A giudicare dall'entusiasmo con cui Lou Reed ha presentato il progetto ("the best thing I ever did") c'è da credere che l'incontro con uno dei gruppi storici del metal americano sia stato fortemente cercato e voluto. Ma ascoltando il concept album ispirato ai due racconti di Frank di Wedekind, viene da dire che i protagonisti non siano mai riusciti ad incontrarsi davvero. Nell'apertura di "Brandenburg Gate" la distanza tra la New York/Berlin di Reed e la Los Angeles dei Metallica è incolmabile e spesso il canto/recitato di uno galleggia sulla base musicale degli altri ("The view", "Mistress dead", "Frustration"), come olio sull'acqua. Solo nell'elettro acustica "Little dog" (siamo già al secondo cd) o nella finale "Junior dad" accade qualcosa, ma è un po' poco per gridare al capolavoro. (Danilo Di Termini)



