L’esordio della svedese Frida H (Until Death Comes) era stato, all’epoca (2006), una piccola grande sorpresa: niente di rivoluzionario, sia detto chiaro, ma un album di canzoni pop, quasi interamente eseguite al pianoforte, fresche e pimpanti. Melodie svelte, voce folk ma senza spigoli, personalità e ritornelli. “Silence Is Wild” è un’altra storia. È un disco maturo, curato nei suoni e negli arrangiamenti, più vicino al tipico lavoro da cantautrice che ad una benvenuta “irregolarità”, com’era il precedente. La stoffa, nello scrivere e nel cantare, rimane, tuttavia, e Frida indovina ballate commoventi, scatenati rock’n’roll nordici e perfino (London) una riuscita commistione di melodia marca ABBA e voce à la Joni Mitchell. Manca la sorpresa, ecco. Ma in fondo tutti dobbiamo crescere. (Marco Sideri)
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