Le due canzoni d’apertura bastano da sole a far capire quali sono i punti di riferimento del giovanissimo esordiente di Nottingham: Lighting Bold è puro Dylan pre-’67 e la deliziosa Two Fingers rinvia ai Beatles e al suono inglese Sixties. Il resto del disco si conforma sostanzialmente a questi due modelli, e non è mica poco quando la qualità delle canzoni è di tale livello. Jake Bugg ha solo 18 anni, il suo talento è stato notato nel 2011, quando è stato invitato sul palco degli esordienti di Glastonbury, la BBC lo ha pubblicizzato e alla fine la Mercury lo ha messo sotto contratto; ottima scelta, dal momento che il suo primo LP, omonimo, ha debuttato nelle classifiche UK al primo posto. In un certo senso Jake Bugg ripete l’operazione riuscita con successo al progetto Last Shadow Puppets, ossia fornire una versione aggiornata del pop-folk anni Sessanta, anche se la sua ne è la versione acustica e strumentalmente semplificata; ma allo stesso tempo altri revivalisti, come per esempio Miles Kane, sottoscriverebbero un patto con il diavolo per riuscire a scrivere brani semplici e melodicamente efficaci come la brillante Seen It All o l’intimista Someone Told Me. (Marina Montesano)









