Partono le note del brano che intitola il disco, e l'effetto “retromania” è assicurato: siamo da qualche parte tra Los Angeles e San Francisco, l'anno, a scelta, potrebbe essere uno qulasiasi tra il '66 ed il '67. Magari Blues Pills appare come gruppo di spalla a un'esibizione dei Quicksilver, degli It's A Beautiful Day: anche la grafica scelta, liberty da pieno fulgore “freak” conferma. Invece no, naturalmente. Le date devono slittare di mezzo secolo in avanti, i Blues Pills sono una ragazza e tre z lungocrnuti, lei svedese, un francese, due americani, e la California c'entra solo perché davvero lì si sono incontrati. Elin Larsson, splendida e grintosa voce, ha un timbro e un attacco che è la sintesi perfetta tra l'ugola arrochita di Janis Joplin, e la grazia feroce e inquietante di Grace Slick con i primi Jefferson Airplane. Ruggiscono in blues rock le chitarre, martellano le ritmiche. Loro dicono di essersi formati su Free e Grand Funk: forse. Ma i modelli californiani citati sono invece la dominante secca. Per cui, orfani delle Gran Signore Rock, fatevi avanti. (Guido Festinese)


