Artisti italiani

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K - VERY ELECTRO MUSIC
Quattro tracce, per fare incontrare la tradizione elettronica anglo-tedesca e le sperimentazioni del moderno future pop: il presente progetto ridisegna in chiave colta – l'artista, di Chiavari, proviene dal Conservatorio – tracciati sintetici e sequenze ritmiche. I paesaggi che qui si delineano, tra vortici sonori e fredde linee vocali, risultano robotici e, nello stesso tempo, piuttosto estrosi e frastagliati. E' pura cyber music, molto costruita e con inflessioni computerizzate, quella che esce dai solchi laser del mini-cd, contraddistinto in alcuni punti da echi che rimandano alla dark wave e all'euro rock più oscuro. Un prodotto confezionato con professionalità e cura da Valerio Solari (è questo il nome del musicista), consigliato agli amanti del genere e non soltanto. Per saperne di più e per poter ascoltare altri pezzi rinvio a www.myspace.com/veryelectromusic. (Davide Arecco)
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PAOLO BONFANTI - Takin’ A Break

E’ un  “filo rosso” tutt’altro che fragile quello che lega Genova al cuore musicale degli Stati Uniti e Paolo Bonfanti è senza dubbio uno dei primi “trekkers” ad aver battuto (con successo) le strade della “roots music”. Takin’ a Break è un gran bell’omaggio al blues, al song-writing e, più in generale, alla musica popolare americana. Ed è un vero piacere addentrarsi nell’intimismo blues di Dark and Lonesome Night e Between Me and You o cogliere l’essenza del miglior song-writing tra le note di una bellissima ballata come la title-track. Takin’ a Break è un autentico viaggio sonoro, ricco di tappe suggestive. Dal delta del Mississipi al Midwest, dalla Costa ovest, Paolo Bonfanti e sui “compagni di viaggio” attraversano le “strade blu” d’America con la consueta, disinvolta e appassionata abilità. (Ida Tiberio)

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ZERO PLASTICA – Basta!

Salto di qualità e di scala. Questo è quello che rappresenta Basta! per gli Zero Plastica, formazione storica dell'hip hop genovese, anche se oramai le ambizioni e i progetti sono andati ben oltre alla dimensione cittadina. Questo nuovo disco è un passaporto per la notorietà delle sonorità sepolte e nascoste nell'ombra del panorama musicale genovese. Basta! è stato infatti masterizzato a Boston da Dan Cantor e uscirà per la Nomadic Wax, etichetta indipendente americana impegnata nella diffusione dell'hip hop come cultura in grado di modificare e trasformare le situazioni socio-politico delle nazioni attraverso l'energia della musica. Vibrazioni reggae, ritmi serrati quasi fidget, pizzichi soul, e tanto altro grazie alla nutrita partecipazione di ospiti cittadini, sono le colonne portanti di questo interessante lavoro che guarda al cross over culturale con entusiasmo. Che si siano gettati i nuovi semi di un mix esplosivo in grado di trasformare Genova in nuova Miami? (Giovanni Besio)

GLI ZERO PLASTICA SUONERANNO QUESTO VENERDI (13 MAGGIO) AL TEATRO HOP ALTROVE (Piazzetta Cambiaso 1)

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VINICIO CAPOSSELA  - Marinai, Profeti e Balene

Che peccato. Peccato, peccato. E quindi, visto l'incipit direi che siamo dalle parti di Capossela (magari fossimo da quella di Spessotto). Devo dire che avevo sperato, vista l'attesa, che il nuovo lavoro di Vinicio Capossela restituisse all'ascolto, se non tutte, almeno qualcuna delle sconfinate gioie (gio-ia!gio.ia!) che i suoi lavori precedenti (diciamo dal Ballo di San Vito ad Ovunque Proteggi) mi avevano donato. Ora premetto che non sono uno di quelli che attribuiscono il complesso di Re Mida ai propri "preferiti", anzi, devo dire che se il risultato alchemico non trasforma le feci in oro me ne accorgo eccome. In questo caso Vinicio mi ha stremato: 19 canzoni (?) divise su due cd, una presentazione grafica esterna elegante non c'è che dire (hard book), ma all'interno estremamente pauperistica per un lavoro marittimo (ma non solo) che si spertica tra Melville, Omero e, ovviamente, tanto Capossela pensiero. Perchè peccato? Perchè pare che l'autore oramai sia più interessato a raccontare storie che a cantarle (o in alcuni casi musicarle) e non sempre si centra il bersaglio, anzi. Insomma c'è tutto quello che si può aspettare da un concept con siffatto argomento anche se i cori richiamano più sovente quelli dei pirati di Peter Pan che non ben altre ciurme, le canzoni citano esempi illustri (si veda come inizia L'oceano oilalà...) e talvolta si perdono in cerchi concentrici dai tratti vagamente autistici. Il colto estimatore dirà che non capisco un tubo dell'estetica, dell'arte, della poesia e via menando, però, passato l'entusiasmo iniziale dei più fervidi estimatori, sfido chiunque ad ascoltarlo dall'inizio alla fine come con i succitati lavori si poteva fare(anche più volte). Concludendo, perchè lo recensisco se il giudizio è questo? Perchè Capossela mi ha fatto incazzare e perchè da quelli bravi si pretende sempre di più. Qui ci stiamo avvicinando all'incomunicabilità per di più travestita da grandi rivelazioni e per queste cose, nel logorio della vita moderna, il tempo comincia a scarseggiare. Attenzione a non confondere le balene con le beline. (Marcello Valeri)

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CRISTIANO ANGELINI - L'Ombra della Mosca

Per Cristiano Angelini si tratta del disco d'esordio nonostante la ventennale attività musicale in varie forme. Il cantautore spezzino con 'l'Ombra della Mosca', non evita facili comparazioni con altri omologhi, liguri o meno, ma trae la sua forza dalla innegabile complessità delle liriche che richiedono talvolta un ascolto attento e plurimo, e da arrangiamenti ben centrati sul testo, eseguiti da un affiatato team di musicisti ben conosciuti nella nostra città (e oltre). Un esordio convincente e ovviamente maturo con la sorpresa della cover di 'La Liberté', già cavallo di battaglia di Franco Fanigliulo, se qualcuno lo ricorda, e della ghost-track 'Il Capitano', omaggio ad una figura assai significativa del Club Tenco, Luciano Barbieri. Partecipano con le loro voci Vittorio De Scalzi e Max Manfredi. (Fausto Meirana)

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DIRTY TRAINLOAD - Trashtown
I Dirty Trainload sono un duo barese interprete di un personale, adrenalico, ossessivo e infuocato alternative blues. La compagine, attualmente composta dalla scatenata cantante Livia Monteleone e dal talentuoso chitarrista Bob Cillo, nasce nel 2007 per opera dello stesso Cillo e dell'armonicista Marco Del Noce, oggi presente solo in veste di ospite, ed esordisce discograficamente nello stesso anno con l'album "Rising Rust" (Slide4), che molti apprezzamenti ha ricevuto nell'ambiente della "musica del diavolo", in Italia e soprattutto all'estero. In questo "Trashtown", secondo lavoro discografico, il duo riversa abbondanti quantità di energico blues ad alto tasso corrosivo ed abrasivo, sapientemente dosato e distribuito, e sembra scagliarsi contro lo stato di degrado delle nostre città, emblema dell'odierna regressione culturale e del conseguente sfarinamento sociale. Effetti, filtri, distorsioni, ritmi sintetici, chitarre sferraglianti, sporcizie soniche di varia natura, sono al servizio di un pulsante e moderno rock-blues, prodotto esemplare del nostro tempo, e però capace di non trascurare anche una più profonda anima "down-home". Un po' come mettere d'accordo le estetiche musicali di John Spencer ed Otis Taylor. Nell'album trovano posto anche due splendide cover del grande blues elettrico di Chicago: "Stranger's Blues" di Elmore James e "44" di Howlin' Wolf. Pregevoli e autentiche riformulazioni che in realtà non sorprendono più di tanto, perché perfettamente in sintonia con lo spirito arrembante dell'intero progetto. A stupire, invece, è il fatto che i Dirty Trainload italiani non sembrano proprio esserlo, quasi fossero nuovi raminghi abitanti della Highway 61, la dylaniana via della desolazione. Americani, insomma, e contagianti. (Marco Maiocco)

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