Se siete alla ricerca di un nome non consueto ma affidabile, nel campo del pianoforte jazz, e al contempo cercate quel quid in più che fa di un disco di jazz italiano un disco speciale, qui avete la sintesi perfetta. Strukely è un bel nome da seguire: formazione in pianoforte classico, nell'udinese, diverse avventure cameristiche, e poi l'avvicinamento al jazz con musicisti come Glauco Venier, Franco D'Andrea, Enrico Pieranunzi: un'anti-accademia dell'eccellenza, in pratica. Il “quid” in più qui è che Strukelj affianca alla sia ottima ritmica (Simone Serafini al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria) il suono potente ed inimitabile dei sassofoni dell'amico Maurizio Giammarco, gran maestro delle ance. L'intervento di Giammarco fa da catalizzatore, imprimendo alle notevoli composizioni di Strukelj slancio e passionalità, costringendolo, quasi, a incamerare nel tocco una pregnanza ritmica salutare o dilatando i tempi (oltre dieci minuti di In You Own Sweet Way) senza che il tempo sembri passare. Insomma, un gran bel disco. (Guido Festinese)


