I Foo Fighters tornano con un nuovo disco, a distanza di 4 anni da "Echoes, Silence, Patience & Grace". Foo Fighters: un gruppo che non si smentisce mai, sono come un whisky che invecchia e che diventa più buono. A proposito di vecchio, il nuovo cd, per fare un gioco di parole, è registrato totalmente in analogico a casa Grohl; tanto che il cantante ha deciso di ospitare dei vecchi e celebri amici: da Pat Smear, che torna a registrare un disco con il gruppo da “The Colour and The Shape”, a Bob Mould chitarrista degli Hasker Du e al ritorno di Krist Novoselic ex bassista dei Nirvana. Dal riferimento con The Colour and The Shape, il nuovo disco, che presenta in molti brani punte di grunge, sembra proprio ricalcare gli albori dei Foo, con l'aggiunta dell’esperienza e della maturità che questa band ha accumulato negli anni. Non ci sono pezzi acustici (si interrompe il filo con Echoes Silence Patience & Grace), solo “rock elettrico” come confermato dalla band prima dell’incisione del nuovo lavoro. L’album parte forte con “Bridge Burning”, il primo verso: THESE ARE MY FAMOUS LAST WORDS vuole essere il cuore di una creatura che si scatena a alle note di “White Limo” o della “grungeiana” “Miss the Misery” e si stempera con pezzi come “Dear Rosemary” (con Mould), “Arlandria” e “These Days”, che sono tre pezzi eccellenti. Il singolo “Rope” non è sicuramente immediato anche se il pezzo strumentale centrale è notevole grazie anche ai “mini solos” di batteria di Taylor Hawkins. Nella parte finale il lavoro è un po’ meno memorabile, ma cmq valido, soprattutto per il pezzo con Novoselic “I Should Have Known”; non mi piace parlare di reunion, ma semplicemente di un favore di un amico se è lecito. Nella scena rock, questo disco si candida a essere fra i migliori del 2011 e degli ultimi anni e come dico sempre Buon Ascolto! (Luca Cerbara)





