C’è chi s'è divertito a sparare ad alzo zero contro questo disco, in sede di recensione. Rimproverandogli mancanza di nerbo, ripetitività coatta, una generale assenza di coraggio, l'uso e abuso di formule già ascoltate mille volte. Vero. Ma vero anche che nel nebbioso reame del songwriting indie dell'ultimo quarto di secolo intessuto di malinconie, acquerelli gentili a contorno vagamente screziati di elettronica, riferimenti a un grande Nord dell'anima che a volte è anche specificatamente geografico (pensate all'Islanda, alla Norvegia o, come qui, all'Olanda) è pressoché inevitabile annoiare qualcuno, e soddisfare altri. Ciò premesso, è vero che Bounce Back è un disco lento e vagamente ipnotico, ma la voce di Chantal Acda è un piccolo capolavoro di fragilità, e gli arrangiamenti che s'è fatta cucire addosso sono belli, malinconici e funzionali: a cominciare dai tocchi timbrici assicurati dalla chitarra di Bill Frisell, uno che di atmosfere struggenti se ne intende. (Guido Festinese)


