Indicativo il nome del produttore, meglio: produttrice, come sempre più spesso capita di questi tempi. È miss Carla Bozulich, infatti, a produrre Blue Willa, esordio dei Blue Willa, che fino a ieri l’altro si chiamavano Baby Blue, e facevano indie rock, grossomodo. Qui cambia non solo il nome, ma pure il registro, e i BW si ritrovano impantanati in un album scuro e sperimentale, giocato tra una certa aria mitteleuropea, nelle melodie, e suoni ora ostici, ora semplicemente rock (quello di certi anni 90, a casa di gente come Sonic Youth o Fugazi). Bene, Blue Willa è un gran bel disco; candidato a un pubblico non oceanico, forse, ma capace di rinunciare allo scimmiottamento (spesso cifra dei volenterosi di casa nostra) in favore di un’ispirazione tonda. La voce (Serena Altavilla) guida la danza mentre intorno la musica si fa e si disfa. Bravi, anzi, good. (Marco Sideri)






