Non è più un ragazzino, Louis Sclavis, il clarinettista che ha portato ventate continue di aria fresca nel jazz francese ed europeo, per certi versi percorrendo le medesime strade che in Italia percorre Trovesi, ed in Inghilterra John Surman. Ha passato la sessantina, ma a giudicare dalla freschezza di questa incisione c'è da pensare che i giochi siano aperti ancora per molto. La miscela sonora resta la stessa: un jazz nutrito di folklore immaginario, con temi perlopiù a tempo medio e lento che sembrano provenire dalla tradizione dei più svariati paesi, destinati a deflagrare in una magnifica terra di nessuno elettroacustica, attraversata dalla vampate visionarie di Sclavis. A volte qui si lambiscono anche strani luoghi sonori jazz-rock raffinati, quasi carterburiani. L'età lo permette, in fondo. (Guido Festinese)

