Non bisogna farsi ingannare dal delicato e fuorviante ‘rebetiko’ che apre il disco, poiché già con l’ultima strofa, Lorenzo Del Pero tira fuori l’arma segreta: una voce potente e personale, rodata da anni di rock e blues suonati su palchi anche impegnativi come quello del Pistoia Blues Festival (prima di B.B. King, per dire). Con questo cd del Pero salta il fossato convertendosi alla lingua italiana e a contesti ad essa più congeniali, senza per questo consegnarsi del tutto alla veste cantautoriale che, al momento, va anche un po’ di moda. Pur essendo praticamente un esordio, considerando la ‘nuova lingua’, i testi sono strutturati e complessi, mentre il suono riecheggia generi e atmosfere del passato, sia italiano (Fortis e forse persino il migliore Battisti), che internazionale (Patti Smith, Led Zeppelin e la ‘famiglia’ Buckley). (Fausto Meirana)


