Anna Calvi è un perfetto esempio di personaggio a metà fra il culto e il mainstream: intelligente, fascinosa, con notevoli potenzialità commerciali e, addirittura, “la cosa migliore ascoltata dai tempi di Patti Smith” secondo Brian Eno. L’omonima opera prima (2011) ammiccava troppo all’idea dell’artista bella e oscura, pur non mancando di momenti efficaci. Poi, le esibizioni dal vivo avevano dimostrato che la sostanza (anche strumentale) superava l’hype e ora One Breath è il disco della conferma definitiva. O quasi. Si parte benissimo in chiave pop-noir (Suddenly, Eliza), per scivolare un po’ nella maniera nella parte centrale fino alla risalita ricca di epos di Carry Me Over. Forse il problema sta nel troppo ‘studio in studio’ che nasconde un’emotività di base sicuramente sincera. (Antonio Vivaldi)

