Artisti italiani

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 PREMIATA FORNERIA MARCONI - Live@RSI

Nell'aprile del 1980 la Premiata Forneria Marconi pubblicò Suonare Suonare, un disco diverso dal consueto divagare attorno e dentro al progressive rock  fossero le avventure romantiche del Banchetto, o quelle jazz rock di Jet Lag. C'era stata intanto la collaborazione con De André, che aveva incardinato alcune delle più belle canzoni di Faber ad arrangiamenti definitivi, ed un primo sforzo di passare ad altro, testimoniato da Passpartù. Il nuovo lavoro spingeva ancor più verso una più semplice e diretta energia rock, nella formazione con Calloni, Dijvas, Mussida, Lucio Fabbri, Di Cioccio, e con testi ben lontani dal favolismo simbolico. Questa difficile ma riuscita transizione verso nuovi lidi è ben testimoniata dal concerto alla Radiotelevisione svizzera: Si può fare, La Luna Nuova, la splendida Maestro della Voce dedicata a Demetrio Stratos, ma anche qualche spicciolo nobile di passato con Il Banchetto e l'inevitabile Celebration. Suono palpitante, forse troppo avvolto nel riverbero che impasta la voce in fibrillazione di Di Cioccio. (Guido Festinese)

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FRANCESCO DE GREGORI - De Gregori canta Bob Dylan / Amore e Furto

La parola "traduzione" contiene la stessa radice di "tradimento". Chi ben traduce, dunque, ben tradisce. Tanti anni fa Francesco De Gregori scrisse, in Atlantide, una delle sue adorabili frasi criptiche e poetiche: "Ditele che la perdono per averla tradita". Adesso siamo noi a perdonarlo, e, forse, a volergli un po' più bene per averci proficuamente tradito con una traduzione, o meglio, una serie di traduzioni, da Bob Dylan. Amore e furto: Love & Theft, che era un titolo di Dylan. E il suo. Dunque, traduzione al quadrato o al cubo. Lui, De Gregori, giura di non aver mai letto uno delle decine di saggi che cercano di "riportare a casa" la labirintica semplicità apparente dei testi dylaniani, e di agire per consonanza, per affinità elettive intuite, per semplice amore. E qui forse è la chiave, nel più dylaniano dei nostri autori: tradurre e tradire, con amore. Magari andando a riscoprire episodi dichiarati minori, che esulano dal consueto e rassicurante songbook buono per tutte le occasioni, vedi alle voci Series Of Dreams, Tweedle Dee & Tweedle Dum, Dignity. De Gregori non è riuscito a rileggere se stesso se non per abbozzi e mosse pasticciate, con Vivavoce. Perché si rilegge da solo senza dischi, ogni volta che sale su un palco. Come Dylan. Adesso il riscatto, rileggendo quell'altro se stesso che è il più gran fuoco d'innesco della canzone popular del secondo dopoguerra. Bob Dylan. Bersaglio centrato. (Guido Festinese)

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BEPPE GAMBETTA - Round Trip

Tra i molti meriti che sono da riconoscere a Beppe Gambetta, gran signore gentile della chitarra acustica, c'è anche quello, fondamentale, di non essere mai stato un vacuo e tronfio ego in espansione: anzi, se possibile Beppe ha sempre fatto un passo indietro nel rivendicare meriti e leadership, quando si trattava di mettere su duetti, trii, quartetti con altri virtuosi delle corde. Tanto la qualità e la passione di quanto suona emergono  comunque. E così succede anche in questo radioso Round Trip (ovvero “andata e ritorno”), in cui Gambetta affina e ribadisce la splendida intesa con colui che il grande John Renbourn definì “ il più grande chitarrista celtico vivente”, Tony McManus. Racchiuso in una cover spartana ma bella ideata da Sergio bianco, colui che ogni anno disegna il magnifico fondale per la Acoustic night, Round Trip offre undici  brani, diciotto se considerate che, alla maniera gaelica, tre traditional sono in realtà cuciture in medley di brani diversi. Beppe porta in dote un De André da archeologia, Valzer per un amore,  un ricordo di campanari liguri maestri di melodia, la Bergamasca, e un brano dal folclore profondo sardo, Deus Ti Salvet Maria che potrebbe intenerire anche un cuore di pietra. Quasi pleonastico sottolineare che l'intesa dei due è come si suol dire, telepatica: senza inseguire i fantasmi di un virtuosismo tecnico che pure c'è, ma sta sempre un gradino sotto l'impatto emotivo e la voglia di dialogo. (Guido Festinese)

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BANDADRIATICA - Babilonia

C'è stato un momento in cui, anche a Genova, ad ogni stormir d'estate ci si poteva divertire moltissimo con una “scoperta” recente della world music: le bande di ottoni e percussioni dalla Penisola Balcanica. Merito di qualche bel film di Emir Kusturica, del Festiva musicale del Mediterraneo, del fatto che di macedoni, albanesi e serbi si parlava più d'ora. Ricordate come suonavano? Terzinati implacabili delle percussioni, fiati vertiginosi ed attivi fino alla vertigine totale, del pubblico e loro, che cadevano in una sorta di esaltazione trance. La gente li seguiva come pifferai magici. Volete ritrovarli, mutatis mutandis, in un gruppo delle nostre parti? Cercate il prorompente Babilonia di Bandadratica. Quarto lavoro in studio per il gruppo, e forse il loro capolavoro. E' un gruppo salentino guidato da un grande vocalist e organettista, Claudio Prima, che non  ha scelto la via della pizzica riveduta e corretta, ma una sorta di “canzone da brass band” che vive di apporti turchi, albanesi, armeni, e via citando. Sta di fatto che Babilonia è un disco magnifico e trascinante, e in parecchi brani anche sorprendente. Ascoltare per credere. (Guido Festinese)

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ALESSIO BONDI' - Sfardo

A volte bisogna un po' rischiare il ridicolo o l'esagerazione, per comunicare che qualcosa vale davvero la pena di essere cercato, trovato, ascoltato. Si potrebbe mettere così: se Jeff Buckley fosse nato a Palermo, avesse dunque una perfetta padronanza del sinuoso e conturbante dialetto siciliano in declinazione locale, ed al contempo una conoscenza enciclopedica pop folk quale quella che riconosciamo all'autore di Grace, il risultato sarebbe questo, Sfardo. Bondì è palermitano, ha venticinque anni, è stato attore, ha un duo con Nega Lucas , brasiliana, ha vinto un premio De André, ha una voce stupenda e una facilità di scrittura che impressiona al primo ascolto. Alterna voce naturale e falsetto in un modo che solo Jeff padroneggiava, e di cui invece qualcuno assai negramaro abusa. Sfardo è un disco tenero, potente, fresco, sorprendente. Scommettiamo che ramazza meritati riconoscimenti al prossimo premio Tenco? (Guido Festinese)

 

 

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FOLKAMISERIA - Musici Mosaici

Ecco un sestetto che, concerto dopo concerto, sudata dopo sudata (ma con allegria, sempre) rinnova le sorti di un folk revival e progressivo sempre a caccia di nuova linfa. Gli anni passano, sembra che tutto sia stato già fatto e messo in pratica, ma l’energia trascinante di una buona esibizione o incisione in cui voci e strumenti diano l’impressione del “wall of sound”, del muro di suono in folk è sempre un  miracolo che si rinnova. Loro sono nati dal nucleo dei Pog Ma Hom, ed hanno amori incrociati e ben meditati per la musica gaelica, occitana, francese, basca, galiziana, bluegrass, swing, e quant'altro vorrete mettere in conto: con un denominatore comune, l'essere piemontesi, dunque di una terra di transito e di ricordi ben conservati che aiuta. Hanno in formazione chitarre e  bouzouki, banjo e cornamuse, ghironde e fisarmoniche, hammond e batteria, violino e whistle: un gran bel attizzatoio di emozioni e di possibilità. Qui troverete roventi reel elettrici  e scottish, polke e mazurke dirupate, canzoni e valzer. Vale il collante della precisione e dell’entusiasmo, ed alla fine l’effetto è, mutatis mutandis, simile a quello di certe giubilanti avventure dei Blowzabella, o del miglior folk elettrico in genere di marca british. Seguiteli. (Guido Festinese)

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