Da diversi anni il pianista cubano Ortiz è andato ad aggiungere il proprio tocco possente ritmicamente e melodicamente scarno alla folta schiera di energie caraibiche con base negli States. Rispetto a Omar Sosa, che più o meno prende le mosse dagli stessi presupposti (conoscenza enciclopedica del jazz e delle note classiche, amore per le proprie radici afrocubane), Ortiz predilige una diteggiatura più vicina alle avanguardie afroamericane: ben evidente qui nelle due uniche cover presentate, rispettivamente da Ornette Coleman e Thelonious Monk (la poco frequentata Skippy). E' un disco di enorme fascino, questo delle “voci nascoste” del titolo, ricercate e recuperate: con il supporto pressoché perfetto di due giganti come Eric Revis al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria, ed il gioiellino finale Uno, dos y tres, que paso más chévere, direttamente attinto dal patrimonio folklorico cubano. (Guido Festinese)


