E' ben difficile, ormai, ascoltare dischi che riservino sorprese dalla prima nota all'ultima, su materiali di composizione. Forse allora una delle vie è quella di rivolgere l'attenzione a musicisti che sperimentino combinazioni timbriche complessive per nulla banali, ricercando nell'accostamento di strumenti raramente ascoltati assieme qualcosa di evocativo nella musica. Un caso di questo tipo arriva con Flowers Of Fragility di Elias Nardi, grande esperto e virtuoso del liuto arabo, lo oud ascoltato in mille dischi di world music. Qui però il nobile strumento mediterraneo è affiancato da bandoneon, la fisarmonica complessa che ha fatto grande il tango argentino, flauto traverso, basso fretless o a sei corde, come una chitarra, ed infine la decisamente inconsueta viola d'amore a chiavi. Ne deriva una fusione di suoni di una bellezza sorgiva, sorretta anche dall'eleganza dei profili melodici inventati da Nardi. I “Fiori della fragilità” del titolo sono i ragazzi che intrisero di sangue i campi delle Fiandre nella prima guerra mondiale. Oggi regna il silenzio e il verde dove un tempo furono fragore, morte e gas venefici. Un bel modo per ricordarli, con un ensemble che sembra essere un riassunto di culture. (Guido Festinese)


