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Dirty Pretty Things
All’inizio del 2008 Serj Tankian ha fatto il suo esordio da solista con lo splendido “Elect The Dead”, dal quale sono tratti tutti i pezzi eseguiti dal vivo. Il concerto soffre forse di un leggero difetto tecnico, ossia un mixaggio leggermente basso, che comprime un po’ il suono, sul disco davvero esplosivo. Ma Serj ha nella voce uno strumento incredibile, e diverte molto anche l’attitudine sulla scena: a un certo punto domanda al pubblico se apprezza gli Abba, e si lancia in una versione di Money con interpolazioni della Money Money Money della band svedese. La band è compatta, e come prevedibile senza concessioni ai clichés del metal (nella tradizione dei SOAD). Serj a volte si concede alla chitarra e alle tastiere, più spesso alla sola voce. Il concerto è insomma una piena conferma del valore artistico di Tankian e della sua nuova carriera da solista. Mi sposto rapidamente sulla Scène de la Cascade, dove nel frattempo è cominciato il concerto dei Dirty Pretty Things: una performance solida, che presenta in larga parte i brani del nuovo e carino Romance At Short Notice, che rappresenta una passo avanti rispetto all’esordio, anche se il pubblico accoglie con grande entusiasmo soprattutto il primo singolo della band, Bang Bang You’re Dead. Dall’attitudine, alla musica, alla voce di Carl Barat, il debito verso i Clash è, se possibile, ancora più evidente dal vivo che in studio. Quando i Dirty Pretty Things hanno terminato, sulla Grande Scène sono già all’opera i Kaiser Chiefs. Per loro vale il discorso inverso: bell’esordio e secondo disco da dimenticare, se non per il singolo Ruby, che anche dal vivo fa bella figura. I Kaiser hanno un suono da stadio, non per forza in senso negativo, ma spesso mancano loro le canzoni; non casualmente, i momenti più godibili sono dati dai brani migliori dell’esordio, in particolare The Modern Way e I Predict A Riot.