Correva l'anno 1991 quando Marcus Roberts, decano dei pianisti che cercano solidità mainstream nel jazz, e ribadiscono più o meno all'infinito la lezione di Thelonious Monk scoprì il talentuoso trombettista Marcus Printiup. E' passato un quarto di secolo, e forse il titolo del disco non è del tutto azzeccato. A meno che non si intenda, ed è lecito farlo, che certe musiche ben suonate, e soprattutto affrontate con veemenza e rispetto assieme sono eternamente giovani: come il filante, poderoso hard bop dei Jazz Messengers di Art Blakey e dei gruppi di Clifford Brown che sono qui modelli calcati con acribia quasi filologica. Magnifico il fraseggio caldo, pastoso e spesso imprevedibile del leader. Sulle orme di Lee Morgan, diremmo. (Guido Festinese)

