Ci vuole molto coraggio a essere onesti. E non è un motto rubato alle cattive teorie (e pratiche) della politica. Parliamo di musica, che peraltro con la società tutta ha parecchio a che fare. Dunque anche con l’onestà. Chi non ha nulla da dire, traveste ogni propria necessitata uscita discografica da “evento epocale”. Operine asmatiche e asfittiche diventano capolavori annunciati. Poi c’è gente come Martino Coppo e Paolo Bonfanti, che la prima prova d’onestà la forniscono con un’altra parolina finita fuori moda, o inflazionata dai social: amicizia. L’onestà in musica loro, invece, senza andare a scomodare santi fondatori della roots music con radici nordamericane, e ife ancor più remote nella Vecchia Europa e in Africa, è fare, bene, quello che sai fare perché è una vita che ci provi, e alla fine i decenni ti lasciano pure qualche fiocco grigio in più, ma anche una facilità sorprendente nel maneggiare materiali musicali che sgorgano come ruscelletti sorgivi in Val di Maira. O dove volete voi. Va bene anche Torriglia. Sta di fatto che qui c’è una botta preziosa e unica di country rock, roots rock, appunto, blues e rhythm and blues, ballate sofferte e memorabili bluegrass che ti fa venir voglia di metter il lettore in “replay”, alla faccia di tutto il feticismo vinilitico degli ultimi anni e dei dischi da girare. E il mandolino folletto di Coppo e le chitarre pulsanti di Bonfa trovano un signore assoluto delle corde come Larry Campbell, oro a ventiquattro carati ( battere su Internet il nome se non vi dice nulla, please). Nicola Bruno al basso e Stefano Resca alla batteria, Roberto Bongianino dalla Bonfanti Band a maneggiare saturo hammond e fisa, Teresa Wililams che presta la voce di fata in un paio di brani, come Campbell, peraltro. Onestà musicale? Qui c’è il Manifesto di Ventotene dello stesso. Anzi, di Genova & Casale. (Guido Festinese)

