Richard Swift mantiene, prendendosi per la verità il suo tempo, le promesse di un esordio particolare (due EP pubblicati insieme, uno sulle orme degli anni ’50, uno su quelle dei ’70) con un album che segna allo stesso tempo il completamento e il superamento di quello che fu. Sostanzialmente parliamo di cantautorato, come per Ed Harcourt e altri autori, relativamente giovani, che non sposano la facile nicchia (il folk, ad esempio) ma giocano la carta di una scrittura composita e classica. Le canzoni utilizzano tanto il lessico e gli strumenti della tradizione, quanto i modi meno intransigenti della musica leggera dei tempi belli (magari Paul Simon, ma solo un poco). Dischi non rumorosi o eclatanti, ma proprio per questo belli e particolari, proprio come “Dressed Up For The Letdown”. (Marco Sideri)
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