A fronte di molti, troppo autori di canzoni che riescono a far contemplazione del proprio ombelico anche quando fanno ( o credono di fare) ironia su se stessi e sugli altri, finendo per essere moralisti in diluizione musicale omeopatica, ci sono figure che, quando scrivono parole da appoggiare sulla musica, sembrano farlo per una sorta di sincero, squassante furor interiore. Una di queste figure è Sabrina Napoleone, autrice id brani duri e diretti che nulla concedono neppure alla retorica del “rock d’autore” , se per questo immaginate frasi d’impatto tanto affilate nella forma e nel lessico quanto vuote nella rilevanza reale. Sabrina nulla concede alla carineria, neppure a quella “contro”. Si racconta e racconta il modo che ha introno senza schermi e senza compassione stucchevole. L’avevamo lasciata al 2014 di “la parte migliore”, che era già un gran disco. Questo nuovo Modir Min, che prende titolo da una filastrocca islandese, mantiene quanto simbolicamente annuncia la copertina, dove una Sabrina bambina è ai piedi di un gigante di sabbia sdraiato: Un piccolo fuoco vivo di vitalità contro i giganti dai piedi e dalla gambe imponenti ma fragili, che una volta abbattuti mostrano tutta la propria inane ferocia. E poi c’è anche l’aspetto musicale: chi va a caccia di farfalle melodiche policrome e confortanti sappia che qua troverà oscuri fondali sonori limacciosi e infiltrati di rumori spiazzanti che possono anche ricordare tratteggi tra ambient e industrial music. Merito anche dell’apporto prezioso di Giulio Gaietto, il bassista genovese che è un altro tesoro nascosto di vitalità reale in questa città sonora fatta spesso di apparenze glorificate. Danno una mano anche Max Manfredi, Cristina Nico, Valentina Amandolese e Serena Abrami, un parterre di altre eccellenze spesso trascurate. (Guido Festinese)


