Radio Disco Club 65

That's Folk di Fausto Meirana

Ciao a tutti da Fausto Meirana e da Radio Discoclub65. La nuova puntata di That's Folk! è un omaggio a Bob Dylan. Celebriamo l'uscita a sorpresa di Memory Most Foul, il brano inedito sull'omicidio di JFK, con una tracklist di brani dello "Zio Bob" interpretati da altri artisti: iniziamo con il giovane fenomeno Ed Sheeran e una versione pulita pulita di Don't Think Twice It's All Right.


Proseguiamo con una sorpresa, un brano dei più ruffiani dell'ultima parte della carriera di Dylan: Make You Feel My Love; era su Time Out Of Mind e l'hanno rifatta in molti, Billy Joel, Adele, Neil Diamond. Ma che David Bowie se ne fosse impossessato, in effetti, non lo sapevo, il brano sembra un demo, forse una registrazione casalinga. Intensa e fragile.



That's Folk! Continua con il misconosciuto chitarrista di origine Hawaiana John Cruz. Con uno stile deciso alla chitarra acustica e una buona performance vocale impone un suo passo ad una canzone difficile e criptica come Jokerman, tratta dal tostissimo Infidels.


Nel film cult The Big Lebowsky c'è questa canzone di Dylan, The Man In Me un brano tratto, se non erro, da New Morning; la versione che sentiamo ora è di Ray Lamontagne, cantautore americano con una bellissima voce piena di soul. Pochi minuti, ma intensi...

 

Un cantautore inglese, giovanissimo, con una voce che non corrisponde all'aspetto. George Ezra dichiara come maestri e ispiratori proprio Dylan e Woody Guthrie. La sua versione di Girl From The North Country è forse un po' cupa, ma tutto sommato rispettosa.


Torniamo negli USA con un componente degli Avett Brothers, giovane duo folk del North Carolina. In un video intimo, con tanto di figlioletta vagante, Scott Avett snocciola con reverenza una versione semplice e casalinga di One More Night.


La prossima canzone è Nobody 'Cept You, outtake di Planet Waves. La esegue Jack Savoretti, inglese di origini genovesi, padre marittimo, nonno partigiano (il suo nome è in una targa in via Venti Settembre). Gran bella voce, colta dal vivo con l'accompagnamento di un quartetto d'archi.


That's Folk! termina con la stessa canzone che aperto il programma di oggi: Don't Think Twice It's All Right; Allan Taylor, il raffinato cantautore inglese la ridisegna con la sua voce calda e profonda. A risentirci e rileggerci presto su Radio Discoclub65, un saluto da Fausto Meirana. Alle 16.00 arriva Antonio con la sua musica tra acqua santa e demonio. (Attenzione ghost track dopo questo post)

 

La traccia nascosta e qualche parola in italiano..

 

Oh Girls di Ida Tiberio

Oggi tocca alle "Girls of the Sixties"


Per Joan Baez la definizione icona è troppo abusata? Beh, in questo caso, perdonatemi, necesse est, come avrebbero detto i nostri "ancestors" che dimoravano lungo il Tevere. Joan Baez è un simbolo universalmente riconosciuto di impegno sociale, veicolato dal potentissimo strumento della musica. Quando negli anni sessanta i giovani americani si mobilitavano contro la guerra del Vietnam, lei era in prima fila: coerente e fiera assertrice del diritto alla disubbidienza civile. E poi la chitarra, la passione per il folk, la voce talmente perfetta da risultare un po' innaturale, l'incontro con Bob Dylan... Il resto è storia: dai club del Greenwich Village a Woodstock fino all'era Trump. Joan è ancora un bell'esempio di pensiero divergente e talento.



E' la volta di una ragazza di origini italo-ucraine, rimasta un po' sottotraccia (nonostante un paio di brani di successo) rispetto ad altre celebrità del "cantautorato" femminile degli anni '60. Eppure, la giovanissima Melanie Safka sa scrivere belle canzoni e ha una voce calda e armoniosa. Anche per lei, vale la classica e collaudata trafila di quegli anni: studi musicali di buon livello, esibizioni nei locali newyorkesi (sempre molto recettivi quando si tratta di individuare nuovi talenti) e infine, l'agognato contratto discografico. Melanie viene invitata al mitico festival di Woodstock. Accetta con un po' di riluttanza ma la sua esibizione, apprezzata anche da Joan Baez, è un successo. La giovane cantante e pianista del Queens, modesta e tenace trova spazio nel mondo della musica. Uno spazio forse troppo angusto


 

Con Carole King si entra nel tortuoso ma affascinante (bisogna pur ammetterlo) sentiero dei ricordi. Tapestry è uno dei primi album consumati senza pietà dalla puntina non proprio efficiente del mio giradischi. Sicuramente ero in buona compagnia, perché questo disco colmo di ballate memorabile, vende circa 22 milioni di copie. Carole è una pianista virtuosa e una cantante capace di infondere una buona dose di emotività e passione alle sue canzoni. James Taylor e l' immensa Aretha Franklin hanno dato lustro a You've got a Friend e Natural Noman. Canzoni che fanno parte del patrimonio musicale di tre generazioni. Anche di chi non era e non è un vorace consumatore di cultura rock

Mary Isabel O'Brian, in arte Dusty Sprigsfields è una giovane inglese dall'aria sbarazzina, avidamente appassionata di musica. Anche e soprattutto americana. Il nome richiama la sua indole esuberante, il cognome è un omaggio alla band con cui raggiunge il successo prima di intraprendere una fortunata carrierada solista. Dusty è vocalmenteeclettica; dal folk al beat fino a Burt Bucharach, Carol King e Randy Newman, non c'è nulla che non possa interpretare al meglio. Ma le sonorità in stile Motown le sono particolarmente congeniali e le permettono di affermarsi in tutto il mondo. Ovunque si sia esibita, daTop of Pops, ai set di registrazione di Nashville al (udite, udite!) Festival di Sanremo, Dusty ha dimostrato personalità e talento.

Janis Joplin. Anche per lei non sono necessarie parole ridondati. Tutto è già stato detto (a torto o a ragione) sulla figura straordinaria e tormentata di Janis Joplin, la ragazza dalla voce oscura e inquieta, proprio come la sua esistenza. Dall'adolescenza tristissima in Texas, alla passione per il blues, all'approdo in California, Janis persegue un solo obbiettivo: esorcizzare le sue insicurezze. Abusa di alcol e droghe in modo compulsivo e la popolarità, enorme e travolgente, la coglie impreparata. Sa che l'enorme successo del secondo album dei Big Brother and the Holding Company (quello con la mitica copertina di Robert Crump) è in gran parte merito suo. E' amata e osannata come una vera diva. Ma questo non mitiga la sua solitudine e il senso di inadeguatezza che la accompagnerà fino alla tragica, precocissima morte

 

Ecco l'autentica, indiscutibile regina della Motown: Diana Ross. Il rhythm'n blues, il soul e la musica dance degli anni settanta devono molto alla carica emotiva della sua voce e al suo indiscutibile fascino. Con Florence Ballard (il cui grande talento fu oscurato dalla forte personalità Diana) e Mary Wilson fonda quell'implacabile macchina da hits chiamata Supremes. Sotto l'egida del principale pull di autori della Motown, Holland-Dozier-Holland, le Supremes macinano successi e riconoscimenti in tutto il mondo. Ma la carriera di Diana Ross sopravvive allo scioglimento del gruppo e si rafforza ulteriormente. Interpreta Billie Holyday nel film biografico The Lady sings the blues e spopola nelle discoteche di tutto mondo con i suoi memorabili pezzi dance

 

 

 

Free Fall di Danilo Di Termini

Buongiorno a tutti, sono le 14 e sta per iniziare Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione dedicata al jazz (e dintorni) di questa bizzarra emittente che si chiama Radio DiscoClub 65.
Io sono Danilo Di Termini e in questo periodo sono abbastanza a mio agio perché per la prima volta sono legittimato a stare a casa a spulciare vecchie discografie, vedere film muti e leggere libri che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare.
Ma non perdiamoci in chiacchiere: in questa puntata ascolteremo Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride, Brian Blade, Big Vicious, Avishai Cohen, Yonathan Avishai, Rahsaan Roland Kirk, Ennio Morricone, John Zorn, Roberta Nardi, Alberto Graziani, David Bowie.

Come sempre cominciamo con una novità. E che novità. L'etichetta Nonesuch ha annunciato per il 10 luglio l'uscita di RoundAgain, nuovo disco a nome di Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride e Brian Blade. Un all-star quartet, che aveva già registrato in questa formazione nel 1994 nel disco di Joshua Redman, MoodSwing. L'album conterrà sette inediti, tre di Redman, due di Mehldau e uno di McBride e Blade.
Sentiamo Right Back Round Again

 

Altra novità è il nuovo album di Avishai Cohen. Attenzione, questo è il trombettista e non il contrabbassista omonimo. Il nuovo progetto esce per ECM e si chiama Big Vicious, un originale ensemble formato da Yonatan Albalak alla chitarra Uzi Ramirez alla chitarra e basso, Aviv Cohen e Ziv Ravitz alla batteria ed elettroniche varie; avrebbero dovuto suonare in Italia a marzo, ma ovviamente la data è saltata. Voci ben informate ci dicono che sarebbero stati anche a Genova, al Gezmataz di Marco Tindiglia, ma a questo punto chissà...
Peccato perché la loro musica è davvero interessante, mescola rock, pop, trip-hop, ma tiene salda la barra del jazz. Sentiamoli comunque dal vivo, da un'esibizione dello scorso anno al festival francese Jazz sous les Pommiers, Pyramid Song (sì quella dei Radiohead)

 

A settembre era uscito un altro disco di Avishai Cohen; si tratta di Playing The Room, in duo con il pianista Yonathan Avishai. Conteneva una delicatissima cover di Sir Duke di Stevie Wonder. Eccola:

 

Adesso grazie a Stevie Wonder torniamo indietro nel tempo e facciamo visita a Rahsaan Roland Kirk, sassofonista prodigioso, noto per la sua capacità di suonare più strumenti contemporaneamente, oltre che inventore di una tecnica in cui si soffia e canta nelllo strumento. Grandissimo flautista, cieco dall'infanzia per una sciagurata disgrazia, è scomparso prematuramente a soli 41 anni nel 1977.
Riascoltiamolo proprio con una cover di un pezzo di Stevie Wonder, My Cherie Amour


 

Inevitabile a questo punto andare da Stevie Wonder, uno degli artisti più geniali della storia della musica tutta. Prima del brano di Roland Kirk avevamo ascoltato Sir Duke, brano dedicato a Duke Ellington e proveniente dal meraviglioso doppio album del 1976, Songs in the Key of Life. Proprio a quello stesso periodo appartiene questo raro filmato di "As".

 

Restiamo nel 1976 quando usciva anche un film piuttosto discutibile a regia di Carlo Lizzani, si intitolava Ore 22 (San Babila ore 20: un delitto inutile). Ne abbiamo discusso recentemente con l'amico Diego Curcio che lo considera un film di culto; io l'ho trovato approssimativo, improbabile e piuttosto ideologico. Su una cosa siamo d'accordo: la colonna sonora di Ennio Morricone è come quasi sempre accade molto interessante. Ascoltare per credere

 

Se si parla di Morricone applicato al jazz inevitabile arrivare a John Zorn. In uno dei suoi dischi più famosi (prima che ne sfornasse una dozzina al mese...) c'è The Big Gundown – John Zorn plays the music of Ennio Morricone. Uscito nel 1986 con un gruppo che comprendeva Bill Frisell, Bobby Previte, Tim Berne, Arto Lindsay, Fred Frith e molti altri ancora, ripropone molti titoli celebri (e meno) del grande compositore romano. Sentiamo la sua rilettura di Il Clan dei siciliani, film del 1969 di Henri Verneuil con Alain Delon, Jean Gabin, Lino Ventura e anche il nostro Amedeo Nazzari.

 

Anche oggi siamo andati in giro su Facebook a sfrucugliare tra i post che gli amici musicisti stanno condividendo in questi giorni in cui si ha molto tempo per ascoltare e fare nuove scoperte.
Grazie a Roberta Nardi ho conosciuto Chiquinha Gonzaga, una compositrice, pianista e prima direttrice d'orchestra brasiliana. Prima, perché stiamo parlando degli anni a cavallo tra fine '800 e inizio '900! In Brasile è molto famosa visto che nel 2012 è stata istituita la Giornata nazionale della musica popolare, celebrata il giorno del suo compleanno, il 17 ottobre.
Roberta nel giugno dell'anno scorso insieme al chitarrista Alberto Graziani si è esibita in piazza dei Garibaldi, nel centro storico di Genova. Una videoregistrazione molto semplice, ma un'esibizione davvero toccante di una bellissima canzone, Lua Branca.

 

Dalla luna ad una Stella, che purtroppo ci ha lasciato. Sto parlando di David Bowie che nelle sue poliedriche trasformazioni musicali ha sfiorato più volte il mondo del jazz. Nell'ultimo disco poi la presenza di musicisti come Donny McCaslin o Mark Guiliana e di brani come Sue (Or in a Season of Crime) composto insieme a Maria Schneider, hanno spostato decisamente la musica del duca Bianco verso sonorità più affini alla musica che vi proponiamo.
A proposito, prima di lasciarvi vi ricordiamo che in questa puntata abbiamo ascoltato Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride, Brian Blade, Big Vicious, Avishai Cohen, Yonathan Avishai, Rahsaan Roland Kirk, Ennio Morricone, John Zorn, Roberta Nardi, Alberto Graziani, David Bowie.
Ritrovate tutto come sempre sul sito di Disco Club o tra poco in una comoda playlist su Spotify. L'appuntamento con Free Fall e il jazz di danilo Di Termini è martedì prossimo.
Vi lascio con Dark Star di David Bowie. Buon weekend.

 

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