Nelle settimane che hanno preceduto l’uscita di “Icky Thump” si è molto letto di un ‘ritorno alle origini’ per i WS. I primi ascolti, però, non sembrano confermare questa idea: l’impressione prevalente è quella di un disco che, per la prima volta, sembra in grado di sprigionare la stessa energia che i WS producono sul palco; il che è interessante, dal momento che il duo ha impiegato un tempo di registrazione insolitamente lungo per le proprie abitudini: sebbene tre settimane siano davvero poche per gli standard attuali. Mai come in “Icky Thump” Jack White sembra una macchina da riff: la title track, “Bone Broke”, “Little Cream Soda”, “Rag and Bone” ne sono esempi formidabili; e, in generale, le chitarre sono suonate con maggiore libertà del solito, senza risparmiare a solo e virtuosismi, e allo stesso tempo senza perdere di vista la struttura dei brani (cfr. “Catch Hell Blues”). I WS eccellono nelle cover: in passato “Love Sick” e “Jolene”, oggi l’oscura “Conquest”, un pezzo dei primissimi anni ’50, arrangiato con fiati mariachi e andamento maestoso. Due novità sono costituite dall’intermezzo quasi-folk di “Prikly Thorn, But Sweetly Worn” e “St. Andrew”, con tanto di cornamuse, e dai riferimenti politici in alcuni testi (“Icky Thump” e “Effect and Cause”). In sintesi, un disco davvero bello e completo, che non stanca e anzi cresce con ogni ascolto. (Marina Montesano)
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