Artisti italiani
Una nuova sensazione musicale di casa nostra. Gli Embers sfoggiano un'ottima tecnica, del resto hanno alle spalle proficui studi al conservatorio. Il loro sound è piacevolmente made in USA: pieno, caldo, ad un tempo vintage e moderno. L'ascoltatore può cogliere aromi californiani, ma anche sudisti (ZZ Top, su tutti), conditi da opportune spezie blues e psichedeliche, vagamente hendrixiane a tratti. Eccellente è l'interplay tra i vari strumenti, con i fiati a garantire una ulteriore saturazione degli spazi sonori in linea con il wall of sound di spectoriana memoria. In questi otto brani la band italiana dimostra di aver molto da dire e da dare. Passione, entusiasmo, calore antico e amore per il classic rock: tutTHE EMBERSto questo può esser senza fatica avvertito nelle tracce che vanno a comporre questo esordio omonimo, autoprodotto. E pure quando sfiorano l'hard – o certo punk inglese alla Clash, come si evince da certi cori da stadio in alcuni frangenti canori – danno sempre prova di saperci fare. E' il rock eterno, che non muore mai e per nostra grande fortuna c'è ancora. In America lo si chiamava negli anni Ottanta arena rock, che sa di whiskey e olio di Harley. Molto belle, in questo lavoro degli Embers, anche alcune digressioni country rock, certo sempre robuste e sostenute ritmicamente, senza mai sfociare in mollezze o melensaggini. Davvero un gran bel disco, fresco e divertente, registrato con grande professionalità e dalla confezione elegante. (Davide Arecco)
C'era una volta l'horror punk – o death rock, come lo si chiamava nell'America di fine Settanta / primi Ottanta. Quella musica, quell'immaginario – nutrito di amore sincero per i fumetti ed i B-movies degli anni Cinquanta – rivive oggi di splendida luce nera in questo secondo lavoro de L'esperimento del Dr. K, quartetto genovese che, sin dal fantastico artwork cinematografico, sa riportare in auge atmosfere e melodie che molti ritenevano a torto sepolte. Dario Gaggero e i suoi tre amici – Matte alla chitarra, Stix al basso, Paolo alla batteria – disseppelliscono dalle cripte del passato i suoni e lo stile di scuola Misfits e Danzig (specie i primi), per riconsegnarci in ventidue entusiasmanti minuti – i brani sono 13, neanche a dirlo – tutta la fresca essenzialità del punk più gotico e orrorifico, attraverso queste registrazioni fatte "in una notte di plenilunio al Greenfog Studio" del capoluogo ligure.
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