Radio Disco Club 65

Blue Morning di Dario Gaggero

Ben ritrovati ad un'altra puntata di 'Blue Morning' e ad un altro viaggio nella musica nera di tutte le fogge (o quasi).
Oggi partiamo con l'unico 'King' che abbiamo sinora trascurato: Albert King!
Ha iniziato la sua carriera nel mondo della musica come batterista (tra gli altri per Jimmy Reed) ma ben presto si è affermato come chitarrista, cantante ed autore di altissimo livello - come testimoniano i suoi fortunati dischi su etichetta Stax.
Questa è la sensuale 'I'll play the blues for you', del 1972.



Oggetto di cover da parte dei primi Rolling Stones e (anche se non ufficialmente) dei primissimi Who, Slim Harpo è stato uno dei protagonisti dello stile swamp blues della Louisiana, sfruttando la sua pungente armonica e la sua voce nasale per affascinanti brani dal ritmo cadenzato e 'paludoso'.
Ecco la sua celebre 'I Got Love If You Want It'



Aynsley Dumbar è stato decisamente attivo sulla scena rock internazionale: ha mancato per un soffio la possibilità di diventare il batterista della Jimi Hendrix Experience e ha suonato – tra gli altri - con John Mayall, Jeff Beck, Eric Burdon, Frank Zappa, Journey e Jefferson Starship. Non deve avere un carattere facile, visto che ha rotto i rapporti praticamente con tutti...
I dischi dei suoi Aynsley Dunbar Retaliation (la 'rappresaglia' era nei confronti di John Mayall, reo di averlo cacciato dai Bluesbreakers) sono dei gioiellini di rock blues ingiustamente sottovalutati.
Tratta dal loro album 'To Mum, from Aynsley And the Boys' (1969), questa è: 'Run you off the hill'.



Tratto dallo storico album 'Live at Bill Graham Fillmore West' che vedeva coinvolti tutti i nomi più importanti della 'nuova generazione' di bluesmen bianchi degli anni '60 (Mike Bloomfield, Mark Naftalin, Nick Gravenites...) un divertente brano soul cantato dal batterista e percussionista Bob Jones



La Texana Carolyn Wonderland è recentemente salita agli onori delle cronache come prima chitarrista di sesso femminile nei Bluesbreakers di John Mayall. Anche se la 'sponsorizzazione' di un nome storico è sempre importante i suoi dischi (e filmati come quello che vi metto ora) testimoniano che è assolutamente in grado di camminare con le sue gambe.



Per il consueto spazio dedicato ai musicisti italiani ho deciso oggi di parlarvi di uno dei veri pionieri del blues nel nostro paese, che purtroppo non è più tra noi. Sto parlando di Roberto Ciotti - indimenticato interprete di brani come questa 'Super Gasoline' tratta dal quasi omonimo LP 'Super Gasoline Blues' pubblicato dalla Cramps nel 1978.



È tornato il momento del rock'n'roll più bizzarro, di quello che piace a me. Questo è Mickey Lee Lane con la sua 'The Zoo'. Pronti a ballare?



Noto inizialmente come sideman (ha suonato su dischi di Billy Boy Arnold, Otis Rush e Magic Sam) Mighty Joe Young si è affermato come leader all'inizio degli anni '70 con gli album su Delmark e Ovation, grazie al suo chitarrismo misurato e a convincenti doti interpretative.
Qui avete una sua interessante versione dal vivo di 'Baby, please'.



Oltre ad aver suonato nei Roomful of Blues (e in seguito nei Fabulous Thunderbirds) Duke Robillard ha coltivato una carriera solista di tutto rispetto, all'insegna del suo stile eclettico, spesso alternando album di blues più classico ad altri orientati verso lo swing.
Questa 'I still love you baby' è tratta dal suo album 'Duke's Blues', del 1996.



J.B. Lenoir è stato tra i pochi bluesmen della sua epoca ad aver affrontato anche temi di attualità politica e sociale senza mezzi termini. Dotato di una voce acuta e limpida e di uno stile pacato (spesso in contrasto con i suoi sgargianti abiti di scena) è morto a soli 38 anni defraudando il mondo della musica di un artista di grande valore. Questa è una sua storica interpretazione di 'Alabama Blues'.


Chiudiamo con un brano un po' diverso dal solito.
Fautore di un'originale e virtuosistica proposta elettroacustica Monte Montgomery è un chitarrista i cui lavori sono un mélange di vari stili, non necessariamente legati al blues. Eccovi una sua interessante versione di 'Soul of a man' di Blind Willie Johnson.
Vi auguro una buona giornata.
Alla prossima puntata,


Dario.

 

Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Benvenuti ad una nuova puntata di 'Heavy Metal Parking Lot'! Pronti ad un'ora e mezza in compagnia di hard rock ed heavy metal?
Come al solito aspettiamo le vostre richieste (dai Bon Jovi agli Impaled Nazarene). Fatevi sotto.
Ma visto che ogni promessa è debito cominciamo con un bravo chiesto da Monica Merlin la volta scorsa ma che non siamo riusciti a mettere per problemi di tempo. Sono i Sepultura con 'Territory', dall'album 'Chaos A.D.' (1993)



Scusate le interferenze ma il mio computer oggi è meno performante del sito dell'INPS. Proseguiamo con un classico dell'hard rock inglese (vabbè, con innesti tedeschi): 'Doctor Doctor' degli UFO (da 'Phenomenon' (1974).



Sotto con un'altra richiesta: questa è per Tiziana - e dovrebbe farvi capire che non ci scandalizziamo di fronte a niente!
E' il video di 'Drunken Lullabies' dei Flogging Molly!



Passiamo direttamente in Germania con un brano del loro 'primo periodo' (secondo se consideriamo gli inizi, più vicini a certo kraut rock): la neoclassicheggiante 'Sails of Charon'.



Questa è una richiesta di Davide Pastorino: la sulfurea 'Bible Black' degli Heaven and Hell (praticamente la resurrezione dei Black Sabbath con Dio alla voce, come senz'altro già saprete).



Niente raga, stasera è veramente nera dal punto di vista tecnologico (mi ha anche saltato una canzone: li avete visti gli Skid Row?). Rimanendo sul nero eccovi gli UADA per Michele Massari.



Dopo tutta questa oscurità vi metto qualcosa di decisamente più light: il video di 'Panama' dei Van Halen...



Dedicata a quel poser di Michele Minuto (parole sue) da parte di GianPier Guspe: 'The Ultra-Violence' dei Death Angel.



Altra richiesta, stavolta del Master Panzer in persona: il classico dei Motorhead 'Ace of Spades'!



Di classico in classico: questa è 'Murders in the Rue Morgue', di Edgar Allan Poe...ehm, no.
Per Stefano Espinoza.



Un'altra richiesta da parte di Tiziana: dall'Irlanda dei Flogging Molly ci spostiamo a casa dei Dissection (direi in Svezia. Ma non sono sicuro di voler sapere esattamente dove sia)!



Proseguiamo con le richieste: per Michele Massari abbiamo il video di 'Wild Child' degli W.A.S.P.!



Il pezzo più noto dei gallesi Budgie è senz'altro la loro 'Breadfan' (grazie ovviamente alla cover dei soliti Metallica): questa è di nuovo per Maximum Panzer, il leader della Panzer Division.
p.s.: certo che come look non è che si sforzassero tanto i Budgie, eh...



Ultima richiesta della serata! Stavolta sono i Pantera con la loro '5 minues alone' (per Stefano Espinoza).


Siamo in ritardo - ma visto che problemi tecnici vi hanno orbato di una canzone vi posto un pezzo lampo. '....you're dead!'
Ci vediamo sabato sera, stessa ora, stesso luogo.
Preparate le richieste!

Dario.

 

La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Buon Primo Aprile a tutti - data la situazione potrebbe sembrare giusto uno scherzo - dalla "Musica di Antonio fra acqua santa e demonio" con la seconda puntata dedicata alle canzoni menzionate da Bob Dylan nella sua lunghissima Murder Most Foul. Com'è ormai noto, la canzone prende spunto dall'assassinio del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy (22 novembre 1963) per poi allargare lo sguardo a tutta l'ultima parte del XX secolo. Dylan lo fa menzionando un gran numero di canzoni e musicisti per lui importanti. Buffo che uno come lui sia così affascinato dalla storia della musica pur essendo un pilastro di quella stessa storia. Ecco dunque altri cinque pezzi da lui citati, seguiti da un brano dedicato a JFK e da uno inciso nel 1963 da Zimmy medesimo. Intanto la sigla.


THE WHO – ACID QUEEN
"Tommy, can you hear me, I'm the Acid Queen"
Questa è la versione proveniente dalla ridondante ma efficace trasposizione cinematografica di Tommy ad opera di Ken Russell. In un simile contesto inutile dire che Tina Turner è una "regina dell'acido" perfetta. Due curiosità: 1) Nella versione con la London Symphony Orchestra del 1972 il ruolo era stato affidato alla cantante scozzese Maggie Bell; 2) Si dice che, prima di scegliere Tina Turner, Russell avesse pensato a David Bowie. Il legame del personaggio Tommy con Kennedy resta vago, a meno di non considerarlo messia/agnello sacrificale al pari del Presidente.


HARRY BELAFONTE - OH FREEDOM
"Freedom, oh freedom, freedom over me"
Qui il legame con la storia degli Stati Uniti è invece evidente. Oh Freedom è un inno afroamericano che si dice risalente agli anni immediatamente successivi alla Guerra di Secessione, Si tratta di uno dei canti antisegregazionisti più noti e poderosi. Fra le molte versioni esistenti si è scelta quella di Harry Belafonte, non solo cantante ma anche portabandiera delle lotte per i Diritti Civili sempre e comunque.



"Wake up, little Susie, let's go for a drive"
Gli Everly Brothers furono fondamentali per la nascita della musica "giovane" nel secondo dopoguerra tanto quanto Elvis Presley e Chuck Berry. I genitori di Don e Phil erano cantanti country e i due ragazzi assorbirono la tradizione musicale bianca per poi fonderla con le suggestioni nere del rock'n'roll. Qui sono in playback, ma la loro vitalità, così come l'ascendente esercitato sui Beatles, risultano evidenti.

TOM JONES – WHAT'S NEW PUSSYCAT
"What's new pussycat? What 'd I say?"
Due canzoni in un unico verso! Parliamo della prima, tema dell'omonimo film diretto da Clive Donner nel 1965 e interpretato da stellone quali Peter O'Toole, Peter Sellers e Romy Schneider. Dello stesso calibro gli autori della canzone, ovvero la premiata coppia Burt Bacharach- Hal David. Quanto a Tom Jones, bisogna dire che all'epoca era parecchio popolare pure lui, sex bomb per signore che ancora sdegnavano il fascino più perverso di Mick Jagger.

RAY CHARLES – WHAT'D I SAY
"What's new pussycat? What 'd I say?"
Seconda delle due canzoni in un verso, What'd I Say è davvero una delle pietre miliari nella storia della musica con la sua fusione di jazz, r'n'b e gospel. Anche in questo caso il legame con Dylan può essere una suggestione associata agli anni '60 e alle loro rivoluzioni musicali. Oppure un più desolato "che dire?" legato alla morte di Kennedy. Ma, si sa, con Dylan è tutto possibile.

BOB DYLAN – BLOWIN' IN THE WIND
Non è la versione apparsa sull'album The Freewheelin' Bob Dylan. Qui siamo al festival di Newport del 1963, rassegna dedicata a folk, blues e gospel oltreché ostello di tutte le anime progressiste dell'America di quegli anni. Insieme a Dylan (decisamente deprecabile alla chitarra) c'è un parterre di stelle e buoni sentimenti rappresentato da Joan Baez (che non può esimersi dall'andare più alta di tutti con la voce), Peter, Paul & Mary, Freedom Singers e Pete Seeger (che ancora voleva bene a Bob prima del tradimento elettrico). Siamo alla fine di luglio del 1963, il Movimento per i Diritti Civili sembra invincibile. Mancano meno di quattro mesi all'assassinio di Kennedy, dopodiché la storia prenderà una piega diversa da quella auspicata dai ragazzi di Newport. Un saluto a tutti da Antonio Vivaldi e restate sintonici con Radio Discoclub65.

 

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