Forse il vero patto con il Signore dei Crocicchi non l'ha fatto Robert Johnson, ma Eric Bibb. Date un'occhiata a una qualsiasi foto, e vedrete un asciutto quarantenne. Ascoltatelo dal vivo o su disco, e sentirete una voce matura, ma ancora assai giovane. Invece Eric Bibb è un ultrasessantenne. Il Cavalier Banana avrebbe potuto andare a lezione dagli afroamericani. Non dai chirurghi estetici. Ciò detto, che gioia ascoltare questo nuovo Blues People che inanella con apparente noncuranza ospiti come i Blind Boys Of Alabama, Taj Mahal, Popa Chubby, Guy Davis, Ruthie Foster, e via citando: ma il succo non sta negli ospiti, ma nella sostanza di questi brani che sono in contemporanea un omaggio alla gente del blues, e a Martin Luther King, gran signore del sogno di dignità dei neri d'America. Bibb rende omaggio con blues autentici, ballate strappacuore (“Rosewood”: un classico al primo ascolto), spezie soul e rhythm and blues, perfino battute in levare. Sapienza sciorinata con consistente leggerezza. (Guido Festinese)

