Un giorno nel lontano 1988 entra in negozio il mio amico Beppe.
"Ti saluto, parto"
"E dove vai?"
"In America"
"Vai a fare un concerto?"
"No, voglio incidere un disco e vado a cercare di convincere un po' di artisti flatpicking statunitensi a fare dei duetti con me"
"Sì, vai a casa loro e poi te li porti in sala d'incisione, magari in Italia. Cosa dici sei impazzito?"
"No. Mi porto dietro tutto l'occorrente per incidere direttamente sul posto i nostri dialoghi musicali: mi sono procurato un registratore digitale portatile Dat. Parto con questo e con la mia chitarra sulle spalle. L'unico problema è che ho un biglietto aereo circolare che mi permette di volare per un mese in tutti gli Stati Uniti. Quindi devo farcela in questo poco tempo. Ma ce la farò"
Guardo Stefano (il mio collaboratore dell'epoca) e vedo che anche lui la pensa come me: "Questo è matto".
Infatti, l'anno successivo esce Dialogs, il risultato di un mese di corse folli in giro per gli States, da una cucina, a un salotto, a uno studio (non di registrazione). La simpatia e la bravura di Beppe convincono tredici tra i più noti suonatori di bluegrass americani ad esibirsi con lui.
Dodici anni dopo, siamo nel 2000, entra Beppe.
"Stavo andando qui di fronte alla Corte (n.d.a. il più importante teatro di prosa genovese) e sono passato a farti un saluto"
"Ti saluto, parto""E dove vai?"
"In America"
"Vai a fare un concerto?"
"No, voglio incidere un disco e vado a cercare di convincere un po' di artisti flatpicking statunitensi a fare dei duetti con me"
"Sì, vai a casa loro e poi te li porti in sala d'incisione, magari in Italia. Cosa dici sei impazzito?"
"No. Mi porto dietro tutto l'occorrente per incidere direttamente sul posto i nostri dialoghi musicali: mi sono procurato un registratore digitale portatile Dat. Parto con questo e con la mia chitarra sulle spalle. L'unico problema è che ho un biglietto aereo circolare che mi permette di volare per un mese in tutti gli Stati Uniti. Quindi devo farcela in questo poco tempo. Ma ce la farò"
Guardo Stefano (il mio collaboratore dell'epoca) e vedo che anche lui la pensa come me: "Questo è matto".
Infatti, l'anno successivo esce Dialogs, il risultato di un mese di corse folli in giro per gli States, da una cucina, a un salotto, a uno studio (non di registrazione). La simpatia e la bravura di Beppe convincono tredici tra i più noti suonatori di bluegrass americani ad esibirsi con lui.
Dodici anni dopo, siamo nel 2000, entra Beppe.
"Cosa fai? Vai a prenotare uno spettacolo?"
"No, quel teatro è perfetto per suonare. Cerco di convincerli a farmi fare una serata di musica acustica"
"Sì e ad inserirti nel cartellone tra Lavia, la Melato ed Eros Pagni...Ma va'"
Guardo Enzo (nuovo collaboratore) e gli leggo negli occhi il mio pensiero: "Questo ciocca come una lama".
Infatti, nel tabellone del teatro della Corte in data 28 aprile 2001 campeggia: Acoustic Night 1 -Chitarre dal mondo con Beppe Gambetta, Dan Crary, Stephen Bennet, Rolf Lislevand, Steve Player, Federica Calvino Prina.
Riecco Beppe. Sono passati altri undici anni (intendiamoci, non è che lui passi dal negozio una volta per decade: per fortuna una capatina la fa sempre tra una tournée e l'altra).
"Questa volta devi venire a vedere il mio spettacolo alla Corte: ti prenoto due posti in prima fila"
Mi vergogno un po', ma effettivamente mi sono perso le prime dieci edizioni di Acoustic Night e non posso declinare l'invito.
Sabato 7 maggio sono anch'io a gremire la sala tutta esaurita per la serata finale dell'Acoustic Night 11: sì, perchè quel sognatore pazzo, non solo è riuscito ad entrare nel cartellone del teatro per ormai undici anni di seguito, ma a farlo per tre serate e con lo spettacolo di maggior successo della stagione.
Questa undicesima edizione è dedicata alla Radio d'America e i tre ospiti sono tra i protagonisti delle trasmissioni che hanno fatto la storia della radio americana.
Non vedevo suonare Beppe dai tempi della tournée con Gene Parsons, addirittura nell'estate del 1992, ma sapevo benissimo che non mi avrebbe deluso. Dei suoi compagni sul palco pensavo di conoscere solo Peter Ostroushko (alcuni suoi dischi sono transitati dal negozio), invece ho scoperto che anche gli altri due erano citati nelle copertine di più di un cd come ospiti e sessionman.
Nick Forster, polistrumentista come gli altri due, è quello che colpisce di più come cantante; Bryan Sutton, il più giovane e timido sul palco, incanta tutti per la sua bravura con la chitarra; Ostroushko, voce profonda e straordinario violinista e mandolinista, funge anche da "comico" con la sua simpatia e la mimica. Tutto questo fa sì che le quasi tre ore dello spettacolo scorrano velocemente e, come dice Beppe, quando si arriva al momento dei bis sembra impossibile che il tempo sia già scaduto.
Beppe poi per tutto lo spettacolo si è rivelato un grande intrattenitore e soprattutto un padrone di casa discreto, che lascia spesso lo spazio agli straordinari ospiti, defilandosi o limitandosi a fare da spalla, concedendosi solo qualche momento suo: un pezzo di Giuseppe Verdi riadattato per la sua chitarra e la solita (giusta) cover di De Andrè. La semplice coreografia rappresenta una bocca (la radio) circondata da dodici orecchie (gli spettatori).
E allora, provaci ancora Beppe! Il tuo coraggio di sognare cose impossibili, ti ha portato a realizzarle. Ti aspettiamo a completare il quadrante dell'Acoustic Night con la dodicesima tacca.
Sabato 7 maggio sono anch'io a gremire la sala tutta esaurita per la serata finale dell'Acoustic Night 11: sì, perchè quel sognatore pazzo, non solo è riuscito ad entrare nel cartellone del teatro per ormai undici anni di seguito, ma a farlo per tre serate e con lo spettacolo di maggior successo della stagione.
Questa undicesima edizione è dedicata alla Radio d'America e i tre ospiti sono tra i protagonisti delle trasmissioni che hanno fatto la storia della radio americana.
Non vedevo suonare Beppe dai tempi della tournée con Gene Parsons, addirittura nell'estate del 1992, ma sapevo benissimo che non mi avrebbe deluso. Dei suoi compagni sul palco pensavo di conoscere solo Peter Ostroushko (alcuni suoi dischi sono transitati dal negozio), invece ho scoperto che anche gli altri due erano citati nelle copertine di più di un cd come ospiti e sessionman.
Nick Forster, polistrumentista come gli altri due, è quello che colpisce di più come cantante; Bryan Sutton, il più giovane e timido sul palco, incanta tutti per la sua bravura con la chitarra; Ostroushko, voce profonda e straordinario violinista e mandolinista, funge anche da "comico" con la sua simpatia e la mimica. Tutto questo fa sì che le quasi tre ore dello spettacolo scorrano velocemente e, come dice Beppe, quando si arriva al momento dei bis sembra impossibile che il tempo sia già scaduto.
Beppe poi per tutto lo spettacolo si è rivelato un grande intrattenitore e soprattutto un padrone di casa discreto, che lascia spesso lo spazio agli straordinari ospiti, defilandosi o limitandosi a fare da spalla, concedendosi solo qualche momento suo: un pezzo di Giuseppe Verdi riadattato per la sua chitarra e la solita (giusta) cover di De Andrè. La semplice coreografia rappresenta una bocca (la radio) circondata da dodici orecchie (gli spettatori).
E allora, provaci ancora Beppe! Il tuo coraggio di sognare cose impossibili, ti ha portato a realizzarle. Ti aspettiamo a completare il quadrante dell'Acoustic Night con la dodicesima tacca.






