Radio Disco Club 65

Blue Morning di Dario Gaggero.

Buongiorno a tutti e bentornati a una nuova puntata di 'Blue Morning'.
A farvi da guida in questo tortuoso viaggio tra i meandri della musica nera ci sono sempre io, Dario Gaggero.
Oggi cominciamo con un artista più volte menzionato su queste pagine: Little Richard!
Invece di stordirvi immediatamente con uno dei suoi rock'n'roll al fulmicotone ho optato per un brano che mettesse in evidenza le sue radici rhythm and blues. Eccovi 'Baby',dal suo primo LP 'Here's Little Richard'.



La Paul Butterfield Blues Band è stata una delle prime band di blues statunitensi a integrare musicisti neri nel suo organico e ad affermarsi nel circuito legato ai festival folk (accompagnarono Bob Dylan al Newport Folk Festival), partecipando in seguito ai grandi raduni rock della fine degli anni '60.
Qui li ascoltiamo in una 'Driftin' Blues' dal vivo al festival di Monterey (1967)



Deitra Farr è una cantante blues di Chicago che si è imposta come solista dopo un paio di album come vocalist dei Mississippi Heat e tiene regolarmente una rubrica sulla storica rivista 'Living Blues'.
Questa 'Bad Company' è tratta dal suo primo album, 'The Search is Over', pubblicato dall'inglese JSP nel 1997.



Nonostante fosse un valido contemporaneo di leggende come Professor Longhair e Fats Domino, l'artista noto solo come Archibald (vero nome Leon Gross) rimase celebre soltanto per poche incisioni dei primi anni '50 (tra le quali una celebre 'Stack-O-Lee') e – ahilui – mancò completamente il revival blues e rock'n'roll degli anni '70 e '80 rimanendo confinato nella sua New Orleans sino alla prematura scomparsa. Peccato.
Questa è la sua 'Shake Shake Baby'



Baby Face Leroy faceva parte della 'nuova generazione' del blues di Chicago alla fine degli anni '40/primi anni '50 insieme a Muddy Waters, Sunnyland Slim e Little Walter.
Questa sua versione di 'Rollin' and Tumblin' (originariamente divisa in due facciate) che lo vede impegnato alla voce e batteria accompagnato proprio da Muddy Waters alla chitarra e Little Walter all'armonica ebbe un effetto quantomeno bizzarro sulla sua carriera: la slide di Muddy era talmente incisiva e dominante nel brano che convinse Leonard Chess ad offrirgli un contratto in esclusiva e a reincidere il pezzo, affossando così la versione (e la carriera) del povero Baby Face.



Sottovalutato artista di gospel contemporaneo (è mancato negli anni '90) Willie Banks riuscì a portare la vocalità potente e sofferta di certi canti religiosi neri in un contesto più moderno, sfruttando uno stile drammatico non privo a volte di sfumature blues e country. Qui lo ascoltiamo in un brano tratto dall'album 'In the name of Jesus' (1983).



Sapete che se non metto almeno un pezzo scemo non sono contento...
Oggi ho scelto i Rivingtons, che i più informati di voi ricorderanno per la versione originale di 'Papa-oom-mow-mow'.
Questa è IL SEGUITO, l'imperdibile 'Mama-oom-mow-mow'.



Salutato e celebrato come raffinato interprete di blues di concezione moderna all'epoca dell'uscita del suo quarto album 'Strong Persuader' (1986) il nome di Robert Cray è oggi paradossalmente legato in maniera quasi negativa ai successi di quella decade, almeno agli occhi di certi puristi del blues.
Credo che, alla tara della produzione artistica invecchiata piuttosto male di certi suoi album, ci troviamo di fronte ad un artista dalle doti espressive non comuni, come evidenzia questa sua 'Times Makes Two'.
E voi cosa ne pensate?



James Cotton ha suonato l'armonica a fianco dei più grandi esponenti del Chicago blues di tutti i tempi (Muddy Waters e Howlin' Wolf, tanto per fare due nomi) suonando anche come leader di una sua band a partire dalla fine degli anni '60.
Nel tentativo di adeguarsi ai trend correnti ha spesso alternato album impregnati di soul e funk e ritorni al blues più 'classico', magari al fianco di qualche vecchio socio (suona ad esempio nel seminale 'Hard Again' di Muddy Waters del 1977).
Questa 'Superharp' è tratta dall'album 'High Compression' (1984)



Per lo spazio del blues italiano vi parlerò oggi di Cek Franceschetti. Attivo sia come one man band che come membro di formazioni più allargate - ha calcato palchi internazionali in trio, ad esempio - ha nell'ipnotico suono della slide e nell'espressività vocale (oltre che nella caratteristica presenza scenica) le sue armi vincenti.
Eccovi il video della sua 'Hell's Kitchen', dall'ultimo 'Blues Tricks' (2018)


 Dopo un inizio di carriera piuttosto in sordina (un paio di singoli su Chess nella seconda metà degli anni '60 e diverse session rimaste inedite all'epoca) Barbara Carr incontrò il favore di pubblico e critica con una serie di singoli registrati negli anni '80 ai famosi Muscle Shoals Studios – in seguito raccolti nell'album 'Good Woman Go Bad'.

Eccovi la sua 'Messin' with my mind':

Vi lascio con un pezzo di un altro artista che – come Little Richard in apertura – abbiamo spesso citato ma mai postato: un baffuto e atletico James Brown in Zaire nel 1974, nel bel mezzo della 'Rumble in the Jungle' di Ali vs. Foreman.
Alla prossima puntata,
Dario.

Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, nuova puntata di Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che Radio DiscoClub 65 dedica al jazz (e dintorni) grazie all'immensa preparazione musicale e all'innata simpatia di Danilo Di Termini (purtroppo senza di me, la trovate anche sul sito di Disco Club e su Spotify in playlist che raggruppano le puntate della settimana).
In questa puntata ascolteremo: The Third Mind, Alice Coltrane, John Coltrane, Paolo Fresu, Monica Demuru e Natalio Mangalavite, Miles Davis, Weather Report.

Partiamo con un gruppo che se seguite la pagina del deus-ex-machina che sta dietro l'idea bislacca di questa radio (e cioè Giancarlo Balduzzi, ognuno si prenda le sue responsabilità), avrete già sentito nominare visto che ne parla spesso come di uno dei dischi dell'anno. Tanto entusiasmo in Gian, da sempre uomo incline alla sobrietà, merita un ascolto e allora andiamo a scoprire The Third Mind (da un libro di William S. Burroughs e Brion Gysin), un gruppo capitanato da Dave Alvin, leader dei Blasters, coadiuvato dal chitarrista David Immergluck, dal bassista Victor Krummenacher (entrambi Camper Van Beethoven), e dal batterista Michael Jerome (Richard Thompson, John Cale, Blind Boys Of Alabama). Apparentemente niente a che fare con il jazz, anche perché il progetto vuole ricreare le atmosfere psichedeliche della fine degli anni '60, se non fosse che il primo brano, Journey in Satchidananda, è nientemeno che della vedova Coltrane, Alice.
Ascoltiamolo, ne parliamo dopo:

In effetti lo svolgimento del brano così come dell'intero album (composto quasi per intero da cover: The Dolphins di Fred Neil, indimenticabile nella versione di Tim Buckley, Reverberation un classico dei 13th Floor Elevators, East West della Butterfield Blues Band, Morning Dew resa celebre dai Grateful Dead) è molto psichedelico e poco jazzato.
Ma la presenza di Journey in Satchidananda di Alice Coltrane ci ha permesso di inserirli in scaletta per compiacere voi sapete chi. Adesso però sentiamo la versione originale, splendidamente caratterizzata dal soprano di Pharoah Sanders con Cecil McBee al contrabbasso, Rashied Ali alla batteria e ovviamente Alice Coltrane all'arpa.

Impossibile, almeno per me, fare il nome di Coltrane - anche se solo per citare la donna che portò molto probabilmente alla dissoluzione dello storico quartetto (vi ricorda qualcosa?) - senza riascoltarlo. Rimediamo subito: siamo nel 1960, Coltrane è in tour in Europa con in quintetto di Miles Davis, lo stesso gruppo che incise un certo disco dal titolo Kind of Blue (il pianista di questo tour non è Bill Evans ma anche Kelly partecipò alle sedute di registrazione del sommo capolavoro, anche se, certo, il peso di Evans fu diverso, soprattutto in termini compositivi). Il 28 marzo suonano a Dusseldorf e il trombettista per questo brano ha deciso di lasciare briglia sciolta a John Coltrane. Non vi preoccupate, Davis lo recuperiamo più avanti, ma intanto ecco Wynton Kelly, Paul Chambers (che bravo, che musicalità!) e Jimmy Cobb in una fantastica versione di Walkin.

Non si può fare finta di niente: se siamo qui il (de)merito è del Corona Virus; ovviamente non ci siamo solo noi. Moltissimi sono i musicisti che dalle loro case inviano messaggi nella bottiglia sperando che qualcuno li apra (e li ascolti). Tra questi c'è Paolo Fresu, il trombettista che dalla sua pagina Facebook quasi quotidianamente regala splendida musica ai suoi ascoltatori. (Anzi vi segnaliamo che lì trovate anche un appello per aiutare il mondo della musica e dello spettacolo in questo momento di difficoltà; la petizione è su change.org/ si chiama #velesuoniamo. Firmate, grazie.). Ma dicevamo della musica: ecco dal canale YouTube di Fresu una bella reinterpretazione di Non ti scordar di me, il celebre brano di Ernesto De Curtis, lanciata nientemeno che nel 1935 da Beniamino Gigli.

Paolo Fresu, come tutti i jazzisti, non ha paura di mischiarsi con la musica popolare; tanto che un paio di anni fa in un disco del suo Devil quartet (Paolo Fresu - tromba, flicorno, effetti; Bebo Ferra - chitarra; Paolino Dalla Porta - contrabbasso; Stefano Bagnoli – batteria), Carpe Diem, non ha avuto timore di affrontare la sigla iniziale della soap opera più longeva e seguita d'Italia. Sto parlando di Un Posto al Sole che dopo anni di ininterrotta presenza serale ha dovuto soccombere alle restrizioni del momento e sospendere la messa in onda. Li aspettiamo (in particolare io e Gianpier Guspe!) e intanto sentite la meraviglia:

Restiamo con Paolo Fresu, in particolare con la sua etichetta Tǔk, attiva dal 2010 e già con un catalogo che, oltre ai dischi del trombettista, contiene molte opere di artisti italiani davvero interessanti. È il caso di un disco di due anni fa che ho amato davvero molto: si tratta di Madera Balza, opera della cantante Monica Demuru e del pianista Natalio Mangalavite. Se ne volete sapere di più sul sito di Disco Club trovate la recensione che scrissi all'epoca; io oggi vi faccio ascoltare L'uomo che per caso.

Come promesso arriva Miles: parlando di trombettisti e musica pop non si può non citare il divino che in un disco del 1985 inserì sia Human Nature di Steve Porcaro (sì quella di Michael Jackson l'ha scritta il tastierista dei Toto) che Time After Time.
Abbiamo scelto quest'ultima da un'esibizione del 1988 in Germania (Munich Philharmonic Concert Hall) con una formazione che comprendeva oltre a Miles Davis, Kenny Garrett al sax, Bobby Irving e Adam Holzman alle tastiere, Joseph „Foley" Mccreary alla chitarra, Benjamin Rietveld al basso, Marilyn Mazur alle percussioni e Ricky Wellman alla batteria.

Nel 1985 esce anche Sportin' Life dei Weather Report. L'avventura della band jazz-fusion più influente di sempre, è giunta quasi agli sgoccioli, manca un solo disco alla fine e certo i risultati non sono più quelli dei primi album.
La formazione comprende, oltre a Zawinul e Shorter, Victor Bailey al basso, Omar Hakim alla batteria e Minu Cinelu alle percussioni, in questo brano oltre che autore delle musiche e dei testi (in lingua creola di Haiti) anche al canto. E sentite che bella Confians

Chiudiamo con i Weather Report ancora da Sportin' Life ma con Corner Pocket, una composizione di Joe Zawinul in cui al gruppo si aggiungono alla voce Alfie Silas, Bobby McFerrin, Dee Dee Bellson e soprattutto, per quel che riguarda noi, Carl Anderson. Infatti la presenza della potente voce del cantante americano ci porta ad annunciarvi la puntata di sabato prossimo, inevitabilmente dedicata all'intreccio tra jazz e religione. Sabato ascolteremo anche Carl Anderson nell'opera che proprio quest'anno compie cinquant'anni, Jesus Christ Superstar. In fondo è la sua festa no?
Prima dell'ultimo ascolto vi ricordo che ritrovate tutta la puntata sul sito di Disco Club immediatamente dopo la fine della trasmissione.
In questo Free Fall odierno con Danilo Di Termini siamo stati con The Third Mind, Alice Coltrane, John Coltrane, Paolo Fresu, Monica Demuru, Natalio Mangalavite, Miles Davis, Weather Report. A sabato prossimo. Ciao


Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Buonasera e bentornati a un'altra puntata di HM Parking Lot!
Mi raccomando, sotto con richieste e dediche!

Stasera si parte con un super classico, 'Back in Black'!



Proseguiamo con uno dei gruppi più cool della NWOBHM: gli Angel Witch! Un solo album (all'epoca)...ma che bomba!
E il loro ultimo lavoro è molto bello, tra l'altro.



Ecco la prima richiesta!
Tiziana ci ha richiesto 'The Sound of Madness' degli Shinedown.
Eccola:



Eccovi invece un brano dei King Kobra, guidati dal veterano Carmine Appice (con una carriera che parte dalla metà degli anni '60!): 'Hunger' dall'album 'Ready to Strike' (1985)



Dal debutto dei thrashers statunitensi Sanctuary ('Refuge Denied') la classica 'Die for my sins'.



Questa è per il capo della Panzer Division in persona: 'Phobos' dei Voivod!



'Holy Diver' è stato il primo album solista di (Ronnie James) Dio - e si è rivelato col tempo un vero classico dell' heavy metal.
Eccovi una 'Rainbow in the Dark' dal vivo, dal tour promozionale dell'album.



Un'altra richiesta: la classica 'Raining Blood' degli Slayer, dal quasi omonimo 'Reign in Blood'.
Questa è per Emanuela Mortari!



Un altro video ufficiale: stavolta di 'Come On Let's Go' delle Girslchool, vere pioniere del metal femminile senza grandi concessioni al glamour.



Altra richiesta, stavolta di Michele Massari: direttamente dal 1985 un video ricostruito da vecchi filmati super 8 di 'Alcohol' dei Gang Green!



Facciamo un salto indietro, addirittura all'inizio degli anni '70: i pionieri della twin guitar Wishbone Ash con la loro 'Vas Dis', dall'album 'Pilgrimage'


Abbiamo un'altra richiesta 'estrema' da parte di Tiziana: 'Pir Threontai' dei black metallers Rotting Christ, direttamente dalla Grecia.



Torniamo alla New Wave of British Heavy Metal con i Demon e la loro 'Don't break the Circle' - dal classico 'The Unexpected Guest' (1982)



Gli Accept sono indubbiamente il gruppo più richiesto della nostra rubrica, con almeno un brano a puntata: non ci smentiamo neanche stavolta perché Michele Massari ha richiesto 'Balls to the Wall'!


Un altro classico dell'hard rock per voi: il promo di 'Guilty of Love' degli Whitesnake!

Ultima richiesta della serata, con tanto di dedica: il Panzer Maximus la dedica al suo sodale Michele Massari...

 Invece abbiamo un'ultima richiesta in extremis: Giuliano Tizza vuole dedicare 'Kill the King' dei Rainbow alla memoria di Cozy Powell (era presente anche nel brano degli Whitesnake!)

 Chiudiamo con il gruppo che ormai sembra destinato a chiudere la nostra rubrica: anche loro purtroppo sono stati raggiunti dall'emergenza Coronavirus - per cui vi lascio con 'March of the S.O.D. - Quarantine Edition'.
Stay safe, stay metal!
A sabato,
Dario.

Login