Suona bene il terzo album di Beatrice Antolini, tonico ma gentile, combattivo ma accogliente. Come per i due precedenti, anche per BioY si può parlare di elettronica pop ricca di citazioni che viaggiano tra funk, psichedelia e groove quasi danzabili e che vengono unificate da un vitalismo e un'energia sicuramente contagiosi (We're Gonna Live, Mutantsonic). Se è vero che non manca qualche passaggio inquieto, si può in ogni caso dire che la musicista marchigiana si colloca all'opposto di una certa tendenza alla cupezza o all'isteria tout-court che prevale oggi in ambito di suoni elettronici o affini (Crystal Castles). Semmai, nei brani condotti dal piano (in particolare in quello che titola il lavoro) può essere plausibile il paragone con un'artista emergente della scena europea 'alternativa', la lituana Alina Orlova. (Antonio Vivaldi)


