Chissà, forse un giorno questo inizio del terzo millennio, per quanto riguarda la musica, sarà ricordato come l’espordio del Grande Archivio. Intendiamoci: la fono fissazione , a far data almeno dall’ultimo decennio dell’Ottocento, è l’inizio storico, ma in cent’anni le cose sono procedute così vorticosamente che oggi la possibilità di attingere a suoni “registrati” è infinitamente, incomparabilmente superiore a quella che ha avuto in sorte ogni generazione a noi precedente. Il che significa che ogni sintesi fissata su un qualche supporto è destinata ad essere superata. Prendete ad esempio il caso di Miles Davis. La discografia ufficiale del nostro è già di per sé piuttosto imponente, occupando circa un mezzo secolo di cronologia. Poi hanno cominciato ad uscire i bootleg “live”, che hanno aggiunto sfumature decisive a momenti poco documentati,poi è stata la volta dei “bootleg ufficiali”, e la cosa s’è fatta quasi ingestibile. Ad esempio ora esce il quarto volume della Bottleg Series Sony Columbia, ed è un colpo basso terribile, parzialmente ammissibile con la buona sostanza che il tutto è piuttosto economico. Quattro cd, registrazioni tutte nel segno di Newport ( il Festival “vero” e quello in trasferta europea), registrazioni dal 1955, 1958, 1966, 1967, 1969, 1971, 1973, 1975. Dall’hard bop tornito, dunque, al periodo della ricerca armonica estrema, al tempo visionario dello sciamanesimo elettrico, tanto poco capito all’epoca – ma anche oggi c’è chi inarca il sopracciglio - quanto decisivo per le sorti della musica a posteriori. Che meraviglia. (Guido Festinese)


