Il confronto tra poesia e musica non sembra preoccupare Mike Scott, che qui si confronta con l'opera di William Butler Yeats; l'arte del poeta nazionale irlandese era già stata sottoposta a simili trattamenti anche dagli stessi Waterboys, durante il periodo ' celtico' di 'Fisherman's Blues', con la versione un po' cameristica del poema 'The Stolen Child'. Questo nuovo progetto converte quattordici liriche in altrettante canzoni che, un po' inaspettatamente, rinnegano l'irlandesità, dal punto di vista musicale, in favore di un rock piuttosto grintoso e melodico alla maniera di 'This is the Sea'. Il risultato è, a tratti, anche entusiasmante, pur nell'inevitabile compromesso tra il ritmo poetico originario e la deviazione verso la forma pop-rock delle canzoni; ne consegue la maggiore efficacia dei brani che, in originale, avessero nel testo refrain o ripetizioni, come 'September 1913' o 'White Birds'. Più oscura e claudicante nel suo andamento tra il recitato e il blues la trasposizione della famosa 'The Lake of Innisfree'. Il violinista Steve Wickham è partner storico e indispensabile di Scott in questo gradito ritorno dei Waterboys alla 'Grande Musica'. (Fausto Meirana)
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