Rock
“Solid Air” è considerato l’album più famoso di JOHN MARTYN; il cantautore scozzese lo incise nel 1972 e venne pubblicato nel febbraio dell’anno seguente. Il brano che intitola il disco è dedicato al compianto amico Nick Drake: tutte le canzoni sono immerse in un suono unico, sospeso tra atmosfere folk e jazz. La produzione è di John Wood e partecipano all’album Danny Thompson, Dave Pegg, Richard Thompson, Dave Mattacks e John “Rabbit” Bundrick. In occasione del 50° Anniversario dell’Island Records “Solid Air” viene ripubblicato in versione Deluxe Edition supervisionata da John Hillarby, coordinatore del John Martyn website. Lo stesso John Martyn, durante i suoi ultimi mesi di vita, ha collaborato con Hillarby nella scelta dei brani inediti mentre le note bio-discografiche sono curate da Daryl Easlea (Record Collector). L’album è stato rimasterizzato con l’aggiunta di un secondo CD con 16 brani inediti. Tra le rarità ci sono 12 out-takes inedite, rare versioni dal vivo di “May You Never”, “The Easy Blues” e “I’d Rather Be The Devil” e la Single Version di “ May You Never”.
CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 22/05/09 al prezzo di 24,90 €
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Nuova collaborazione tra PJ Harvey e il demiurgo del rock alternativo John Parish, che solidifica questo felice matrimonio artistico giunto ormai alle nozze d’argento. A due anni di distanza dal minimale, stralunato e controverso White Chalk, P.J. torna alle origini con un disco che si rivela subito uno dei più interessanti dell’anno in corso. Elegante, maturo e ammiccante quanto basta, A Woman A Man Walked By soddisfa vecchi e nuovi fan della cantautrice del Dorset. Rock raffinato e a tratti robusto, con momenti più elettrici ed altri caratterizzati da più rassicuranti linee melodiche. Anticipato da uno splendido singolo Black Hearted Love, il resto dell’album è meravigliosamente disorientante, i brani ci colgono di sorpresa traghettandoci dalle atmosfere della splendida The Chair al punk sgarbato di Pig Will Not, dall’angelica e dolcissima April, senz’altro uno dei momenti migliori dell’intero lavoro, alla cupa Sixteen, Fifteen, Fourteen . Emerge su tutto la bellissima e malinconica voce di PJ Harvey, che rapisce e incanta l’ascoltatore tenendolo piacevolmente in ostaggio dall’inizio alla fine del disco. (Mauro Carosio)
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