Una strana creatura sonora viva, palpitante, a tratti capace anche di ingenerare entusiasmo. Una creatura che, pur essendo costruita con le parti di tanti altri esseri sonori non è un mostro, un Frankestein con i segni delle cuciture e l'andamento sbilenco. Il passo è sicuro e incessante, e suona come una cupa, brunita, notturna ballata per tutti i Sud del mondo. Anche quelli dell'anima. Canio Loguercio, lucano d'origine, scrive e sussurra con un' oncia di voce intonata testi ad altra densità poetica, in un napoletano che fruscia, allude, sfreccia nelle orecchie senza trovare altri riferimenti possibili, forse solo certa tellurica corposità di Raiz ai tempi dei primi Almamegretta. Alessandro D'Alessandro lo conosciamo invece per l'operato con la Piccola orchestra La Viola e l'Orchestra Bottoni: il suo organetto fa tesoro della precedente generazione del folk revival, ma spinge verso nuove sponde autoriali. Qui troverete dunque una sorta di oscura, a tratti luminosissima canzone d'autore da palco teatrale, o da ascoltare tenendo sott'occhio i testi, che è distillato di anni di lavoro sui palchi, fino a trovare l'alchimia giusta per fissare il tutto in forma definitiva, grazie anche all'aiuto di eccellenti musicisti amici, fra i quali Rocco De Rosa, Stefano Saletti, Nando Citarella. Così il suono, prevalentemente acustico e governato da voce, corde e sbuffi del mantice, prende anche la grana crepitante dell'elettricità e dell'elettronica. Più che evidente nel remix finale. Con gusto, però. Il libretto accluso riporta poi commenti affettuosi di tante persone incrociate negli anni, e un dvd contiene le “apocondrie digitali”, videoarte di Antonello Marrazzo. Procuratevelo: in Italia non tutti i giorni arrivano ventate di freschezza corroboranti in musica come questa. (Guido Festinese)



