Artisti italiani

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ÈLIA - In concerto
Da quanti anni in questo sciagurato Paese senza memoria abbiamo il dono di una voce come quella di Lalli? Un quarto di secolo? Forse. Sta di fatto che Lalli, da diversi anni, una decina almeno, fa sodalizio con Pietro Salizzoni, senza dimenticare il prezioso apporto di Stefano Giaccone, e Èlia è il nome che identifica il progetto: canzone d'autore a livelli di assoluta eccellenza, sia che siano i due a scrivere, sia che Lalli scelga, con libertà assoluta, brani che sente vicini alla propria poetica, che è fatta, almeno dai tempi dei gloriosi Franti, di spirito libertario, consapevolezza del dolore e dello smarrimento che avvolge un po' tutti quelli che ragionano, chiarezza adamantina nel prender posizione. Questo cd raccoglie il meglio da due serate di concerti torinesi. Ci sono canzoni capolavoro, come Li riconosco a stento, o Brigata partigiana Alphaville, ci sono brani del cantautore argentino Fito Paez, c'è un'incredibile Vedrai Vedrai di Tenco, e una Ave Maria dal canzoniere di Faber mai così asciutta ed intensa. Splendidi i nuovi arrangiamenti: con archi e, anche, la tromba di Giorgio Li Calzi. (Guido Festinese)
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ANNA CINZIA VILLANI E MACURANORCHESTRA  - Fimmina, mare e focu!

Nelle note di copertina del suo primo e precedente album, Anna Cinzia Villani, formidabile giovane cantrice popolare e musicista salentina, sosteneva che "se la creatività non è supportata da buon gusto e soprattutto da una conoscenza profonda del repertorio, un arrangiamento piuttosto che valorizzare un canto, può appiattirlo o addirittura banalizzarlo". E in effetti quel disco da lacrime e brividi, "Ninnamorella" (AnimaMundi, 2008), si segnalava per l'asciuttezza e in qualche modo la "radicalità", con cui riproponeva il repertorio tradizionale. Formatasi negli anni '90 in un momento di entusiastica riscoperta della musica popolare salentina, dopo (potremmo dire) il grande riflusso che aveva coinvolto la maggior parte dei vecchi cantori (i cosiddetti alberi di canto) - e questo nonostante la prolifica stagione del folk revival italiano degli anni '70 - che non avevano più voluto saperne di ricordare una vita contadina fatta di miseria e fatica, Anna Cinzia Villani è diventata nel tempo una delle più sapienti ed ispirate studiose, ricercatrici e suonatrici (organetto diatonico e tamburello i suoi strumenti) di musica popolare oggi in circolazione. Quel che la distingue su tutto è la straordinaria voce: appassionata ed emozionante, aspra e antica e al contempo morbida e rotonda, scura e rilucente, capace dei più estremi virtuosismi e della più immediata e impareggiabile forza espressiva e comunicativa. In questo nuovo cd "Fimmina, mare e focu!" la profondità della sua ricerca musicale, culturale e storica compie un viaggio in quello che è stato il racconto della femminilità attraverso i canti della tradizione, un punto di vista decisamente inedito, dal momento che nel repertorio salentino è quasi sempre l'uomo a parlare della donna e non la donna a raccontare di sè. E proprio perchè Anna Cinzia ha conosciuto e assimilato da vicino la tradizione e il suo repertorio, stando a stretto contatto con gli ultimi cantori delle sue terre intrise di pizzica e campi di grano (compresa nonna Genoveffa Cicerello), imparando da loro a recuperare e valorizzare quell'immenso patrimonio culturale, in quest'ultimo intenso e superbo lavoro (non certo banale), grazie all'accompagnamento di alcuni valenti musicisti, riesce a concedersi qualche maggiore libertà sul piano degli arrangiamenti, che si presentano più ariosi, articolati e complessi, con quà e là qualche sconfinamento nell'idioma jazzistico: insomma un folk più mediato, e in qualche misura più rilassato, ma altrettanto autentico, efficace e convincente. A costituire l'ossatura di un album tutto da scoprire (grazie anche ad un libretto guida ricco di informazioni), del quale non sveliamo nulla. Scrigno, come scrive l'etnomusicologa Flavia Gervasi a commento del cd, di una serie di preziosi, poco conosciuti (all'interno della stessa comunità salentina) e quasi perduti canti tradizionali, ai quali si aggiunge qualche composizione inedita nel pieno rispetto della forma e dei contenuti della tradizione. Commovente e vitale. (Marco Maiocco)

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LAUTARI - C’era cu c’era

Attivi da oltre vent'anni, i Lautari sono un gruppo di "girovaghi" cantori dialettali e musicanti catanesi, che lavora da sempre, oltre che sulla tradizione, sull'idea che questa possa rivivere in nuove composizioni che ne rispettino forme e contenuti. "Gli elementi del gruppo sono polistrumentisti e cantanti di lunga esperienza, il cui approccio alla musica è essenzialmente acustico, con un'attenzione particolare per il suono degli strumenti tradizionali: mandolino, mandola, mandoloncello, chitarra classica, chitarra acustica, contrabbasso, fisarmonica, organetto, piva, flauti e percussioni" (My Space). Non mancano ovviamente strumenti appartenenti ad altre culture, mediterranee soprattutto, e in questo "C'era una volta" fanno armonioso capolino anche un quartetto d'archi e qualche ottone. Dal 2004 il gruppo incide per la Narciso Records della celebrata e mai banale Carmen Consoli, che qui si produce in un mirabile cameo intriso di tutto il sentimento evocato dal titolo "Focu di raggia". L'album è costituito da una splendida manciata di canzoni originali, dalla modugnana e davvero superlativa "Notte Chiara", indimenticabile il suo ritornello, alla intensa e appassionata "Cifalota", fondata su soli irrequieti quattro versi, dalla ironica "Cavaliri", amara riflessione sulla nostra screditata classe politica, alla poetica e finale "Musicanti", sorta di manifesto artistico, culturale ed esistenziale: "Su cori aviti ancora d'ascutari / nisciti fora e vinitini a circari / pirchi nuatri semu musicanti / e storii ni sapemu tanti e tanti". Accorato, coinvolgente e divertente. (Marco Maiocco)

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RICE ON THE RECORD - They Have Spread Confusion

I RotR sono 4 e genovesi. Qui distillano in 7 pezzi la malinconia del rock indipendente, in modo lieve e coinvolgente, con un occhio alla scrittura e l'altro ad arrangiamenti essenziali e mai scontati. La malinconia del rock indipendente è cosa ben diversa dalla malinconia tout court: non si affida ad arpeggi lacrimevoli o revisioni folk. Vive di ritmi mid tempo, bassi gonfi, chitarre elettriche e acustiche che incrociano le armi e, solo occasionalmente, fanno rumore. Vive, anche, di pianoforte e tastiere che arrotondano il suono. Non diventa mai tristezza, e anzi saltella di tanto in tanto (Life Goes On). Arrivati alla fine si pensa a quanto siano giusti a volte i dischi di canzoni. Pure e semplici. Che non urlano e non perdono il senno a tallonare l'ultima moda (qualunque essa sia). Ma riempiono i momenti con accordi e parole. In fondo è questo il punto. (Marco Sideri)

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ESPRESSO ATLANTICO – Espresso Atlantico

Alla base del tutto c'è la versatilità istrionica di Andrea Gattico, un personaggio ben noto, nel circuito teatrale torinese: readings, concerti, gran varietà ed interventi a sorpresa con la sua bizzarra tenuta da ammiraglio retrò, i baffoni e le dita spesso (ben) appoggiate sul pianoforte. Questa è la sua creatura surreal-musicale, Espresso Atlantico: una sorta di "orchestra tascabile" - con violino, contrabbasso, percussioni assortite - che naviga a vista (ma con gran mestiere) tra tarantella e tango, rumba e valzer. Con itnerari obliqui tra Guadalupe e Buenos Aires, Giava e Gibilterra. E' un pendolo che oscilla tra Piazzolla e Càceres – e la voce del Nostro molto aiuta - quasi un immaginario segnatempo su una crociera d'antan, alla ricerca di profumi musicali assortiti. Con parecchia ironia, ma anche sincero amore per le divaganti piste assortite toccate. (Guido Festinese)

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ARTURO STALTERI - Flowers 2

Arturo Stalteri, storica voce di RadioTre, critico musicale ed ottimo pianista, ma anche compositore e musicista a tutto tondo, confeziona un disco illuminato e discreto, una breve antologia dal repertorio classico con composizioni di Debussy, Bach, Liszt, Chopin, Beethoven e Schubert. Fanno capolino un paio di brani dello stesso Stalteri e una rielaborazione per pianoforte della celeberrima "In The Court Of The Crimson King" dal famoso album dei King Crimson di Robert Fripp, per non rinnegare (giustamente) un passato da consumato progster. Perché, ricordiamolo, Stalteri, nonostante la formazione classica (o invece proprio per questo), fu tra i componenti, a metà degli anni '70, del mitico Pierrot Lunaire, gruppo di rock progressivo romano, che prese il nome da una nota composizione di Arnold Schoenberg, e del quale faceva parte anche un altro critico musicale, tra i più innovativi e audaci oggi in circolazione, l'allora (solo) chitarrista Vincenzo Caporaletti. A colpire in questo "Flowers 2" è il tocco quasi "flautato" di Stalteri e questo suo procedere sempre un pò in ritardo sul tempo. La sua è un'interpetazione dei classici colta e rispettosa, ma non filologica, decisamente contemporanea e dai tratti originali, e che prende spunto dalla grande lezione del minimalismo: economia dei mezzi espressivi, valorizzazione dello spazio. Sorprende in particolare l'esecuzione della "Fantasia Cromatica in Re minore" di Johann Sebastian Bach, eseguita come da un Beethoven che fosse andato a lezione da Michael Nyman. Davvero un piano forte al "chiaro di luna" quello di Stalteri, come recita il lunare sito internet del pianista capitolino, e come suggerisce la riproposizione della celebre sonata beethoveniana, che certo non poteva mancare all'appello. Una sorpresa e una conferma. (Marco Maiocco)

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