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Concerti Concerti BOB DYLAN – Toulouse, France - Le Zénith - 20 giugno 2008
 

BOB DYLAN – Toulouse, France - Le Zénith - 20 giugno 2008 Hot

Felice per il concerto di Grenoble (la scelta dei brani, la prima fila), giungo a Tolosa senza particolari aspettative. Con i suoi circa 6000 posti lo Zénith è un po' più piccolo del Palais di Grenoble, ma complessivamente più gradevole; i posti sono numerati, ma in questo caso le prime file sono composte da fans, che all'inizio del concerto si proiettano sulle transenne, senza successivi problemi con il servizio d'ordine. Meno pallido della sera precedente, Bob è in scena appena passate le 20.30. Dopo l'attacco con una consueta "Cat's In The Well", ecco una bella e molto applaudita "Lay Lady Lay". Tuttavia è con il brano successivo che il concerto prende una piega diversa: "Just Like Tom Thumb's Blues" è semplicemente maestosa, non solo e non tanto per il nuovo arrangiamento, quanto per il fraseggio eccezionale che Bob tira fuori; dopo "Rollin' And Tumblin'" è la volta di un'intensa "Simple Twist Of Fate", nella quale Dylan usa la voce roca con un'alternanza di cantato e quasi-parlato efficacissima. Poi "The Levee's Gonna Break", riarrangiata e migliorata rispetto all'incisione in studio, come già si era sentito lo scorso anno e una buona "Spirit On The Water", ancora da "Modern Times". Ci sono persone che apprezzano e altre che invece non considerano molto la canzone che è valsa l'Oscar a Dylan, cioè "Things Have Changed"; chi scrive appartiene alla prima categoria, ma comunque sarebbe stato difficile per chiunque prevedere che proprio questo sarebbe stato l'highlight della serata: una versione maestosa, nella quale Denny Freeman alla chitarra solista e Donnie Herron al violino dialogano in modo esplosivo; in particolare Herron improvvisa in modo mirabile: Dylan è caricato dai suoi musicisti, si sente e si vede, e alla fine del brano il pubblico è in estasi.

Persino "Desolation Row", che segue immediatamente dopo, in una versiona molto bella, non riesce a rubare la scena a quanto abbiamo appena visto. Comunque ormai sul palco tutti sono al massimo, Dylan di umore diverso rispetto alla sera precedente scherza e ride in molte occasioni: "Honest With Me", spesso un pezzo senza molto interesse, è riarrangiata e suonata con furore, la successiva "Sugar Baby "è tutta diversa dal brano lento che ricordavo. Poi un altro highlight con una "It's Alright, Ma" più veloce del solito e carica a mille, che Bob canta come se fosse la prima volta. Stupefacente. Il ritmo si calma con "Nettie Moore", le luci sul palco si spengono con l'eccezione di alcuni fanali gialli, con un'atmosfera stranamente raccolta per un Palazzetto, ed è una versione davvero bella, nella quale Denny Freeman piazza alcuni a solo di grande sensibilità. "Highway 61 Revisited" è prolungata da molte riuscite improvvisazioni, durante "All Along The Watchtower" Dylan non litiga con il chitarrista e tutto si chiude per il meglio. I bis sono aperti come consueto da un'ottima "Thunder On The Mountain", cantata da Dylan in un modo che mette in luce tutta la stralunata ironia del testo, e il concerto si conclude secondo le attese e le speranze con "Like A Rolling Stone". Un concerto di rara bellezza, che dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, come il senso del cosiddetto Never Ending Tour stia nel senso d'avventura di un Dylan che si reinventa ogni sera su un palco diverso, seguito letteralmente a vista da musicisti di grande esperienza che accettano l'idea di suonare dinanzi a migliaia di persone come se fossero in sala prove: occhi fissi su Bob, pronti a seguirne gli umori, a coglierne le idee estemporanee e a capire dove vuole portare una canzone. Difficile dire se ancora il migliore, ma di certo assolutamente unico. (Marina Montesano)

 

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