Radio Disco Club 65

COVERLANDIA di Gian
Tra un programma e l'altro di quelli del palinsesto ufficiale di Radio Discoclub65, ci saranno delle "intrusioni". Ieri è toccato all'Ora (o quasi) dell'Ignoranza di Diego Curcio, adesso tocca a me con Coverlandia.
Coverlandia, mi riferisco all'Italia degli anni 60/70. Probabilmente anche negli altri paesi c'era una mania simile, ma penso che noi italiani siamo stati i maestri nel fare cover in italiano di pezzi stranieri, aggiungiamo a questi i pezzi "rubati", cover non ufficializzate.
Abbiamo preso da tutti e tutti i generi. A esempio questa ve la sareste mai aspettata? Versione originale:


 

Il pezzo è un po' lungo, vi autorizzo a sfumarlo. E questa la cover


 

Sorprendente vero? E il testo era di Claudio Rocchi.
Non parliamo poi dei Bee Gees, uno dei gruppi più coverizzati all'epoca, in genere però mantenendo il testo in inglese. Noi invece abbiamo fatto la nostra versione indigena. Non vi propongo To Love Somebody, troppo facile Così ti amo dei Califfi era abbastanza conosciuta. Ma questa?



Sapete chi l'ha fatta? Guardate



A proposito della divina Patty negli anni ottanta sconfiniamo nell'altra categoria "le canzoni rubate/plagio". Questo è l'originale di Dan Fogelberg



E questa è Patty al Festival di Sanremo del 1987



Sapete come si è giustificata la stordita, "Ho trovato in un cassetto un foglio con testo e musica di questa canzone. Credevo di averla scritta io e l'ho presentata" a Sanremo". Non sapeva la poveretta che a Pesaro era stato fondato il Fogelberg Fans Club. Beccata, squalificata e licenziata dalla Virgin.
Continuiamo coi plagi. Un pomeriggio nei primi anni novanta ero, stranamente, non in negozio, ma a casa. Mia moglie guardava Tappeto Volante su Telemontecarlo condotto da Luciano Rispoli. Ospite della trasmissione quel giorno era Ivan Graziani. Vi ricordate, ovviamente, questa.



Incisa da Ivan nel 1979. Telefona uno spettatore "Ivan, perché non denunci Phil Collins, ti ha copiato la canzone". Ecco a cosa si riferisce



Incisa da Collins nel 1988, effettivamente dopo quella di Ivan. Lui non dà una risposta molto plausibile e sapete perché? Guardate questa. Sono i Camaleonti nel 1966.



Allora è questo l'originale? No. Questo del 1965


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Che poi, volendo proprio a fare le pulci, forse Wayne Fontana, leader dei Mindbenders, questa l'aveva sentita.



Finalmente un italiano è il punto di partenza! Vedete che è vero: prima gli italiani...
Ciao. Per oggi ne ho abbastanza di computer, è dalle 7;30 che ci sono attaccato, mi sono stufato e penso anche voi di me. Vado a leggere l'ennesimo romanzo di Simenon (non Maigret), come sempre mi ha preso, anche se so che per il protagonista finirà male come al solito, maledetto Simenon!

Quello che gli occhi non vedono di Alberto Diaspro

Ospite d'onore in queste giornate di clausura per coronavirus Alberto Diaspro, nostro cliente da anni e direttore del Dipartimento di Nanofisica presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Qualcosa anche da noi che va oltre la musica.

Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, benvenuti a Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che si occupa di jazz e dintorni condotta da me che sono Danilo Di Termini. Se volete riascoltarla (o rileggerla) potete trovare la puntata di mercoledì 17 marzo e tra poco anche quella di oggi sul sito di Disco Club.


In questa puntata ascolteremo Sam Gendel, Melanie De Biasio, Phoebe Snow, Paul Simon, Art Pepper, Dexter Gordon, Jimmy Giuffre.
Mercoledì avevo ricordato il pianista McCoy Tyner appena scomparso con il suo primo disco solista, Nights Ballads and Blues, inciso nel 1963 per l'etichetta Impulse. Il brano era Satin Doll, scritto da Duke Ellington e Billy Strayhorn.
Oggi riparto proprio da Satin Doll, ma nella versione che troviamo nel disco di Sam Gendel, un sassofonista di Los Angeles le cui atmosfere devono molto ai 'mondi possibili' di Jon Hassel. Il suo debutto, uscito il 13 marzo per la Nonesuch, è veramente interessante

Ancora Sam Gendel: fino ad oggi noto soprattutto per le sue collaborazioni con Moses Sumney, in questo disco oltre a composizioni originali ha scelto di rileggere alcuni standard come quello che abbiamo ascoltato prima, Goodbye Pork Pye Hat di Mingus, Freddie Freloader di Miles Davis o un vecchio pezzo di Mongo Santamaria, reso celebre da John Coltrane.
Non è semplicissimo a volte riconoscere gli originali, tanto sono occultati nella nuova versione; ma vale la pena applicarsi. Provate con Afro Blue

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Ieri la mia amica e collega Ida Tiberio ha proposto un brano della cantante belga Melanie De Biasio. Anche la sua trasmissione può essere recuperata sul sito di Disco Club. Io ve la faccio ascoltare anche oggi con una personalissima rilettura proprio di Afro Blue tratta dal suo disco Lilies del 2017

Proseguiamo con le cantanti, ma torniamo un po' indietro nel tempo. Sto parlando di Phoebe Snow, musicista molto famosa negli States, meno da noi, ma assolutamente degna di grande attenzione. A cavallo tra jazz e cantautorato, la sua voce è capace di spaziare, sia nell'estensione che tra i generi.
Qui la ascoltiamo live da una puntata del Saturday Night Live del 1975 in cui era stata invitata da Paul Simon con il quale aveva appena collaborato in un suo disco.
Il brano è un classico del jazz, No Regrets

Da quella stessa puntata (in cui sia detto per inciso si era esibito anche Randy Newman; magari in una prossima puntata ve lo faccio vedere) estrapoliamo anche un brano di Paul Simon tratto dal disco Still Crazy After All These Years. Si tratta di un discone che tutti dovrebbero avere in casa, jazzisti, rockettari e semplici ascoltatori. Ascoltiamo il brano che dà il titolo al disco

Torniamo ancora più indietro e spostiamoci verso climi più caldi (anche se oramai la primavera è arrivata anche qui da noi). Vi ricordo che state ascoltando Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che si occupa di jazz e dintorni condotta da Danilo Di Termini (che sono io, ovvio).
Il rapporto tra jazz e ritmi latini è vecchio almeno quanto...il jazz; ma negli anni '50 e nel decennio successivo conobbe una vera e propria esplosione. Uno dei dischi meno conosciuti e quello a nome del trombettista Conte Candoli e di uno dei miei sassofonisti preferiti, Art Pepper. Un ottetto che comprendeva il tenore Bill Perkins, il pianista Russ Freeman, il contrabbassista Ben Tucker, il batterista Chuck Flores e i percussionisti Jack Costanzo e Mike Pacheko. Occhio perché si tratta di un piccolo gioiello, ristampato recentemente dalla Fresh Sound. Se volete potete ordinarlo nel negozio virtuale di Disco club, ovvio.

Scendiamo verso il Brasile con il brano che forse amo di più per quanto riguarda il jazz contaminato con il samba. Manha da Carnaval è un brano scritto ds Luiz Bonfa per il celeberrimo film Orfeu Negro di Marcel Camus. Nel 1965 Dexter Gordon lo registra insieme a Bobby Hutcherson al vibrafono, Barry Harris al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria. Sarà pubblicato l'anno dopo dalla Blue Note in Gettin' Around. La meraviglia della pura bellezza.

Ultimo brano di oggi: sveliamo da dove arriva il titolo della trasmissione. Tra il 9 luglio e il 10 ottobre 1962 un trio composto dal clarinettista Jimmy Giuffre, dal pianista Paul Bley e dal bassista Steve Swallow incide un disco che si chiama Free fall. Io sono nato l'otto settembre 1962 e mi piace pensare che io e uno di questi brani abbiamo visto la luce insieme. Magari proprio The five ways con il quale io, Danilo Di Termini, vi saluto e vi do appuntamento alle 14 di sabato prossimo o quando volete sul sito di Discoclub. Buon jazz a tutti.

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