Radio Disco Club 65

Free Fall di Danilo Di Termini

Alle 14 come ogni martedì, giovedì e sabato di quarantena arriva Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che Danilo Di Termini pensa per Radio DiscoClub 65 (ma la trovate anche sul sito di Disco Club e su Spotify in playlist che raggruppano le puntate della settimana).
In questa puntata ascolteremo: Stefano Bollani, Ted Neeley, Yvonne Elliman, Carl Anderson, Art Blakey & The Jazz Messengers, Aretha Franklin, Billie Holiday, Dave Brubeck, Gerry Mulligan, Oscar Peterson, Duke Ellington, Chilly Gonzales, John Coltrane, Ray Charles.

Oggi, come annunciato, puntata speciale ispirata dalla concomitanza con la Pasqua cattolica. Partiamo subito con una novità che cade a fagiolo. Il nuovo disco di Stefano Bollani, Piano Variations on Jesus Christ Superstar, è la sua personale versione del capolavoro di Andrew LIoyd Webber & Tim Rice, tra l'altro con il benestare del compositore inglese. Si tratta di un disco in pianoforte solo
Sentiamo qualche estratto dal disco insieme alle parole di Bollani:

Inevitabile a questo punto riascoltare l'originale che come tutti sapete nasce come doppio album nel 1970, con interpreti principali Ian Gillan nel ruolo di Gesù, Murray Head nel ruolo di Giuda, Yvonne Elliman nel ruolo di Maria Maddalena.
A questo proposito abbiamo anche una curiosità: la canzone di Erode non è altro che la riscrittura di un brano che Webber & Rice avevano scritto nel 1969 per la partecipazione di Lulu all'Eurofestival. E di cui esiste anche una versione di Rita Pavone!
Comunque sia, Jesus Christ nel 1971 approda al palcoscenico e due anni dopo su grande schermo con il film diretto da Norman Jewison: la storia narrata è quella delle vicende dell'ultima settimana della vita di Gesù (l'ingresso a Gerusalemme, il processo, la condanna a morte e la crocifissione).
Nel film gli interpreti principali sono Ted Neeley nei panni di Gesù, ma soprattutto quelli di Carl Anderson che interpreta Giuda Iscariota e Yvonne Elliman che è una sensualissima Maria Maddalena.
Ecco il cast al completo, ma un occhio particolare a Carl Anderson, tra tutti sicuramente il cantante più vicino al jazz e al soul, con la celeberrima What´s The Buzz - Strange thing Mystifying:

Il prossimo è una rilettura di un brano scritto da Martin Gore e inciso dai Depeche Mode nel 1989 in Violator. Ha avuto innumerevoli rifacimenti, forse perché il testo – essere Gesù per qualcun altro – si presta a molte letture. Noi ovviamente abbiamo scelto una versione jazzata, quella di Karen Souza:

Di sicuro in questi giorni un po' di fede farebbe comodo; scegliete voi in cosa. Noi vi diamo lo spunto per rifletterci con Art Blakey & The Jazz Messengers, anzi per la precisione con quelli che vengono definiti i New Messengers. Infatti la formazione guidata dal batterista Art Blakey ha cambiato innumerevoli volte i suoi componenti; qui siamo nel 1964, Wayne Shorter ha appena raggiunto il nuovo quintetto di Miles Davis e al suo posto in questo disco inciso per la Limelight - 'S Make It (in slang 'Let's go') – c'è John Gilmore. Con lui Lee Morgan alla tromba, Curtis Fuller al trombone, John Hicks al piano e Victor Sproles al contrabbasso.
Il brano appunto si intitola Faith:

A dimostrazione che bisogna avere fede ecco le parole di Alan Elliott: "Dico sempre che questo film è un miracolo". Chi è Alan Elliott? È il produttore e "secondo regista" di Amazing Grace, l'uomo che ha ereditato il film Amazing Grace da Sydney Pollack, nel frattempo scomparso.
Amazing Grace era stato girato una sera del gennaio 1972 presso la New Temple Missionary Baptist Church di Los Angeles quando Aretha Franklin incise l'album omonimo, il disco gospel più venduto di tutti i tempi. Dopo essere rimasto incompiuto per più di quarant'anni, il film è riapparso nel 2018. In quello stesso anno la Rhino ha ristampato il disco in 4LP e 2CD. Vediamo il trailer del film

Dalla voce del Soul alla voce del Jazz che è senza discussioni Billie Holiday. La riascoltiamo qui con una canzone scritta da lei e Arthur Herzog Jr. nel 1939 e registrata per la prima volta il 9 maggio 1941. Questa versione arriva da una seduta d'incisione del giugno 1956 per la Verve in cui ad accompagnarla c'erano Charlie Shavers (tromba) Tony Scott (clarinetto) Paul Quinichette (sassofono tenore) Wynton Kelly (pianoforte) Kennie Burrell (chitarra) Aaron Bell (contrabbasso) Lennie Mc Browne (batteria).
Nella sua autobiografia Lady Sings the Blues la Holiday ha raccontato che sia stata una discussione con la madre a ispirarle God Bless the Child:

E arriviamo adesso al Discorso della montagna, quello in cui Gesù nel racconto dell'evangelista Matteo tra l'altro insegna ad amare i propri nemici, uno degli insegnamenti che più immediatamente possiamo collegare al pensiero pacifista, ad esempio di Marthin Luther King, la cui figura abbiamo ricordato nella puntata di sabato scorso.
Ma collegarlo al jazz? Ci soccorre una composizione di Dave Brubeck dal titolo Blessed Are The Poor, ispirata proprio dal Sermon On The Mount.
Ascoltiamola questa esibizione dal vivo con i Gerry Mulligan al sassofono baritono, Jack Six al contrabbasso e Alan Dawson alla batteria,

Oscar Peterson - Easter Suite - Why Have You Betrayed Me

Nel 1984 London Weekend Television commissiona a Oscar Peterson la Easter Suite. Sono otto movimenti che seguono gli eventi legati alla storia del Vangelo. La prima viene trasmessa il Venerdì Santo, il 24 aprile 1984 e insieme a lui ci sono Niels-Henning, Orsted Pedersen (contrabbasso) e Martin Drew (batteria).

Nell'ultimo decennio della sua vita, Duke Ellington ha scritto tre concerti sacri: uno nel 1965, uno nel 1968, il terzo nel 1973. I concerti attingono alle radici della cultura afro-americana, nonché nella sua profonda fede religiosa, riuscendo a combinare tutto insieme in uno spirito universale, racchiuso dalla sua inequivocabile firma musicale. La rivista Ebony definì il pezzo "storico", collocandolo come parte di un movimento più ampio della metà degli anni '60 che riuniva jazz e religione.
Noi scegliamo un brano dal secondo concerto registrato tra gennaio e febbraio del 1968 con l'orchestra che riuniva ancora tutti i suoi più validi esponenti, da Cat Anderson e Cootie Williams alle trombe a Russell Procope, Johnny Hodges, Paul Gonsalves e Harry Carney ai sassofoni.
La voce è quella di Alice Babs, cantante svedese che dal 1963 cominciò a collaborare con Ellington che di lei amava dire, a riprova della sua versatilità e della sua estensione vocale, che quando non era disponibile per cantare le parti che lui aveva scritto, doveva usare tre diversi cantanti.

Chilly Gonzales, pseudonimo di Jason Charles Beck, è un pianista canadese residente a Parigi. Nel 2004, dopo una lunga carriera di produttore e cantautore, ha pubblicato un disco di solo piano che ha avuto un successo clamoroso, rivelando un nuovo volto dell'artista. Lo scopriamo da un'esibizione al Montreux Jazz Festival del 2017 dove reinterpreta a modo suo un celeberrimo brano di George Michael, Faith

L'ultimo tratto del percorso musicale di John Coltrane è profondamente permeato dalla spiritualità, una ricerca come scrive nelle note di copertina di A Love Supreme, lo avrebbe condotto ad una vita più ricca, più piena, più produttiva. Il 9 dicembre del 1964 registra nello studio di Rudy Van Gelder un disco che con il passare degli anni è diventato una vera e propria leggenda. La deluxe edition in versione doppio CD di A Love Supreme pubblicata dalla Impulse! nel 2002 contiene l'album originale, quattro versioni alternative (due di Acknowledgement e due di Resolution in cui si ascolta anche Archie Shepp nella seduta del 10 dicembre che Coltrane decise di non utilizzare) e l'intera esecuzione dal vivo della suite registrata durante un concerto ad Antibes, in Francia, nel 1965.
Proprio da questa esibizione vi facciamo ascoltare la quarta e ultima parte della suite, Psalm

Non poteva mancare in questo speciale di Pasqua Ray Charles, l'uomo che ha traghettato il gospel verso la modernità (suscitando non poche polemiche e avversioni da parte dei più intransigenti difensori della sacralità di quella musica).
Nel 1956 realizza Hallelujah I Love Her So, un singolo di enorme successo ed è con questo brano che terminiamo la puntata di oggi dandovi appuntamento a martedì prossimo.
Vi ricordiamo che ritrovate tutta la puntata sul sito di Disco Club immediatamente dopo la fine della trasmissione e le tre puntate di questa settimana in un'elegante playlist sul mio Spotify (seguiranno link)
Augurandovi una felice Pasqua nei limiti del possibile Free Fall con Danilo Di Termini vi ha tenuto compagnia con Stefano Bollani, Ted Neeley, Yvonne Elliman, Carl Anderson, Art Blakey & The Jazz Messengers, Aretha Franklin, Billie Holiday, Dave Brubeck, Gerry Mulligan, Oscar Peterson, Duke Ellington, Chilly Gonzales, John Coltrane, Ray Charles. Ciao

Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e bentornati all'appuntamento del sabato con 'Blue Morning', un'ora di musica afroamericana (e non solo) in compagnia di Dario Gaggero – che sono io.
Cominciamo la nostra puntata con un vero e proprio titano del blues che avevamo completamente ignorato nelle trasmissioni precedenti, John Lee Hooker.
Un'ipnotica versione del suo classico 'Boom Boom' da una rara apparizione televisiva di metà anni '60.

Facciamo un salto in casa Stax dove Isaac Hayes si distinse ben presto come musicista, autore e infine artista.
Dotato di una voce profonda e sensuale (che per certi versi sarà il blueprint sul quale modellerà le sue performance Barry White in epoca disco) raggiunse l'apice della sua fama personale – se non artistica – con la colonna sonora del film 'Shaft', capostipite della cinematografia blaxploitation.
Dal suo secondo album (e primo capolavoro) 'Hot Buttered Soul' del 1969 ascoltiamo la sua 'Hyperbolicsyllabicsesquedalymistic'.

Cambiamo completamente registro con Little Hat Jones, un musicista itinerante texano (pare si esibisse anche come 'spalla' di Blind Lemon Jefferson e Texas Alexander) dalla carriera piuttosto avara di soddisfazioni ma che ci ha lasciato in eredità alcune perle registrate alla fine degli anni '20.

Questa è 'Bye Bye Blues'

 Guidati dai gemelli identici Clifton e Claude Trenier e interpreti di un jump blues già 'spinto' verso il nascente rock'n'roll, i Treniers erano famosi all'inizio degli anni '50 per la loro dinamica e colorita presenza scenica che pare abbia influenzato Bill Haley e diversi pionieri del nuovo verbo.
Oggi ho selezionato la loro divertente 'Buzz Buzz Buzz'.

Pesantemente influenzato dallo stile vocale di Howlin' Wolf, Big Bad Smitty è un cantante del Mississippi che si è imposto all'attenzione degli appassionati alla fine degli anni '80.
Per un certo periodo si è esibito addirittura con Hubert Sumlin, nel dichiarato intento di avvicinarsi il più possibile al sound del Lupo.
Questa 'Still a Fool' è tratta dall'album 'Mean Disposition' del 1991

Caratterizzata da uno stile vocale diretto e potente – decisamente influenzato dal blues – Marie Knight è stata una piccola grande stella del gospel postbellico. Le sue incisioni su Decca della fine degli anni '40 riuscirono a conseguire anche un discreto successo di vendite, cosa decisamente non usuale.

Questa è 'I thank you Jesus', del 1949:

In una delle puntate precedenti abbiamo parlato di Roberto Ciotti, ricordate?
Oggi è il turno di un altro dei veri pionieri del blues italiano, ancora oggi sulle scene. Sto ovviamente parlando di Fabio Treves, il Puma di Lambrate.
Questa 'Stress Blues' della sua Treves Blues band è tratta dallo storico LP 'Blues Rock and Country Things', testimonianza di un'esibizione al Ciak di Milano nel 1979.

 Calvin Leavy si affacciò sulla scena blues con la sua 'Cummins Prison Farm' (1969), emozionante brano dalle chiare venature soul nel quale descriveva in maniera cruda ed efficace le manchevolezze del sistema carcerario americano.
Amara ironia della sorte la sua carriera (dagli altalenanti esiti commerciali ma sostenuta da incisioni di grande valore artistico) venne stroncata dal suo arresto per commercio e utilizzo di sostanze stupefacenti.
Il luogo di detenzione? Proprio la Cummins Prison Farm...

Little Sonny è un virtuoso dell'armonica cresciuto nel mito di Sonny Boy Williamson (ma con uno stile elettrico più vicino a Little Walter e soci, almeno alle mie orecchie).
Si è imposto sulla scena soul blues con tre album su Stax pubblicati nei primi anni '70, ricchi di strumentali dalle forti tinte funk.
Tratta da 'New King of Harmonica' (1970) questa è 'The Creepers Returns'

Dopo aver iniziato la sua carriera come batterista di Albert Collins, Coco Montoya si impose all'attenzione degli appassionati di blues rivestendo il ruolo di chitarrista nei Bluesbreakers di John Mayall per gran parte degli anni '80.
Dalla metà degli anni '90 ha pubblicato diversi lavori come solista, con uno stile aggressivo a volte spinto in una direzione maggiormente rock.
Questa 'It's my own tears ' è tratta dall'album 'Dirty Deeds', del 2007

Adesso parliamo di un altro mito del blues elettrico, dallo stile semplice ma accattivante: Jimmy Reed!
Con un sound caratterizzato da ritmi cadenzati e dalle acutissime note dell'armonica i suoi brani ebbero nella seconda metà degli anni '50 un buon successo mainstream e vennero imitati e coverizzati senza pietà da praticamente tutti gli esponenti della prima ondata del british blues.

Chiudiamo questa puntata con un classico di una delle pochissime (l'unica?) stelle del rock'n'roll ancora sulla breccia: la scatenata e autobiografica 'Lewis Boogie' di Jerry Lee Lewis!

Buona Pasqua a tutti!

 

 

L'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.



Per puro caso e grazie al grande Pitta ho finalmente trovato su Youtube (e quindi gratis) una versione in alta definizione e con i sottotitoli in italiano del celeberrimo "The decline of western civilisation", documentario di Penepole Spheeris, che nel 1981 immortalò la scena di Los Angeles in un suo passaggio cruciale tra il punk e l'hc. Tra i protagonisti di questo bellissimo lavoro ci sono i Fear, una band che amava provocare il pubblico, usando un linguaggio scorrettissimo e violento. Questa è "I love living' in the city", un loro classico.


La quarantena che ci costringe a stare a casa ci offre anche più tempo da dedicare alla lettura, alla musica e ai film. Io, per esempio, in questo mese chiuso fra 4 mura ho guardato un mucchio di documentari sul punk, complice anche qualche ottima dritta da parte di qualche amico. E così ecco una serie di canzoni tratte o comunque ispirate a quei documentari. La prima è "At Gilman Street" pezzo dei californiani Mr. T Experience dedicato al mitico centro giovanile di Berkeley, attorno al quale, tra fine degli Ottanta e i primi Novanta, fiorì una scena punk-hc pazzesca (da cui nacquero anche i Green Day). Quella storia è immortalata nel bellissimo documentario "Turn it around", prodotto proprio da Bllie Joe, Mike e Trè.



Dura appena 26 minuti, ma è un vero gioiello a cominiciare da titolo (e lo trovate gratis su Youtube) "Hanno paura di me. Sanno che sono punk e che vengo dal Canaletto", documentario sul Professor Bad Trip. Un omaggio alla figura di questo grandissimo artista spezzino - vero nome Gianluca Lerici - scomparso troppo presto nel 2006. Disegnatore e illustratore di enorme talento, col suo tratto pieno, "grosso" e di grande impatto il Prof. era legatissimo alla scena punk italiana, in cui ha sempre militato. Dal 1980 al 1982 ha cantato nella punk band Holocaust, che ha lasciato pochissime tracce (giusto su qualche compilation). Così poche che sul Tubo non ho trovato neppure un pezzo. E allora ho deciso di mettere un brano dei suoi amici e concittadini Fall Out, "Punx united", dall'ep "Criminal world" del 1983.



Non è propriamente un documentario, ma una serie televisiva in 4 puntate da un'ora, "Punk", in onda su Sky Arte. E' prodotta da Iggy Pop e racconta, in modo efficace anche se non esaustivo, la nascita e lo sviluppo di questa controcultura attraverso una ricca serie di interviste a protagonisti di primo piano come Johnny Rotten, Marky Ramone, Wayne Kramer, Fat Mike, Kathleen Hanna ecc. In onore del grande Iggy che ha avuto questa bella idea ecco un pezzone degli Stooges: "1969" dal primo disco omonimo uscito, appunto, nel 1969.



A chi ha Prime Video consiglio caldamente la visione dell'interessante "My Buddah is punk", un documentario del 2015 sulla scena punk della Birmania. A Myanmar c'è una sorta di posto occupato (Common Street) in cui dei punk molto determinati stanno cercando di divulgare i valori della non violenza, dell'unità e della convivenza, con messaggi molto radicali. Una declinazione buddista del punk davvero interessante, con tanto di fanzine e band (uno di loro indossa persino una maglietta dei Klasse Kriminale). Questi sono i Rabel Riot, band protagonista del documentario, con "Wf 2007".



Su Youtbe (scandagliatelo perché ogni giorno esce fuori una nuova chicca) si trova, da qualche giorno, anche un mini-doc sull'ottima band hc-punk (con influenze metal-crossover) Upset Noise. Gruppo di Trieste venuto fuori dalla primissima scena hardcore del nostro Paese e che, attraverso vari cambi di formazione e un indurimento del suono, è arrivato fino al 1994, suonando in giro per tutta Europa. Il documentario, semplice ma molto interessante, è prodotto dalla mitica Foad Records ed era allegato come dvd alla ristampa dei due dischi migliori dalla band "Nothing more to be said" e "Growing pain" insieme a un live dell'86. Questa è l'intramontabile "Growing pain".


Ancora su Youtube (ma come per i Fugazi ho il dvd originale) trovate anche il documentario "American hardcore", con sottotitoli in italiano, che faceva da corollario al bellissimo libro di Blush pubblicato con questo stesso titolo una dozzina d'anni fa da Shake Edizioni. Come si può facilmente intuire, il film parla della scena anni Ottanta a stelle e strisce e mette in fila una folta schiera di protagonisti di quell'epoca magica. Tra i miei preferiti di sempre ci sono gli Husker Du, che quindi vi beccate qui sotto la favolosa "It's no funny anymore", tratta dal mini "Metal circus" dell'83.


Credo lo abbiate visto tutti, ma non si sa mai. "The great rock'n'roll swindle" è il primo documentario sui Sex Pistols, uscito pochi mesi dopo il loro scioglimento. Fu una trovata del funambolico manager Malcom McLaren e vene immediatamente rinnegato da Johnny Rotten. Io l'ho visto 22 o 24 anni fa, avevo comprato la videocassetta in edicola, all'interno di una raccolta di documentari sulla musica rock. E' una roba abbastanza choccante per un ragazzino di 16 anni, ma anche molto divertente. Totalmente sconclusionato e a tratti velleitario, ma comunque bellissimo, "The great rock'n'roll swindle" è supportato anche una colonna sonora in doppio lp che mi è sempre piaciuta parecchio. Questo super brano, "Silly thing" è accreditato ai Sex Pistols, ma è opera di Paul Cock e Steve Jones, che stavano dalla parte di Malcom e precede di poco la loro nuova band insieme.



Chiudo la puntata con il documentario "La scena", sulla scena punk italiana degli anni Novanta. Un lavoro totalmente autoprodotto e ben fatto (e gratis su Youtube), anche se un po' troppo concentrato sui gruppi milanesi e lombardi. Detto questo, io mi sono divertito molto a guardarlo. E non credo che gli autori, animati da un genuino desiderio di raccontare una "scena" in cui sono cresciuti, avessero velleità di completismo assoluto. Io ve lo consiglio e, per restare in ambito punk milanese, eccovi il videoclip di "Never trust a punk" dei Crummy Stuff, nel quale figurano come "attori" tantissimi protagonisti della scena punk di metà Novanta in Italia. A martedì.


 

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