Eugene Hutz, capobanda dei Gogol Bordello, parla ai convertiti. I GB hanno conquistato una posizione di relativa sicurezza come (soli) alfieri del gipsy punk (mescola stile Mano Negra di suoni balcanici, piglio punk, filastrocche, invettive e tarantelle) e ripetono la formula attraverso dischi e concerti (sudati e sold out). Quindi il disco numero sei (questo) sarà uguale identico al numero cinque (il debole Trans Continental Hustle), giusto? Per fortuna, no. Pura Vida non cambia la formula ma indovina le canzoni come non succedeva dal picco di Gipsy Punk (2005) e coinvolge senza freni nella propria danza, tra malinconie da taverna e ritornelli da stadio, gighe indiavolate e giochi di parole. E così una stanza in cui si entra con diffidenza diventa nel giro di pochi ascolti una balera luccicante. Consigliato a chi vuole uscire da un disco col sorriso sulle labbra (tutti?). (Marco Sideri)






