Artisti italiani
L’Italia di oggi è, purtroppo, una repubblica fondata sul livore e sul rancore. Tutti leoni da tastiera , pronti a colare bave d’odio Web su chiunque non dia lo stesso valore nostro alle nostre stesse (apparenti) ragioni, tutti allineati e coperti, come da inquadramento militare, a prendersela con chi sta peggio di noi, perché qualcuno col sorrisino ironico fisso e inalberato ci ha raccontato la favoletta che se stiamo peggio di prima è per colpa di chi sta peggio di noi. Queste bestialità assortite erano un bersaglio prediletto di una persona che, come De André, non aveva “lingua allenata al vaffanculo”. Non gridava, non era mai sopra le righe. Spiegava con pazienza, la voce arrochita dalle sigarette e un bicchiere di bianco accanto che bisognava ricordarsi di quando gli emigranti eravamo noi, che stiamo “da questa parte del mare”. Faber non c’è più, e non c’è più neppure Gianmaria Testa: se n’è andato in punta di piedi un paio d’anni fa. Bello, allora, che questo disco fortemente voluto da Paola Farinetti, la moglie di Gianmaria, accolga buona messe delle canzoni che il cantautore piemontese ci ha lasciato tra i suoi appunti di lavoro, e che si intitoli “Prezioso”: perché sono tutte gemme di valore questi brani che Testa limava e affinava. Oppure erano già pronte, per darle a altri, e qui le trovate invece come sono nate nel suo studio casalingo, chitarra e voce. C’è un capolavoro subito in apertura, Povero tempo nostro: come se Gianmaria avesse avuto le antenne per vedere il nostro sguaiato e disperato presente italiano, ci sono i brani che poi ha portato in scena Paolo Rossi, c’e Merica Merica, con la voce di Battiston che legge le povere lettere degli emigranti italiani.
Tornano a farsi sentire i liguri Tales of Kaledrina, giunti al quarto lavoro in studio. Il quartetto – che è composto da Fabrizio Vacca (voce e liriche), Matteo Ricci (chitarre, basso, synth e programmi), Giulio Gaietto (basso) e Valentina Romei (voce) – pubblica questa sua nuova opera soltanto in LP in cento copie, numerate. E già questa è una bella novità, che con il trascorrere del tempo renderà assai raro questo vinile, doppio, con dodici composizioni in tutto (dire canzoni appare riduttivo). La veste grafica è molto suggestiva, minimale ed elegante, nel medesimo tempo. La musica del progetto – di questo forse si tratta, piuttosto che di una band, canonicamente intesa – conferma tutta la bellezza a cui i musicisti in questione ci hanno abituati. Musicisti colti, preparati, attenti in fase sia di scrittura, sia di esecuzione. Grande è la cura verso i paesaggi sonori, verso le scelte timbriche e strumentali: quella dei Tales of Kaledrina è infatti una bellissima elettronica d'ascolto, che riporta l'audiofilo agli anni d'oro della Bristol che fu. Suoni inglesi quindi, tra Massive Attack e Portishead, tuttavia con un gusto ed un personalità creativi quanto originali. Promossi a pieni voti, ancora una volta. (Davide Arecco)
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