Il pop inglese, generalizzando senza pudori, ha sempre avuto due facce. Una è quella rumorosa e guascona, con i ritornelli enormi e l'immaginario anni 60, incarnata in modo esemplare da Oasis & C. L'altra è invece decadente e ombrosa, fatta di malinconie notturne e cabaret polveroso. Smother appartiene senza remore alla seconda. Terzo disco lungo per i WB, pare un incrocio tra Antony e gli Style Council, con un pizzico di Smiths. In una cornice di suoni sintetici e dilatati, il falsetto del leader Hayden Thorpe intona ballate eleganti, concedendosi solo occasionalmente parche accelerazioni. È un disco di atmosfere, costruito con sapienza e ricco di particolari, che sceglie una via sperimentale ma non troppo alla ballata demodé, già glorificata da gente come Marc Almond. Una benvenuta dose d'ombra per quello che nonostante tutto si chiama ancora britpop. (Marco Sideri)
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