Spittle è uscita una compilation bellissima sul punk e la new wave ligure, che ha fatto giustizia di una scena molto fertile, ma che aveva lasciato poche testimonianze sonore. Parlo di "391 vol.5 Liguria Voyage Through The Deep 80s Underground In Italy". Tra le tante chicche contenute in questi due splendidi cd c'è "Sweet tast" dei MetalBody, una band che guardava al post-punk inglese più dark e cupo, senza disdegnare la melodia.



Qui invece torniamo agli anni Novanta e al punk-rock ramonesiano. Dalle ceneri dei Beat-Offs nacquero gli Ignoranti, che oltre a segnare una generazione di punkrocker (non solo a Genova) hanno tenuta viva la scena cittadina organizzando concerti e fondando un'etichetta-negozio di dischi (Wynona Records) fondamentale. Questa è la loro canzone più famosa, "Veronica", dall'esordio "Vent'anni di sconfitte" del 1998.



La scena underground genovese, però, non vive di soli ricordi. Anzi oggi è più attiva che mai. Quindi chiudo con una doppietta di band molto interessanti: una assai particolare e una hc, che fanno parte entrambe dell'affollato sottobosco cittadino. Parto dall'Alcalde de la Noche (il sindaco della notte), il progetto italo-disco di Michele e Fabio. A un primo ascolto sembrano degli emuli dei Righeira, ma dietro c'è un concept davvero particolare: la canzoni parlano della Spagna post franchista degli anni Ottanta e Novanta, con alcuni personaggi e luoghi mitici di quegli anni. Questa è "El sueno de Blanca Fernandez Ochoa" dal loro primo truzzissimo e bellissimo ep.



La puntata dell'Ora degll'ignoranza si conclude con gli Small Thing, band in cui milia Alberto di Flamingo Records, che insieme alla moglie Emi sta facendo molto per la scena punk genovese con il loro negozio-etichetta. I ragazzi hanno pubblicato l'anno scorso un bel vinile omonimo di hc ruvido e ultraveloce, tra anarchopunk e NOFX. Una bella botta per tenervi svegli. Questa è "Stray dog"


 

La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Un saluto da Antonio Vivaldi e dalla sua rubrica "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Dopo le due puntate dedicate alle canzoni menzionate in Murder Most Foul di Bob Dylan si ritorna al formato classico. Ci saranno quindi cinque brani tratti da dischi di pubblicazione recente, uno dei quali è una ristampa. La chiusura è affidata, ancora una volta, a una canzone del 1965 in omaggio al titolo di questa pagina FB e, ovviamente, all'anno d'apertura del negozio Discoclub. Intanto la sigla: All I Want di Joni Mitchell nella versione strumentale di Keith Jarrett.


JULIAN COPE – YOUR FACEBOOK, MY LAPTOP - La puntata odierna è decisamente virata verso il demonio con l'acqua santa pressoché assente. Lo dimostra questo incipt affidato all'arcidruido (wow, paganesimo!) Julian Cope. Self Civil War è un album con tutti i tratti caratteristici della musica dell'ex Teardrop Explodes, dalla psichedelica con suggestioni kraut alle schitarrate infinite alle ballate acustiche. Your Facebook, My Laptop è un brano sorprendentemente conciso che ce lo mostra anche parecchio attento (ma con occhio per forza di cose critico) alla modernità.


THE THIRD MIND – REVERBERATION - Un supergruppo alternativo guidato da Dave Alvin (ricordate i Blasters?), una maxisession con spazio all'improvvisazione e alcune cover di culto. E' il caso di Reverberation, deragliante classico psichedelico dei 13th Floor Elevators di Roky Erickson.


LEE RANALDO & RAÜL REFREE – WORDS OUT OF THE HAZE - Rocker iconoclasta con i Sonic Youth e sperimentatore a 360° a proprio nome, Lee Ranaldo incontra Raül Refree, compositore catalano con un debole per il flamenco. Tales Of North End Women è un album che mette insieme con naturalezza un gran numero di idee fra loro diverse aggiungendo anche bei to cchi melodici.


BLACK LIPS – RUMBLER - Appena meno scalcinati rispetto agli esordi, i Black Lips continuano a divertire con uno stile che un tempo avremmo definito cowpunk e canzoni simpaticamente debosciate. Il loro ultimo album ha un titolo che di questi tempi andrebbe preso alla lettera: Sing In A World That's Falling Apart, ovvero "Canta in un mondo che sta andando a pezzi".


PETER LAUGHNER –SYLVIA PLATH - Lo scorso anno è uscito un cofanetto in cinque cd che ricorda la poco nota figura di Peter Laughner. Personaggio-chiave del rock proto-punk di Cleveland, Laughner fece parte dei Rocket Form The Tombs e dei primissimi Pere Ubu e per un attimo fu candidato a entrare nei Television. Le sue canzoni mostravano un spirito esistenzialista e dissipato affine a quello di Lou Reed. Purtroppo la dissipazione ebbe la meglio sul talento e Laughner morì nel 1977 a nemmeno 25 anni. Sylvia Plath è uno splendido e dolente omaggio alla grande poetessa morta suicida, percepita probabilmente come anima affine.


BOB DYLAN – SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES - In chiusura un veloce rimando alle due precedenti puntate, dedicate a Murder Most Foul di Dylan. Il nostro pezzo datato 1965 è quindi di Zimmy ed è Subterranean Homesick Blues, primo momento elettrico del suo repertorio con al proscenio la guizzante chitarra di Mike Bloomfield. Il celebre videoclip è tratto dal film Don't Look Back di D.A. Pennebaker. Sulla sinistra Allen Ginsberg e Bob Neuwirth parlano del più e del meno.

Nei limiti del possibile un buon fine settimana da Antonio Vivaldi e da Radio Discoclub65.

 

Login