Dimentichiamo l’allure mitologica della Route 66. La Highway 20 è un’interstatale che va dalla Louisiana al Texas, in un susseguirsi di coffee house perse nel nulla, rare stazioni di servizio e immancabili motel che si affacciano tristi e indistinguibili sulla stessa linea d’asfalto. E la mente che scava nel passato, raccogliendo frammenti di serenità e d’angoscia. Questa è l’essenza dell’ultimo album di Lucinda Williams; un lavoro intimo, complesso e affascinante come un lungo viaggio nella memoria. Con la voce ruvida e toccante che abbiamo imparato ad amare, la songwriter americana rende omaggio a Woody Guthrie (House of Earth) e a Bruce Springsteen (Factory) e ci racconta splendide storie d’amore e d’inquietudine. Gli arrangiamenti scarni ed essenziali di Dust, Place In My Heart e If There’s A Place in Heaven (dedicata al padre Miller, recentemente scomparso) e la chitarra di Bill Frisell accentuano l’intimismo di un album che mette in evidenza il talento di Lucinda Williams. Qualora fosse necessaria una conferma. (Ida Tiberio)


