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Rock Recensioni ALICE COOPER - Welcome 2 My Nightmare
 

ALICE COOPER - Welcome 2 My Nightmare ALICE COOPER - Welcome 2 My Nightmare Hot

ALICE COOPER - Welcome 2 My Nightmare

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Welcome 2 My Nightmare
Anno
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Il vecchio Alice ritorna con un nuovo, riuscitissimo incubo, la sua vecchia band Ed il sul vecchio produttore, Bob Ezrin. Il risultato e' eccellente, ed il parallelo con il disco di 35 anni fa può reggere....eat your heart, Marylin Manson!! Per iniziare la recensione di questo disco bisogna partire dall'antefatto. 36 anni fa (era il 1975), Alice Cooper (la band) veniva dall'unico disco di relativo insuccesso (sicuramente non un flop, intendiamoci): muscle of love (che il revisionismo musicale tipico dei vecchi sta rivalutando alla grande). Alice aveva in mente di proporre un nuovo approccio alla sua musica (definita "shock rock") con un'opera equamente divisa tra hard rock, musical e teatro grandguignolesco, visione affatto condivisa dai suoi compagni di allora che, per l'appunto, lasciarono il leader, proseguendo su una strada che li porto' all'oblio in pochissimi anni ed una pubblicazione sola (billion dollar babies).

Al contrario, l'intuizione di Alice si rivelo' la svolta definitiva, ed il suo primo "incubo" (welcome to my nightmare) divenne la pietra miliare di un genere che ha visto da qui partire le carriere di artisti più o meno noti, tutti influenzati da "zio" Alice (rob zombie, Marylin manson, slipknot,  murderdolls...), anche grazie ad un incredibile legame con il produttore bob ezrin (che oltre ad Alice stesso ha prodotto the wall dei pink floyd...mica james taylor...). Alice ha poi prodotto altri lavori più o meno buoni, ha avuto crisi personali ed e' ritornato in sella dal 1986 (constrictor) in poi, sbagliando raramente qualche colpo, e costantemente rinnovandosi, pur mantenendo il suo stile inconfondibile. L'ultima sua svolta e' andata in una direzione decisamente "garage", con una nuova band che gli ha portato grandi soddisfazioni che lui stesso ha deciso di sciogliere. Dalle anticipazioni degli ultimi due anni ci si aspettava il seguito dello scorso album, "along came a spider", storia di un folle serial killer che alla fine del disco non pareva il responsabile della storia in esso contenuta. Invece, l'ispirazione e' tornata (ironicamente) grazie ad un incontro coi membri sopravvissuti della Alice Cooper band in occasione dell'induzione nella r'n'r hall of fame, ed all'inserimento di bob ezrin (ripescato dalla pensione) nel progetto. In meno di un anno...l'incubo e' tornato, e che incubo! La storia si dipana riprendendo il nostro vecchio amico steven, protagonista del primo disco, che, ancora in preda agli incubi, vive in stato di angoscia verso il sonno che verra' (I am Made of you) e che tenta di dilazionare il più possibile (caffeine). Una volta caduto nell'oblio l'incubo si dipana, canzone dopo canzone, in maniera angosciante: steven risulta l'unico sopravvissuto di un incidente ferroviario (a runaway train), crede di essere rimasto l'unico uomo sulla terra (last man on earth) per poi ritrovarsi circondato da demoni scherzosi, pericolosi e "discotecari" (il suo vero incubo!), fino all'incontro con satana in persona (una donna in realtà, in what baby wants). La storia e' divertente, ma e' il lato musicale ad essere strepitoso: l'addìo al garage-rock e' quasi definitivo (la sola caffeine ne e' il residuo, ed e' anche l'unica scritta con un chitarrista dell'era moderna, di cui non ricordo il nome). L'introduzione (I am Made of you) e' scioccante al primo ascolto, ma già al terzo risulta in grado di dare i brividi, anche grazie ad un incredibile assolo del vecchio steve hunter (uno dei piu' grandi chitarristi rock dei '70s, vero Lou?), privato del suo gemello dick Wagner (inabile all'utilizzo della mano sinistra per un ictus, ma co-autore del pezzo), ma sempre ispiratissimo. Il disco si dipana poi su temi r'n'r in stile "killer" modernizzato (ghouls gone wild, I'll bite your face off, what baby wants), svolte quasi "bluegrass" (la fantastica last man on earth), disco (disco bloodbath boogie fever), e pezzi più decisamente da Alice (when hell comes home, congregation), senza farsi mancare la classicissima ballad (something to remember me by). Il tutto e' legato assieme dalle riprese perlopiù orchestrali dei temi di welcome to my nightmare (awakening e steven principalmente), che danno al disco una potenza ed una marcia in più rispetto alle ultime opere. In conclusione, un disco godibilissimo, di altissima classe, contenente una enorme sequenza di riferimenti al primo "incubo" che, appena accennati, non lo appesantiscono mai ma anzi, lo valorizzano enormemente. Pochi ospiti speciali, al contrario del disco precedente, ma una band in grado di dare emozioni ad ogni singola canzone e che risulta alla fine, insieme alla mano di Ezrin, la carta vincente. Grande zio Alice, ci vediamo il 14 a Milano! (Michele Minuto)

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